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“«Mamma, non torno a casa».
Ripensandoci, non è stato l’insieme dei grandi avvenimenti politici a cambiare la mia vita, ma un impercettibile sussurro. È stata una telefonata di un minuto, metà del quale trascorso in silenzio. Ma tanto è bastato perché, nell’autunno del 2016, mi ritrovassi senza una casa.
Ho dovuto lasciare il mio paese per fuggire dal fascismo e poter scrivere, pensare e semplicemente essere. L’arresto di quelli come me – i critici del regime – era già all’ordine del giorno in Turchia, e non ne potevo più di ricevere minacce di stupro e di morte, una più particolareggiata dell’altra. Ma la ragione principale per cui sono andata via di casa è che il fascismo è una strana bestia. Ti costringe a pensare ossessivamente alla biancheria da notte. I lacchè dei regimi fascisti bussano sempre alla porta verso le quattro del mattino. Mentre ti arrestano, si divertono a umiliarti per quello che indossi. Così, la notte del 6 novembre 2016, a Zagabria, città in cui avevo un’amica e possedevo un miniappartamento, quando sono andata a letto per la prima volta dopo molti anni senza preoccuparmi di come i poliziotti avrebbero giudicato il mio abbigliamento, ho deciso di non tornare in Turchia”.
Comincia con questa potente testimonianza personale “Stranieri come te” il libro di Ace Temelkuran, pubblicato in Italia da Bollati Boringhieri, che porta come sottotitolo: “La nazione degli esclusi nel nuovo millennio”. Ece Temelkuran,
scrittrice, giornalista e commentatrice politica turca, è seguita sui socialda quasi tre milioni di persone e i suoi articoli sono stati tradotti e ripresi tra gli altri da importanti testate internazionali come Guardian, il New York Times, Le Monde, New Statesman e Der Spiegel; collabora con Internazionale. Vive a Berlino, non potendo rientrare in Turchia dal 2016 a causa delle sue idee. Temelkuran è laureata in Giurisprudenza ed è autrice prolifica di
romanzi, dei quali in italiano è apparso Turchia folle e malinconica (2018). Per Bollati Boringhieri ha pubblicato Come sfasciare un paese in sette mosse. La strada che porta dal populismo alla dittatura (2019 e 2021) e La fiducia e la dignità. Dieci scelte urgenti per un presente migliore (2021, finalista al Premio Terzani 2022).
Scritto in forma epistolare, il libro racconta gli esclusi nel nuovo millennio, lo spaesamento in cui viviamo e mostra come stia prendendo forma una nuova nazione di stranieri. Non a caso Temelkuran pubblica una citazione dello scrittore sudafricano naturalizzato francese Breyten Breytenbach (1939-2024): “La parola esule può essere sostituita in tutto e per tutto da profugo, disadattato, escluso, emarginato, espatriato, squatter, forestiero, clandestino, eretico, straniero, ribelle, vagabondo, sfollato, individuo marginale, nuovo povero, economicamente fragile, sbandato. Il paradosso è che sommando tutte queste persone probabilmente scopriremmo di formare una nuova maggioranza silenziosa”.
Ece, lei si sente parte di questa maggioranza silenziosa?
Sì, siamo maggioranza, noi senza casa oggi formiamo la nazione del mondo più popolosa. E non parlo soltanto di quelli che sono stati stati costretti a lasciare la loro casa oppure l’hanno persa a causa di una guerra o di un disastro naturale. Mi riferisco anche a coloro che pur vivendo nel paese in cui sono nati, non lo riconoscono più, non si sentono più a casa. La mancanza di dignità umana, questa disuguaglianza radicale, non fa sentire a casa la gente in questo mondo dominato dal neoliberalismo. Il neoliberalismo fa prevalere l’egoismo, il pensare soltanto a sé stessi, l’idea che che dobbiamo calpestare gli altri. Se nel mondo di oggi molte cose vanno male penso sia dovuto proprio a questa diffusa moralità neoliberista che si impone con la violenza e la propaganda , non tanto e non solo al fatto che Putin invade l’Ucraina o per il genocidio a Gaza.
Oggi anche un cittadino americano bianco, nato e cresciuto a Minneapolis, può sentirsi escluso e senza patria a causa delle violenze commesse dagli agenti di ICE?
Certo. Minneapolis è una micro nazione di stranieri. Gli abitanti hanno sperimentato l’ostilità del loro governo, che li ha fatti sentire stranieri e spaesati nella loro città. Ma trovo positiva la risposta della popolazione alla violenza e in difesa della loro dignità. I cittadini si sono sentiti uniti, hanno capito che se venivano portati via gli immigrati e i rifugiati, anche loro, cittadini americani, si sarebbero trovati senza casa. Un bell’esempio di nazione di stranieri. Lì la maggioranza silenziosa ha parlato, la sua voce si è fatta sentire.
Come ha vissuto la tragedia umanitaria di Gaza?
Gaza è stata un’anticipazione del nuovo ordine mondiale che ci aspetta. Vogliono privare della casa l’intera umanità, Le case della gente diventano obiettivo di investimenti immobiliari, la famigerata Riviera, gli esseri umani diventano delle merci e alcuni individui hanno meno valore degli altri. Nel mondo molta gente si è ribellata a questa ingiustizia, ma la protesta non sembra contare nulla per il nuovo ordine mondiale e per leader come Trump.
Nella sua Turchia come vanno le cose?
Si fatica a capire la stanchezza della gente sotto un regime che tiene il potere ormai da oltre un ventennio. In Turchia la gente è stanca in modo incredibile. Ma recupero un po’ di speranze quando vedo persone come il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoğlu., messo in carcere da Erdogan Ci sono a ancora anticorpi.
Se si guarda attorno, nel mondo oggi dove vede la democrazia pienamente realizzata o almeno in buona salute?
Non la vedo. Molta gente è convinta che oggi il fascismo sia rappresentato soltanto da leader come Trump, Erdogan e Putin, ma in realtà la democrazia si indebolisce o si perde perché il neoliberalismo ha inghiottito la principale promessa della democrazia, cioè l’uguaglianza. Vedo comunque segnali incoraggianti come il nuovo sindaco di New York Mamdani o il sindaco di Istanbul İmamoğlu. Ma sono esempi isolati, non mi sento di dire che oggi nel mondo sia diffusa una democrazia sana.
Lei ama dire che rispetto al futuro dobbiamo avere fede più che speranza, in che senso?
Sì, per il futuro non ho speranza, ma fede. La speranza è un sentimento passivo, che a volte ti paralizza in attesa che accada qualcosa. La fede nel mondo, nell’umanità e nei rapporti umani, invece può essere uno stimolo all’azione. Se hai fede puoi fare tutto, anche sacrificare te stesso. Avere fede gli uni negli altri può aiutarci in questa nazione di stranieri.



