Il loro primo film era uscito poco prima del lockdown del 2020 e aveva fatto in tempo a portare al cinema le folle dei loro piccoli ammiratori diventando campione di incasso. Ora, a distanza di un anno e mezzo, con i cinema che stanno tornando in piena attività, arriva, il 18 agosto, il secondo film, Il mistero della scuola incantata. Raggiungiamo Luì e Sofì (al secolo Luigi Calagna, classe 1992 e Sofia Scalia, classe 1997) al Festival di Giffoni, dove c’è l’anteprima del film. La prima occasione per loro per tornare a incontrare dal vivo i fan. Parla soprattutto Luì, perché Sofì è impegnata nel trucco prima del blue carpet, così si chiama al Giffoni la passerella degli artisti. Un’accoglienza entusiasta da parte dei bambini, per un fenomeno davvero unico.

Luì e Sofì sono due ragazzi semplici; coppia nella vita e sullo schermo, hanno iniziato per gioco e ancora faticano a rendersi conto del successo che è piovuto loro addosso. «I più increduli sono i nostri genitori», racconta Luì, «che sono rimasti a Palermo e ci vedono da lontano, ma che ci aiutano a rimanere con i piedi per terra». La coppia da qualche anno si è trasferita a Milano per seguire meglio le molteplici attività. I Me contro te hanno tre canali YouTube per un totale di 6 milioni di followers, sono autori di diversi libri che arrivano sempre ai vertici delle classifiche, fumetti, canzoni, e il loro marchio compare su zaini, scarpe, diari.

«Scriviamo i testi e i soggetti dei film da soli, anche se ora abbiamo uno staff che ci segue. Anche la musica delle canzoni, io infatti suono la chitarra». Tutto è cominciato con un video fatto per caso. Sofì frequentava il liceo scientifico, con l’obiettivo di entrare a Medicina, lui la facoltà di Farmacia. Con lo spirito giocoso dei bambini hanno inventato dei piccoli siparietti divertenti e si sono filmati col telefonino. «Erano sketch in cui proponevamo delle attività, le cosiddette challenge. All’inizio avevano solo 100 visualizzazioni, praticamente parenti e amici. Dopo un anno siamo arrivati a mille iscritti e ci siamo resi conto che i commenti erano di bambini. Poi a un certo punto ci siamo detti che se non arrivavamo almeno a 10 mila avremmo smesso perché stava diventando impegnativo. E invece in poco tempo siamo arrivati a 300 mila iscritti, il passaparola ci aveva fatto diventare virali. Il nostro impegno è diventato a tempo pieno. A quel punto io ho mollato la facoltà di Farmacia per iscrivermi a Scienze della comunicazione, per studiare meglio questo mondo e avere qualche strumento per gestire la nostra attività».

Cultura e spettacoli

Tutti pazzi per i Me contro te

Tutti pazzi per i Me contro te
Tutti pazzi per i Me contro te

«Anche io dopo il liceo mi sono iscritta», dice Sofì, «abbiamo dato qualche esame, ma siamo troppo presi dal tourbillon delle cose da fare e non riusciamo a seguire gli studi universitari.»

I video finora realizzati sono 1.300. «È sempre difficile trovare ogni giorno nuovi contenuti» confessa Luì. «Si può dire che lavoriamo 24 ore al giorno, la nostra vita è dedicata in modo assoluto all’attività creativa, la mente non stacca mai. Ci ispiriamo a quello che ci piaceva quando eravamo bambini e ai cartoni animati che adoravamo, come Scooby Doo, Bugs Bunny, Topolino. Ma quello che conserviamo è lo spirito bambino, io mi definisco un Peter Pan che vede tutto con la chiave del divertimento e credo che sia questo che i bambini sentono e apprezzano di noi. Con quello che facciamo vogliamo trasmettere anche il messaggio di due ragazzini di Palermo che da soli nella loro cameretta hanno iniziato per gioco e che sono arrivati al loro secondo film. Significa che nella vita se c’è costanza e impegno, e ovviamente un pizzico di fortuna, si possono raggiungere risultati inimmaginabili».

E la coppia sentimentale non è messa a dura prova da tutti questi impegni?

«Tutt’altro» assicura Luì. «Condividere questa grande passione è una forza che ha rinsaldato anche il nostro legame affettivo, ci vogliamo un gran bene. E siamo motivati da quello che ci scrivono i bambini. Ci fa ridere che molti di loro ci considerino come una sorta di cartoni animati e non persone reali, tanto che quando ci incontrano non riescono a credere ai loro occhi, proprio come è accaduto qui a Giffoni».