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A pochi giorni dall’inizio del Festival di Sanremo, Dargen D’Amico ha incontrato a Milano i giornalisti per presentare il suo nuovo album, Doppia mozzarella, che uscirà il 27 marzo, dove è inclusa anche la canzone in gara all’Ariston Ai Ai.


Il rapper ha ironizzato subito sulla media dei voti nelle tradizionali pagelle che anticipano il Festival: «Mi avete dato 6, e questo non lo posso accettare. Un voto così mediocre. Preferisco un 3». In realtà noi di Famiglia Cristiana gli abbiamo dato 7: secondo noi è uno dei pochi testi che vuole invitarci a riflettere sui cambiamenti in atto nella società, facendoci comunque… ballare.
Dargen entra nel merito del brano, dove Ai Ai sta naturalmente per Intelligenza artificiale ma è anche l’onomatopea di un lamento. «È un brano a cui ho cominciato a lavorare due anni fa e parte dal grosso dubbio su cosa ci succederà quando, tra poco, la macchina prenderà il controllo dell’uomo, e soprattutto nasce da una riflessione riguardo al fatto che, nonostante l'intelligenza artificiale stia entrando in maniera molto forte e violenta anche nelle nostre vite (e penso alla produzione di orsacchiotti per bambini che hanno al loro interno una versione di chatgpt) , in Italia non c'è un dibattito sui rischi dell’A.I.»


Per Dargen D’Amico è il terzo Sanremo: l’ultimo nel 2024 con la canzone Onda alta, che parlava delle tragedie in mare dei migranti, brano che poi ha vinto il premio Amnesty International.


«Non credevo che mi avrebbero preso dopo quello che era successo l’ultima volta (la polemica a Domenica In il giorno dopo la finale di Sanremo: rispondendo alle domande dei giornalisti sul tema della sua canzone “Onda alta” è stato interrotto e congedato dalla conduttrice Mara Venier “Questa però è una festa e non c’è tempo necessario per affrontare un tema così importante”, ndr). Ma sono contento di tornare in un palco che ha ancora un ruolo così importante tanto da meritare l’attenzione del Presidente della Repubblica che ha ricevuto al Quirinale tutti i cantanti».


Tornando al tema dell’intelligenza artificiale Dargen D’amico non ha nascosto tutto il suo pessimismo: «Questo disco ho voluto farlo con gli amici musicisti con i quali ho lavorato negli ultimi anni. Forse è l'ultimo disco che farò prima del dell'avvento dell'intelligenza artificiale. In verità io ho provato effettivamente a scrivere dei testi con l'intelligenza artificiale, però il risultato è troppo pulito, troppo netto. Mancano tutti gli errori che mi piace mettere nella scrittura e quindi per adesso ho usato i metodi “tradizionali”, volevo godermela, volevo che fosse qualcosa di importante per me a livello personale, perché chiaramente mi rendo conto che stanno cambiando le cose». In quanto al titolo dell’album Doppia Mozzarella Dargen spiega: «Ormai ci siamo abituati ad avere necessità che sono comandate, non siamo più padroni delle nostre volontà, dei nostri bisogni e quindi a volte aggiungiamo, crediamo che aggiungere (anche solo la doppia mozzarella nella pizza), che acquistare di più, che riempirci di cose possa essere la soluzione. Ma poi io nel mio piccolo mi trovo molto più insoddisfatto di prima».


Sulla scelta di Fabrizio Bosso e Pupo per la serata delle cover Dargen ha svelato che la provocazione è arrivata da Carlo Conti che gli ha detto “Perché non utilizzi quel palco per un messaggio al quale tieni?” «E mi è nata l’idea di utilizzare musiche che provengono anche da ambienti, da culture, anche storicamente da luoghi diversi, e fare una sintesi per dare un messaggio di unione, di condivisione e convivenza. Il nome di Pupo me l’ha fatto Conti, e lui ha accettato sulla fiducia, e così anche Fabrizio». Forse però oggi è più difficile lanciare un messaggio dal palco di Sanremo: «Io lo vedo più semplice rispetto al 2024. Perché anche chi dubitava ha avuto la possibilità di bagnarsi col sangue di quelle immagini e quindi credo che sia diventato proprio un sentire comune. Su alcune cose credo che nessuno abbia più dubbi, soprattutto su quello che è successo in Palestina».
Concludiamo con la domanda di Famiglia Cristiana: «Sei l'unico cantante che ha citato una sacra scrittura. La parola cielo c'è dappertutto, ma Vangelo l'hai messo solo tu: "Dice il Vangelo - Darai da bere a chi è straniero ma ha le stesse vene”. Perché appellarsi alle Sacre scritture per invocare l’umanità?».
«Perché effettivamente abbiamo già le risposte, cioè l'uomo si è già fatto quelle domande e siamo già arrivati a delle risposte, in particolare domande legate al rapporto tra gli uomini, come risolvere i conflitti, cosa che in questo momento tendiamo a non fare, anzi ne ne generiamo ogni giorno. Il Vangelo dovrebbe portare la Parola, anche detta Verità. Ora abbiamo ancora la possibilità di parlare di verità, prima che diventi tutto post verità, prima che le forze dell'ordine decidano di utilizzare delle fotografie modificate con la A.I.. è una battuta amara ma questo fatto, che è accaduto davvero, significa che non possiamo più fidarci di quello che vediamo. E tutto quello che succederà da qui in avanti potrebbe non essere vero, potrebbe essere falso e che quindi non esisterà più niente di vero. É uno shock grosso quello che dovremo affrontare. E quindi io mi sono andato a rifugiare nelle parole antiche».







