Ci sono stati e ci sono ancora, giornalisti che interpretano la loro professione come uno strumento per svelare al mondo verità scomode a costo di mettere a rischio la loro vita. Meno nota di altre, ma portata alla luce dal film L’ombra di Stalin (2019) della regista polacca Agnieszka Holland (stasera su Rai Movie), la storia di Gareth Richard Vaughan Jones, giovane giornalista gallese che riuscì a entrare in Unione Sovietica e, attaverso un pericoloso e clandestino viaggio nelle campagne ucraine, documentare la Grande carestia orchestrata da Stalin che causò nla morte di milioni di contadini.

Gareth Jones (nel film interpretato da James Norton) era nato il il 13 agosto 1905 a Barry, nel Glamorgan, il più giovane di tre figli di Edgar William Jones, insegnante, e Ann Gwenllian Jones. Fu inizialmente istruito a casa dalla madre e successivamente frequentò la Barry County School, dove il padre era preside. La madre aveva lavorato in precedenza in Ucraina come istitutrice per la famiglia dell’industriale John Hughes, un’esperienza che probabilmente influenzò il successivo interesse di Jones per l’area sovietica.

Il giornalista gallese Gareth Jones 1905–1935

Jones si rivelò un linguista eccezionalmente dotato. Studiò francese presso l’University College of Wales di Aberystwyth (1922–1926) e proseguì poi al Trinity College di Cambridge, dove nel 1929 si laureò con il massimo dei voti in francese, tedesco e russo. Parlava correntemente diverse lingue, tra cui gallese e inglese, e mostrò fin da giovane un forte interesse per gli affari internazionali e il giornalismo.

Dopo aver completato gli studi, lavorò brevemente per The Times, ma gli fu consigliato di acquisire maggiore esperienza prima di ottenere una posizione stabile. Nel gennaio 1930 divenne consulente per gli affari esteri dell’ex primo ministro britannico David Lloyd George. In questo ruolo preparava rapporti sugli sviluppi internazionali, inclusi l’Impero britannico, la Società delle Nazioni e l’Unione Sovietica, viaggiando anche ampiamente in Europa.

Nel 1931 lavorò negli Stati Uniti per una società di pubbliche relazioni e successivamente fu inviato a studiare i Piani Quinquennali sovietici. Durante le sue visite osservò il peggioramento delle condizioni economiche e la carenza di cibo. Intervistò anche figure di rilievo, tra cui Nadežda Krupskaja, vedova di Lenin.

Tornato in Gran Bretagna, riprese a collaborare con Lloyd George e iniziò a scrivere per il Western Mail. Nel 1933 si recò in Germania, dove assistette all’ascesa al potere di Adolf Hitler e volò con lui verso un comizio a Francoforte, esperienza che descrisse nei suoi articoli.

Il viaggio In Unione sovietica e il suo reportage sulla carestia

Uno degli articoli di Gareth Jones

Nello stesso anno intraprese un viaggio decisivo nell’Unione Sovietica per verificare le notizie di una carestia. Dopo aver lasciato Mosca, viaggiò a piedi attraverso le campagne ucraine, dove osservò direttamente una diffusa fame e registrò le sue osservazioni in appunti dettagliati. Il 29 marzo 1933 i suoi reportage furono pubblicati su giornali britannici e americani, tra cui The Manchester Guardian e New York Evening Post rivelando la gravità della carestia e contraddicendo la propaganda ufficiale sovietica: «Ho attraversato villaggi e dodici fattorie collettive. Ovunque c'era il grido: «Non c'è pane. Stiamo morendo», scrisse. Il suo lavoro fu controverso e contestato da alcuni giornalisti dell’epoca. Il 31 marzo, il New York Times pubblicò un corsivo di Walter Duranty, sotto il titolo "Russi affamati, ma non stanno morendo di fame", che smentiva le tesi di Jones; Duranty definì il rapporto Jones "una grande storia spaventosa".Il 13 maggio, il giornale pubblicò una replica di Jones, che confutava l'articolo di Duranty e continuava a sostenere il suo dossier, che oggi è considerato una delle prime testimonianze fondamentali dell’Holodomor.

