Superman è stato sconfitto. Non da uno dei numerosi villain che ha affrontato nel corso di questi 88 anni dalla prima pubblicazione su Action Comics, ma da un altro fumetto. Per la prima volta infatti l’uomo d’acciaio non è più il fumetto più venduto della storia, nonostante le 600 milioni di copie vendute dal 1938. A scalzare Clark Kent dal gradino più alto del podio delle vendite è One Piece, punta di diamante dei manga giapponesi nel mondo. Il dettaglio che fa strabuzzare gli occhi è quanto ci hanno impiegato i due fumetti per raggiungere le 600 milioni di copie vendute. Superman è stato pubblicato per la prima volta nel 1938, il primo capitolo di One Piece è datato 1997. In neanche trent’anni il manga di Eiichiro Oda ha recuperato 60 anni di pubblicazioni di Superman.

Superman perde il primato come fumetto più venduto della storia

Allora forse vale la pena analizzare il perché di questo successo e di come sia diventato un franchise globale. D’altronde pochi giorni fa, da Sanremo, Tommaso Paradiso l’ha definita come «l’opera più grande che sia mai stata concepita da un essere umano».

Ma quindi perché One Piece, e i manga in generale, sono diventati ormai i fumetti più diffusi e letti al mondo? Chi pensa che siano solo storielle per ragazzini, magari anche un po' nerd, si sbaglia di grosso. Il mondo narrativo creato dal mangaka giapponese è estremamente ampio e variegato, con moltissimi personaggi le cui storie si intrecciano in sottotrame complesse. La trama sembrerebbe semplice e lineare: il protagonista, Monkey D. Luffy (i nostalgici dei pomeriggi passati su Italia 1 a seguire l’anime se lo ricorderanno come “Rubber Cappello di Paglia”) sogna di diventare il re di tutti i pirati, e per esserlo deve trovare il One Piece. Decide così di formare una ciurma e partire alla caccia del tesoro. Per ora tutto semplice, quasi banale. Ma non appena arriviamo alle prime saghe dell’opera capiamo che non è una storia di pirati che cercano un tesoro, è la cronaca di un mondo che cerca la libertà.

La genialità di Oda sta proprio nel contrasto. Il protagonista è un ragazzo di gomma che ride sempre, ma il mondo in cui si muove è spietato. A differenza dei supereroi americani, spesso cupi e seriosi, One Piece utilizza un’estetica colorata e assurda per raccontare tragedie umane reali. Se grattiamo via la superficie dei “poteri speciali”, scopriamo che l’opera è una spietata analisi della società.

Ogni isola che la ciurma visita è una metafora di un male moderno. Temi come dittature, razzismo, schiavitù e oppressione del più debole sono all’ordine del giorno nei capitoli. Il male più grande è rappresentato da una casta di nobili che governa il mondo. Questa casta non è composta da mostri spaventosi, ma da esseri umani chiamati Draghi Celesti. Sono i discendenti di chi ha fondato il mondo, e per questo, si considerano degli dei. Camminano indossando tute spaziali e bolle di vetro sulla testa perché ritengono l’aria respirata dai civili troppo impura per loro. In un’epoca in cui il divario tra ricchi e poveri è ai massimi storici, la satira di Oda è tagliente. Questi nobili possono schiavizzare chiunque, uccidere per capriccio e restare impuniti. Vedere il protagonista, Luffy, sferrare un pugno in pieno volto a uno di questi intoccabili non è solo una scena d’azione: è il momento in cui milioni di lettori (me compreso) provano un senso di rivalsa contro ogni forma di arroganza del potere.

Ma il potere del Governo Mondiale non si regge solo sulla forza, bensì sulla censura. Nel mondo di One Piece, esistono cento anni di storia che sono stati letteralmente cancellati dai libri. Studiarli è un crimine punibile con la morte. Qui Oda parla ai ragazzi di oggi della manipolazione dell'informazione e della post-verità. Ci insegna che la libertà non è solo poter viaggiare, ma avere il diritto di conoscere le proprie radici e la verità, anche quando questa è scomoda per chi comanda. Un’intera isola di studiosi (Ohara) viene sterminata solo perché "colpevole" di voler leggere il passato: se questo vi sembra un fumetto per bambini, probabilmente non state leggendo con attenzione.

Per capire perché il mondo stia preferendo un pirata di gomma all'Uomo d’Acciaio, bisogna tornare a una delle riflessioni più lucide mai fatte sul fumetto, paradossalmente nata dal cinema. In Kill Bill: Vol. 2, il personaggio di Bill spiega che Superman è unico: a differenza di Batman o dell’Uomo Ragno, lui non "diventa" un supereroe. Lui è Superman.
 

«Quando Superman si sveglia al mattino, è Superman. Il suo costume è la tuta blu con la S. Ma i vestiti che porta come Clark Kent... quello è il suo costume. È il costume che Superman porta per mescolarsi a noi. Clark Kent è l'immagine che Superman ha di noi: deboli, insicuri, fragili». Qui sta il punto di rottura. Superman è un dio che ci guarda dall'alto e che, per quanto bene ci voglia, ci vede come creature da proteggere. Luffy è l'esatto opposto.

Luffy non è nato Re dei Pirati, né è un alieno invulnerabile. È un ragazzino che ha mangiato un frutto dal sapore terribile e che ha dovuto faticare, perdere battaglie e piangere per imparare a usare un potere che all'inizio sembrava persino ridicolo. Se Clark Kent è la critica di Superman all'umanità, Luffy è l'esaltazione dell'umanità. Non si nasconde dietro un'identità civile per mescolarsi a noi; lui è sempre lo stesso, che stia mangiando un pezzo di carne o che stia abbattendo un regime totalitario. Non ci guarda dall'alto: lui è in mezzo alla polvere con noi, pronto a tirare un pugno a chiunque provi a toglierci la libertà.