Può un film essere praticamente privo di una storia (nel senso di trama) e al contempo raccontare infinite storie? Perfect days ci riesce, usando l’arte cinematografica nella sua essenza, uno sguardo poetico, riferimenti culturali sottili e una dimensione fondamentalmente spirituale. Il tutto attraverso la routine quotidiana di un addetto alle pulizie dei bagni pubblici di Tokyo. Inizialmente il film doveva essere un documentario sulle toilette pubbliche commissionato a Wim Wenders, ma il regista tedesco ha poi deciso di farne un’opera narrativa. Il protagonista (Koji Yakusho) è un sessantenne che rifiuta l’evoluzione digitale e resta ancorato alla sua dimensione analogica: ascolta musica con le audiocassette, legge romanzi in vecchie edizioni tascabili, cattura la luce che filtra tra gli alberi con una macchina fotografica. Ogni suo gesto è una celebrazione della vita, vissuta attimo per attimo, senza cercare la felicità in niente di più dell’essere presenti a sé stessi, un gesto dopo l’altro.