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Don Backy (vero nome Aldo Caponi, 86 anni) è cantautore, attore, scrittore e fumettista. Ha iniziato la sua carriera negli anni ’60. Canta L’immensità al Festival di Sanremo, nel 1967 (arrivò nono).
Profondo, mistico, evocativo, sognatore. Più che un cantautore, Don Backy è un poeta eternamente curioso verso il mondo, che ha regalato autentiche perle nel panorama musicale, anche se lui si schermisce: «Non faccio altro che scrivere semplicemente canzoni, la musica è la mia ragione di vita».
All’anagrafe Aldo Caponi, entra nel Clan Celentano nel 1962: è il Molleggiato a suggerirgli di cambiare il nome in Cocco Bacillo, a causa di un forte raffreddore. Lui, però, di quel soprannome ne prende solo una parte e, da buon intenditore di rock’n roll, omaggia Don Everly degli Everly Brothers e diventa così Don Backy. Inizia una carriera da solista, ma anche da collaboratore dello stesso Celentano per il quale scrive alcuni tra i più importanti successi degli esordi: Uno strano tipo, Sabato triste, Canzone e soprattutto Pregherò, la versione italiana di Stand by me.
Giorni tristi, notti insonni
«Ero appena arrivato a Milano», racconta. «Dopo il primo mese in cui mi aveva ospitato a casa sua, Adriano mi fece dare un anticipo sulle royalties, permettendomi di andare in un albergo. La mia famiglia viveva lontana, a Santa Croce sull’Arno (Pisa, ndr.): stavo bene se mi trovavo insieme ai miei amici del Clan, altrimenti mi sentivo solo. Fu proprio quella solitudine a ispirarmi, una notte, un testo che mi desse conforto: anche quando ci si sente spaesati, se si lascia che l’anima si faccia abbracciare dall’alto, si avverte l’amore. Avevamo ascoltato Stand by me per tutto il giorno, poiché all’indomani Ricky Gianco avrebbe dovuto inciderla in italiano, ma non c’era ancora un testo». Don Backy scrive così in un quarto d’ora le parole di quel successo da pelle d’oca, confezionando la storia di un uomo che prega per una donna che ha smarrito la fede, promettendole di tornare a vedere la luce della speranza.
«Non prendevo sonno, pensai di fare una sorpresa a Gianco scrivendo io il testo. Misi nero su bianco parole di getto. Non ricordo da dove fossi partito, ma la frase “La fede è il più bel dono che il Signore ci dà per vedere Lui” fu senz’altro quella che coglieva pienamente il concetto e il mio stato d’animo di quel momento». Quel testo è troppo bello per rinunciarvi e Celentano decide di incidere lui la canzone, commissionando a Don Backy anche il testo del seguito, Tu vedrai, questa volta interpretata da Ricky Gianco.


Da ogni goccia, nasce un fiore
Quell’umana battaglia a mantenere salda la fede anche quando la vita ci pone di fronte a prove difficili, Don Backy non smette di viverla: «Vengo da una famiglia cattolica, che mi ha educato a essere credente. Più si diventa adulti e più la razionalità rischia di scontrarsi con la preghiera, perché non ci si accontenta più di un dogma che da bambini assorbiamo quasi come una favola: ci si pone domande che non trovano risposta e, anzi, talvolta incontrano ostacoli. Le risposte che arrivano, però, assumono anch’esse un significato più profondo. Io, pensando anche a mia madre, fervente credente, continuo a ritenere giusto avere fede».


Se nel 1968 arriverà rispettivamente secondo e terzo come autore al Festival di Sanremo, con Canzone e Casa Bianca, l’anno prima Don Backy nella doppia versione di autore e interprete si classifica lontano dal podio ma mette a segno uno dei più importanti successi della canzone italiana: L’immensità. «Penso sia ancora più spirituale rispetto a Pregherò: la sua popolarità è dovuta proprio a questo, perché ciascuno di noi avverte il bisogno di spiritualità e spesso la cerchiamo nelle canzoni. Si tratta di un grido d’aiuto verso l’alto. Nacque così: attraversavo una Milano deserta sotto il diluvio, mi sembrava di essere rimasto solo al mondo. Una volta a casa mi dissi rincuorato che, anche qualora fossi rimasto solo, da ogni goccia che stava cadendo sarebbe nato un fiore. Nello stesso momento avvertii dei passi sotto il balcone: era un segno dal cielo, capivo di non essere solo al mondo». Riflettendo su quel brano, Don Backy ancora oggi ha una certezza: «Pensiamo di essere al centro del mondo, ma se lo siamo è sempre insieme a Dio, che ci pone in mezzo alla natura e alle sue bellezze».


Un genio senza poteri
L’attenzione all’universo non è solo in innumerevoli brani che sfiorano il tema (Spiritual, Poesia, Sognando, Bianchi cristalli sereni), ma è anche al centro di Colpo di genio, la sua ultima opera musicale che unisce canzoni e fumetti disegnati rigorosamente da lui: «Si tratta di una favola ecologica: il pianeta è sofferente, dobbiamo capire tutti l’importanza che ha salvare un albero, rispettare un fiore». Una storia intrigante, divertente, pronta a diventare anche un musical, con un genio della lampada che sembra aver perso i suoi poteri ma non la speranza in un mondo che può migliorare.
«Il bambino con cui abbiamo giocato da piccoli è sempre dentro di noi e ogni tanto ci chiede di giocare ancora e di nutrire la stessa immaginazione e speranza sognante», precisa. «A me piace scrivere da sempre, scoprendo l’anima delle cose, per questo le mie canzoni raccontano concetti eterni. La vita sicuramente non finisce sulla Terra: quando si parla di vita, quindi, si racconta sempre qualcosa di eterno e da cui arriva la sostanza di tutto».
In collaborazione con Credere
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