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Denise era la figlia di Lea, anche se portava il cognome del padre che le aveva ucciso la madre. Un marchio indelebile che, insieme al dolore per la fine atroce della mamma, il peso di una vita nascosta da testimone di giustizia hanno avuto la meglio sulla disperata voglia di costruirsi una nuova vita, per sé e per il suo bambino di quattro anni, per il quale possiamo solo sperare si spezzi questa catena di sofferenza. Così Denise a rinunciato ha vivere, alla stessa età, 35 anni, in cui era stata uccisa Lea.
E i tanti tributi alla memoria di Lea Garofalo, da oggi diventano anche il ricordo di Denise Cosco. Anche perché Lea Garofalo tutto questo lo ha fatto per lei, come vediamo dal bellissimo film di Marco Tullio Giordana, Lea (2015), disponibile su RaiPlay, dove Lea era interpretata da Vanessa Scalera e Denise adulta da Linda Caridi.


Il regista ha raccontato che Lea Garofalo fece vedere il film I cento passi, dello stesso Marco Tullio Giordana, alla figlia adolescente, dicendole che avrebbe fatto la stessa fine di Peppino Impastato. Una profezia che si è avverata quando, il 24 novembre 2009, scomparve per aver denunciato le faide di ’ndrangheta in cui era coinvolta la sua famiglia. Il film racconta Lea dall’infanzia in Calabria, quando il padre fu ucciso in una faida, e successivamente quando il fratello decise di entrare nella criminalità organizzata per vendicarlo. Poi l’amore con Carlo Cosco, il trasferimento a Milano in una casa di ringhiera a ridosso della zona di Paolo Sarpi (la cosiddetta chinatown), il giro di spaccio, di sfruttamento dei migranti a cui Lea assiste con crescente insofferenza. Solo quando Carlo viene arrestato, Lea decide di collaborare con la giustizia. Entra nel programma di protezione, da cui però decide di uscire dopo qualche anno e di riallacciare i rapporti con il padre di sua figlia, attirata a Milano con la scusa di dover parlare della scelta della scuola di Denise. Una trappola mortale che lascerà Denise orfana di madre, con la pesante eredità di essere lei a proseguire la collaborazione con la giustizia, per arrivare poi a scoprire, dopo anni dalla morte, dove si trovasse il suo cadavere martoriato e poter celebrare i suoi funerali.
Avevamo avuto occasione di parlare con l’attrice Linda Caridi, che iniziò la sua carriera proprio con il ruolo di Denise Cosco: «È stato un ruolo intenso, a fianco della bravissima Vanessa Scalera. Non ho potuto conoscere Denise perché è una testimone sotto protezione, ma sapevo che aveva letto la sceneggiatura e aveva visto e apprezzato il film Lea. Poi, tramite gli agenti della sua scorta, che erano presenti ad alcuni eventi organizzati da Libera, ho avuto occasione di mandarle i miei saluti».


Sulla vicenda di Lea e Denise sono usciti diversi libri, da Una fimmina calabrese (Bonfirraro) di Paolo De Chiara a. Per far conoscere la sua storia ai ragazzi, ricordiamo la graphic novel edita da BeccoGiallo Lea Garofalo. Una madre contro la ’ndrangheta, di Ferramosca e Abbastanotti, e il libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Non chiamateli eroi. Falcone, Borsellino e altre storie di lotta alla mafia (Mondadori).
Citiamo inoltre la serie televisiva di Disney+ The Good Mothers (2023), in cui viene raccontata anche la storia di Lea Garofalo, e la canzone Madre coraggio dei Litfiba.


Negli anni diversi luoghi sono stati intitolati a Lea Garofalo. Ricordiamo in particolare i Giardini che sorgono proprio di fronte alla casa di ringhiera dove la donna visse per anni con Carlo Cosco e la figlia, ora abbattuta per lasciare il posto a una moderna palazzina.
I Giardini sono luogo della memoria per le attività che Libera- associazioni contro le mafie, propone agli studenti delle scuole milanesi. Nel 2024 seguimmo una di queste uscite didattiche sul territorio, a cui partecipò una classe quinta dell’Istituto tecnico commerciale Moreschi. Davanti alle installazioni con la storia di Lea e Denise abbiamo percepito l’attenzione e la partecipazione emotiva dei ragazzi, ammutoliti di fronte a un racconto così terribile che riguardava una loro coetanea.
E quando li avevamo incontrati nella loro classe, una settimana dopo, per il momento di restituzione successivo all’uscita didattica, abbiamo ascoltato le loro condivisioni sincere, accorate, quelle di chi scopre che il mondo cela ingiustizie insospettate, ma anche la volontà di combatterle. Il loro pensiero, come quello di tanti altri ragazzi che hanno avuto modo di conoscere la storia di Lea Garofalo, andrà sicuramente a Denise, e ci auguriamo fortifichi in loro il senso di legalità e giustizia, per sperare in una società futura senza più tragedie come questa.












