Sembrerà un paradosso ma O mia bela Madunina, la canzone simbolo di Milano fu composta, malgrado il titolo, per ragioni assolutamente laiche. Di più: per rivalsa. Siamo nell’autunno del 1935 e all’ombra del Duomo spopola la cultura popolare napoletana. Al Trianon, caffè-concerto di Corso Vittorio, la gente si spella le mani per applaudire ‘O sole mio e Torna a Surriento. Tra i protagonisti delle serate musicali c’è Giovanni D’Anzi, pianista e cantante nato a Milano, ma di origini pugliesi. Anche a lui, musicista attento alle novità internazionali, capita di fare notte, eseguendo brani della tradizione partenopea e romana.

The Madonnina of the Dome, Milano, Lombardia, Italy
The Madonnina of the Dome, Milano, Lombardia, Italy
The Madonnina of the Dome, Milano, Lombardia, Italy (ipa)

Una condizione che a un certo punto comincia a stargli stretta: possibile che non possa esistere una canzone milanese? O mia bela Madunina, anzi “Madonina”, perché il titolo originale era questo, nasce così, quasi per scherzo, come una rivendicazione ironica di identità. Bastano poche frasi del testo, scritto in dialetto e che qui riportiamo in italiano, per confermarlo. L’inizio è così: «Dicono che la canzone nasce a Napoli e francamente non hanno tutti i torti. Sorrento, Margellina tutti i popoli l’avranno cantata milioni di volte. Io spero che non si offenderà nessuno se parliamo un poco anche di noi». Il ritornello, invece, dice: «O mia bella Madonnina che splendi da lontano, tutta d’oro e piccolina, tu domini Milano. Sotto di te si vive la vita, non si sta mai con le mani in mano, cantano tutti “lontano da Napoli si muore”, ma poi vengono tutti qui a Milano». La storia racconta che D’Anzi compose la canzone in un’unica notte e tutto da solo, senza il paroliere Alfredo Bracchi, con cui firmerà grandi successi, tra cui Non dimenticare le mie parole, Bambina innamorata e Ma le gambe.

Composta la canzone, si trattava di vedere la reazione del pubblico. A interpretarla per prima, proprio al Trianon, fu la soubrette Lydia Johnson, che la cantò al termine di una serata di musica partenopea. Narrano le cronache che «la sala piombò in un silenzio carico di sorpresa» per poi esplodere in un lungo applauso, con richiesta di bis. Quella sera nacque la canzone milanese e fece di O mia bela Madunina, incisa per la prima volta nel 1936 quindi giusto novant’anni fa, la canzone simbolo della città.

Gilded bronze statue of the Virgin Mary called the Madonnina on the spire of the Milan Cathedral in Milan, Lombardy, Italy.
Gilded bronze statue of the Virgin Mary called the Madonnina on the spire of the Milan Cathedral in Milan, Lombardy, Italy.
Gilded bronze statue of the Virgin Mary called the Madonnina on the spire of the Milan Cathedral in Milan, Lombardy, Italy. (istock)

Il riferimento del titolo è ovviamente la statua dell’Assunta, che dal 1774 domina e protegge Milano dalla Guglia Maggiore del Duomo a 108,5 metri di altezza. Opera di Giuseppe Perego, ha un’anima d’acciaio, che nel 1967 sostituì l’originale in ferro, ricoperta da 33 lastre dorate. Con i suoi 4,16 metri d’altezza la statua è tutt’altro che piccolina, ma la tradizione popolare la definisce così, con un vezzeggiativo, a testimoniare amore e devozione, indicandola come simbolo di una città dal cuore grande e che, se ha sempre fretta, è perché si preoccupa di aiutare gli altri. L’affetto, anche civico, per la Madonnina è talmente grande che durante le Cinque Giornate di Milano (18-22 marzo 1848) le venne fissato il tricolore, per segnalare il ritiro delle truppe austriache. Durante la Seconda guerra mondiale, invece, la statua fu coperta da un grande telo grigio-verde, in modo da proteggerla e non offrire un punto di riferimento ai bombardieri alleati. Lo svelamento avvenne il 6 maggio 1945, quando tantissima gente accorse in piazza per condividere con il cardinale Ildefonso Schuster, oggi beato, il ringraziamento alla Madonnina liberatrice del suo popolo. E significativamente l’Arcivescovo di Milano era salito sulle terrazze del Duomo con un grande Rosario a sottolineare l’importanza che aveva avuto la preghiera per la salvezza della città sotto il fuoco delle bombe.