I nuovi viaggi e la morte

Tra il 1933 e il 1934 lavorò come giornalista per il Western Mail a Cardiff. Nell’ottobre 1934 intraprese un viaggio intorno al mondo che lo portò negli Stati Uniti, in Giappone, nel Sud-est asiatico e in Cina. Durante il suo soggiorno nella Mongolia Interna fu catturato da banditi e tenuto prigioniero per oltre due settimane. Fu ucciso il 12 agosto 1935, un giorno prima del suo trentesimo compleanno.

Dopo la sua morte sorsero sospetti su un possibile coinvolgimento di autorità sovietiche o giapponesi, anche se non fu mai dimostrato nulla in modo definitivo. Fu sepolto a Barry, in Galles. La sua eredità vive nel suo lavoro giornalistico, in particolare nel coraggioso reportage sulla carestia sovietica, e i suoi diari e documenti personali sono oggi conservati presso la National Library of Wales.

Per saperne di più sull’Holodomor, il genocidio per fame del popolo ucraino

YANN VERNERIE
YANN VERNERIE
Il Memoriale dell' Holodomor a Kiev (Getty Images)

La "Grande Carestia" (Holodomor in ucraino significa "infliggere la morte mediante la fame"), organizzata intenzionalmente dal regime sovietico, colpì l'Ucraina negli anni 1932-1933.Fu la conseguenza della collettivizzazione forzata delle campagne, a cui gli agricoltori provarono a rispondere con scioperi e sabotaggi, che scatenarono una spietata operazione punitiva da parte del regime sovietico. Furono requisite da parte dello Stato quote enormi del raccolto di grano, compreso quello per le semine; sequestrati i generi alimentari; vietata la vendita degli alimenti. Il tutto aggravato dallo spiegamento delle truppe interne e di confine per impedire agli affamati di spostarsi in altre regioni dell'URSS in cerca di cibo.

Il 27 dicembre 1932 venne imposto l'obbligo del "passport", il passaporto destinato agli spostamenti interni, per bloccare le disperate fughe dalle zone colpite dalla carestia e il 22 gennaio 1933 un'altra circolare, firmata da Stalin e Molotov, impedì con ogni mezzo ai contadini ucraini e del Caucaso settentrionale di uscire dai distretti in cui non c'era più nulla da mangiare. La scusa del regime era che l’esodo in massa dei contadini fosse organizzato dai nemici del potere sovietico, dai controrivoluzionari e dagli agenti polacchi. I cadaveri giacevano per strada senza che i parenti, anch'essi ormai in fin di vita, avessero la forza di seppellirli. La carestia determinò, insieme all'annientamento dei contadini, lo sterminio delle élites culturali, religiose e intellettuali ucraine, tutte categorie considerate "nemiche del socialismo”.
Nonostante ciò, nel 1933 il governo sovietico esportò 18 milioni di quintali di grano e di altri prodotti, continuando a negare ufficialmente la carestia. Solo il 15 marzo 1933 le requisizioni di grano furono sospese e in aprile nei villaggi venne distribuito grano dai depositi dell'esercito. Nel 1932 in Ucraina vivevano 32.680.00 persone, e si stima che le vittime di morte per fame furono dai 4.5 ai 6 o 7 milioni.
Dal censimento del 1933 confrontato con quello del 1926 si evince che la popolazione dell'URSS, cresciuta del 15,7%, era invece calata in Ucraina del 9,9%. Gli archivi dell'epoca, accessibili solo da poco tempo, testimoniano lo sfruttamento intenzionale della carestia da parte del regime sovietico per colpire i contadini. In poche parole, un genocidio.