Le saghe familiari spesso raccontano personaggi illustri che hanno lasciato un segno nella storia, in un susseguirsi di alterne fortune. Quella raccontata in Prima di noi, la nuova serie in onda su Rai 1 dal 4 gennaio per cinque domeniche, parla invece di gente povera, umile, sconfitta dalla grande storia, ma anche resistente, che si dibatte tra miseria e sentimenti, che insegue i sogni da un lato o si crogiola nei propri limiti dall’altro.

Tutto comincia durante la Prima guerra mondiale: in una fattoria del Friuli, a ridosso del fronte, sono rimaste solo le donne. Quando si presenta Maurizio, uno sbandato, chiaramente un disertore, in lui Nadia vede la possibilità di uscire dai confini angusti di quella valle e costruire insieme un futuro da sogno. Maurizio, arrabbiato col mondo e tormentato dal senso di colpa, si lascia andare a quel sentimento quasi ferino e così totale, ma quando Nadia scopre di aspettare un bambino, quella paura che mai lo abbandona lo fa ancora una volta fuggire. Però Nadia non ci sta e se lo va a riprendere… La storia poi va avanti, figlio dopo figlio, con lei che resta la roccia della famiglia e lui che rimane incastrato nella sua vigliaccheria, per poi proseguire generazione dopo generazione fino a quando un nipote cercherà di scoprire chi fosse davvero suo nonno. Nei panni di Nadia c’è Linda Caridi, volto di tante serie e film, origini siciliane e calabresi da parte dei genitori, ma nata a Milano, dove si è diplomata alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi.

Antonio Faccilongo
Antonio Faccilongo
Antonio Faccilongo

Nadia è una grande madre. Ha attinto alla sua esperienza personale per caratterizzare il personaggio?

«In realtà è accaduto il contrario. Non ero ancora madre durante le riprese della serie e questo ruolo mi ha permesso di scoprire, anche attraverso i riscontri dei miei colleghi più e meno giovani che interpretavano i miei figli, che ero in grado di sentire e trasmettere un forte senso di maternità. E qualche tempo dopo mamma lo sono diventata davvero».

Nadia non ha studiato, ma ama disegnare. Questo suo talento innato la aiuta ad affrontare i drammi della sua vita?

«Credo che l’arte sia un modo per restare in contatto con sé stessi e quindi poter attingere alle proprie risorse interiori. Per lei è uno strumento di resilienza e di rigenerazione».

Da un lato è una donna energica, capace di grandi fatiche, dall’altra rimane sempre un po’ bambina...

«Ciò che la caratterizza è lo stupore, che alimenta con piccoli riti magici, come se leggesse la vita come una fiaba. Con una luce negli occhi e un desiderio di felicità che prova a trasmettere anche ai figli e ai nipoti. Nadia per me rappresenta l’eroismo quotidiano delle nostre nonne».

Colpisce molto la figura del marito di Nadia, così lontano dalla retorica patriottica, e così fragile…

«Il suo problema non è la diserzione da una guerra che non aveva voluto, una scelta su cui aveva sviluppato anche delle convinzioni ideologiche. Per paura, debolezza, lui continua a disertare la vita, fuggendo di volta in volta dalle responsabilità, senza mai perdonarsi per le sue non scelte. Un dannato che non riesce neppure a godere del grande amore di Nadia che continua a ripetergli negli anni: “Vedrai che un modo per volerci bene lo troviamo”».

Antonio Faccilongo

È stato difficile recitare in friulano?

«La serie mi ha dato l’occasione di conoscere una terra meravigliosa. Mi hanno affidato una vocal coach, Sara De Mezzo, che non si è limitata a insegnarmi la lingua friulana ma mi ha ospitato nella casa dei suoi anziani genitori a Codroipo e mi ha fatto scoprire come, oltre l’apparente muro di freddezza, quelle popolazioni sono capaci di grande affetto e ospitalità».

La sua carriera è iniziata proprio con il ruolo di una giovane donna coraggiosa, Denise, la figlia di Lea Garofalo.

«È stato un ruolo intenso, a fianco della bravissima Vanessa Scalera. Non ho potuto conoscere Denise perché è una testimone sotto protezione, ma sapevo che aveva letto la sceneggiatura e aveva visto e apprezzato il film Lea. Poi, tramite gli agenti della sua scorta, che erano presenti ad alcuni eventi organizzati da Libera, ho avuto occasione di mandarle i miei saluti».

Invece, nel ruolo di Viviana in L’ultima notte di Amore, è emerso tutto il suo lato leggero. Un’altra donna dalle incredibili risorse…

«È una moglie innamorata e devota, ma quando scopre che il marito poliziotto è finito in un guaio terribile non si stupisce né si scandalizza. Semplicemente fa quello che deve fare per salvarlo, camminando sull’orlo di un precipizio con una freddezza e una lucidità insospettate, sempre con quell’aria un po’ scanzonata».

Linda Caridi nei panni di Viviana, la moglie di Pierfrancesco Favino, in "L'ultima notte di Amore" (2023)