Entrare nell’universo di Jane Austen la grande scrittrice inglese nata il 16 dicembre di 250 anni fa significa immergersi in un mondo di ironia sottile, critica sociale e indimenticabili storie d’amore. Storie che seppur ambientate all’inizio del 1800 ancora oggi conquistano e avvincono i lettori. Esempio di donna libera e volitiva sia lei che le sue eroine restano a distanza di più di due secoli esempi di donne libere. Ma lei lo era veramente? Ne parliamo con Carolina Capria, scrittrice e sceneggiatrice nonché autrice dell’interessante (e ricco di informazioni) saggio Per sempre tua. Il mondo infinito di Jane Austen (Gribaudo). «Onestamente credo che libera non possa definirsi nessuna donna, nemmeno adesso, perché i condizionamenti che la società impone sono ancora tantissimi e difficilmente riusciamo a sottrarci ai ruoli imposti. Jane Austen è sicuramente riuscita, però, con i pochissimi mezzi che aveva, a rivendicare per se stessa una spazio che non era previsto occupasse; quindi, anche se propriamente libera non era, rimane un esempio di determinazione e grandissima forza».

La sua vita avrebbe potuto essere uno dei suoi romanzi?

«La sua vita oggi potrebbe sicuramente essere narrata in un romanzo, perché nella nostra epoca per fortuna c’è spazio anche per storie che non si concludono con il matrimonio e hanno come protagoniste delle donne geniali. Non essendosi mai sposata ed avendo scelto la scrittura come compagna di vita, però, Jane Austen ha intrapreso e portato avanti un percorso che mai sarebbe stato concesso all’eroina di un romanzo di epoca georgiana».

Sfatiamo un mito. È giusto considerarla letteratura femminile?

«È sicuramente sbagliato pensare che esista un tipo di scrittura legata all’appartenenza al genere, perché uomini e donne riflettono su ogni aspetto dell’esistenza, e quindi creano opere che si propongono di parlare a tutta l’umanità. Però è sicuramente vero che ogni autore e ogni autrice porta nella scrittura la propria esperienza e il proprio vissuto, un modo peculiare di guardare il mondo. Jane Austen ha scritto opere per tutte e tutti, ma certamente ha scelto di parlare di quello che conosceva: ovvero di cosa significasse essere una ragazza alle fine del 1700».

Carolina Capria, autrice di Per sempre tua. Il mondo infinito di Jane Austen (Gribaudo)

I personaggi di Jane Austen, spesso sono definiti secondo una “rendita”. Eppure, nei suoi romanzi si parla d’amore…

«Apparentemente sì, si parla di amore, ma in realtà spesso l’amore è solo un pretesto per raccontare altro. Le storture di una società estremamente classista e sessista, per esempio, e ancora quanto sia importante, per una ragazza, coltivare rapporti di sorellanza. Il denaro è spesso al centro delle narrazioni di Jane Austen, perché per lei e per le ragazze come lei, non provviste né di rango né di patrimonio, i soldi erano oggettivamente molto più importanti dell’amore, perché se senza amore si può sopravvivere, senza un tetto sulla testa e del cibo in tavola, no».

Orgoglio e pregiudizio è il romanzo più conosciuto cosa lo rende ancora così attuale?

«Orgoglio e pregiudizio è un romanzo senza tempo perché racconta una storia senza tempo, quella di un ragazzo e una ragazza che riescono a guardarsi e scoprirsi oltre i rispettivi pregiudizi. E poi Elizabeth Bennet è forse la prima vera eroina moderna, dotata di amor proprio, intelligenza e assertività, quindi, una ragazza nella quale anche una sedicenne contemporanea può riconoscere aspetti di se stessa».

Mr. Darcy è il protagonista più celebre. Ma non l’unico. Che dire degli altri uomini?

«I protagonisti maschili sono effettivamente tutti molto diversi, ma quello che hanno in comune è la capacità di vedere davvero la donna verso la quale provano interesse. Darcy, Knightley, Wentworth, Tilney… sono uomini in ascolto, sinceramente incuriositi dalla ragazza che hanno di fronte e pronti ad accogliere il suo sguardo e le sue parole senza supponenza o paternalismo».

Genitori, figli, nipoti, cugini, zii. Che valore ha per Jane Austen la famiglia che racconta nei suoi romanzi?

«Tanto nei romanzi quando nella vita, la famiglia per Jane Austen ha avuto un ruolo importantissimo. Senza l’amore di sua sorella Cassandra, la fiducia di suo padre George e la generosità dei suoi fratelli, forse Jane Austen non sarebbe riuscita nell’impresa titanica di pubblicare in vita tre romanzi e di ottenere anche un discreto successo. Nei romanzi – così come poi nella vita – trapela un’idea di famiglia che oggi definiremmo progressista, nella quale a contare non è tanto il legame di sangue quanto piuttosto la scelta».

L’uso delle lettere per comunicare, un bellissimo espediente narrativo?

«Per noi è sicuramente un espediente narrativo meraviglioso, per Jane Austen era la normalità. Le lettere erano l’unico strumento che permetteva alle persone di rimanere in contatto, e nello specifico nella vita delle donne, spesso relegate in casa, rappresentavano anche il solo modo per mantenere legami con parenti e amici lontani. Jane Austen spesso affida alle lettere un ruolo importantissimo nello svolgimento della trama e questo anche perché – oltre alla maestria letteraria – nella sua vita ebbero un ruolo cruciale e le permisero di coltivare quotidianamente il rapporto per lei più importante: quello con sua sorella Cassandra».

Tra le numerose produzioni di film serie Tv, spin off, adattamenti, citazioni e tanto altro quali sono le più degne di nota?

«È praticamente impossibile tracciare una mappa di tutte le opere ispirate, in modo più o meno esplicito, ai romanzi di Jane Austen. Ma io rimango legatissima alla prima serie che ho visto tratta da Orgoglio e Pregiudizio, ovvero quella prodotta dalla BBC nel 1995 e che ha consegnato alla storia uno dei Mr. Darcy più iconici, quello interpretato da Colin Firth».