Questa sera va in onda la finale di MasterChef, il cooking show che da anni appassiona milioni di spettatori e che ha contribuito a riportare la cucina al centro della cultura popolare. Tra i volti più amati del programma c’è Bruno Barbieri, giudice storico e chef pluristellato. In occasione delle Giornate della ricerca promosse da Fondazione Airc, lo abbiamo incontrato per parlare di alimentazione, prevenzione e della passione per la cucina che gli ha trasmesso sua nonna. Ecco la nostra intervista.

Come è avvenuto l’incontro con Airc?

«Fondazione Airc stava cercando dei testimonial che avessero un impatto immediato con la gente e io godevo della popolarità di MasterChef: quando mi hanno contattato, non avevano ancora finito di chiedermi la mia disponibilità che avevo già detto di sì. In una battaglia come questa è necessario fare squadra: il grosso lo fanno coloro che stanno dietro le quinte, cioè i ricercatori, ma noi che abbiamo visibilità dobbiamo dare il buon esempio anche solo con piccole attività, come scendere in piazza o posare per un servizio fotografico».

Cosa pensa della ricerca in Italia?

«Vedo tanti giovani appena laureati che hanno il desiderio di dare il loro contributo per sconfiggere questa malattia, ma senza il sostegno di Airc la ricerca sarebbe quasi inesistente in Italia. E credo che lo Stato dovrebbe fare di più, visto che è una patologia che riguarda milioni di persone».

Che cosa evoca in lei la parola cancro?

«Qualcosa che va affrontato, come è accaduto a me quando si è ammalata mia nonna di un cancro terribile, il sarcoma di Kaposi, e mio padre che ha avuto un tumore alla prostata da cui però è guarito. Ma ho scoperto che la parola cancro fa paura, quando una persona si ammala capita che la gente si allontani, anche i tuoi amici se ne vanno, le famiglie vanno in crisi. Per questo sostengo anche Anc, un’associazione di Bologna che aiuta le famiglie nella gestione dei malati oncologici».

L’alimentazione è uno dei pilastri della prevenzione…

«C’è una sapienza antica pure in questo. La stagionalità ha una sua logica anche sul piano della salute: la frutta invernale, ad esempio, è quella più ricca di vitamina C, utile per la prevenzione delle malattie da raffreddamento; il cetriolo, invece, è un ortaggio estivo, naturalmente ricco di acqua di cui necessitiamo di più quando fa caldo».

Lei che tipo di alimentazione segue?

«Io ho cambiato molto la mia alimentazione, mi piace stare su questo pianeta e se Dio me ne dà la possibilità ho intenzione di vivere a lungo: mio padre se ne è andato a 95 anni e mia madre ha 90 anni e vive da sola. Ho eliminato l’alcol, non fumo, ho diminuito il consumo di carne. Un fritto ogni tanto, un bicchiere di vino rosso me lo concedo, ma dopo aver fatto una buona colazione mangio una sola volta, pranzo o cena a seconda dei miei impegni».

Come mai c’è questa grande popolarità della cucina?

«Io credo che MasterChef abbia dato il via alla riscoperta della storia gastronomica del nostro Paese. La cultura gastronomica che c’è da noi non c’è da nessun’altra parte del mondo, penso ad esempio all’aceto balsamico, al parmigiano reggiano, al tartufo bianco, alcuni tipi di pesce e di frutta».

Chi le ha fatto scoprire la passione per la cucina?

«Mia nonna, una donna memorabile, che mi ha trasmesso la cucina fatta con amore. Lei faceva la perpetua del parroco di un paesino che si chiama Piccolo Paradiso, e la mia famiglia lavorava la terra della curia di Bologna. Io ho trascorso la mia infanzia in mezzo alla campagna, in un mondo meraviglioso di colori e sapori».

Lei ha avuto diversi ristoranti. Ora?

«Dopo 7 stelle Michelin, al momento non ho più un mio ristorante, ma faccio i menù per la Costa Crociere e mi diverto a cucinare per gli amici e anche a scrivere libri di cucina. Ricette ne ho elaborate tante, ma sono molto legato a un piatto della tradizione emiliana: i tortellini in brodo di cappone con una fonduta di parmigiano all’aroma di noce moscata e alloro».