Un richiamo che racconta come la Vergine posta sulla cattedrale sia un imprescindibile riferimento di amore e speranza per i milanesi e non solo. Lo confermano tutte le grandi crisi della storia recente, in particolare quella della pandemia da coronavirus, quando monsignor Mario Delpini compì un gesto che, in un attimo, fece il giro del mondo. L’11 marzo 2020, l’attuale Arcivescovo di Milano salì in solitaria sulle terrazze del Duomo per una preghiera che traeva ispirazione proprio dal testo di O mia bela Madunina. Ogni strofa era, infatti, intervallata dal ritornello in dialetto della canzone composta da Giovanni D’Anzi: «O mia bela Madunina che te dominet Milan» (“O mia bella Madonnina che domini Milano”). Nella sua orazione Delpini, chiese conforto per i malati («invoca ancora per tutti il dono dello Spirito Consolatore»), sostegno per i curanti («dona loro forza, pazienza, bontà, salute, pace»), attenzione agli altri nel segno di una solidarietà che non deve mai venire meno («non permettere che noi, in questo momento, ci dimentichiamo di coloro che soffrono vicino e lontano per l’assurdità della guerra, l’ingiustizia insopportabile della miseria»).

Giovanni D'Anzi (1906-1974) was an Italian songwriter and author of the song \\\"O mia bela Madonina\\\" (\\\"My beautiful little Madonna\\\"), dedicated to Milan, his hometown, which soon became very popular and a sort of unofficial city anthem. In 1990 to his memory a plaque was hung in Galleria del Corso in Milan, in front of the place where he worked and near where he lived, the plaque reads: \\\"Once upon a time in this gallery there was a king: Giovanni D'anzi, he wrote magic notes, and the sweetest serenade he sang for Milan : O mia bela Madonina \\\".
Giovanni D'Anzi (1906-1974) was an Italian songwriter and author of the song \\\"O mia bela Madonina\\\" (\\\"My beautiful little Madonna\\\"), dedicated to Milan, his hometown, which soon became very popular and a sort of unofficial city anthem. In 1990 to his memory a plaque was hung in Galleria del Corso in Milan, in front of the place where he worked and near where he lived, the plaque reads: \\\"Once upon a time in this gallery there was a king: Giovanni D'anzi, he wrote magic notes, and the sweetest serenade he sang for Milan : O mia bela Madonina \\\".
Giovanni D'Anzi (1906-1974). (ipa)

E, soprattutto, monsignor Delpini chiese a Maria di aiutare i fedeli a non smarrire l’impegno per la comunione, a non cedere all’autoreferenzialità, ad avere la giusta immagine del Padre: «incoraggia la perseveranza nel servire, la costanza nel pregare, la fermezza nella fede; la nostra familiarità con Gesù ci aiuti a riconoscere Dio che è padre, a rifiutare le immagini di un Dio lontano, indifferente, vendicativo». Un servizio d’amore che a Milano la Madonna, anzi la Madonnina, svolge ogni minuto del giorno e della notte dal punto più alto del Duomo, così da vedere meglio la città e la gente che la popola. Pronta però sempre a scendere in strada per essere accanto ai malati, ai dimenticati, a chi vive il buio dell’abbandono e della solitudine.