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In occasione del Giubileo e dell’ottavo centenario del Cantico delle creature, era uscito l’album Il visionario (Francesco d’Assisi), reinterpretazione in chiave acustica da parte della cantautrice Patrizia Cirulli di L’infinitamente piccolo, disco di Angelo Branduardi del 2000 nel quale il cantautore musicò le Fonti Francescane, raccolta di testi di Francesco e Chiara d’Assisi.
Ed è stato per noi l’occasione di conoscere il percorso spirituale e artistico di una cantante la cui voce fu definita da Lucio Dalla «insolita e straordinaria», che si è sempre tenuta lontana dal facile successo per coltivare una sua ricerca musicale più autentica, grazie alla quale ha ottenuto prestigiosi riconoscimenti ai Premi Tenco e Lunezia.


Come è nata l’idea di riproporre in modo personale questo album su san Francesco?
«Conoscevo da tempo l’album di Angelo Branduardi. Durante il lockdown ha cominciato a risuonarmi uno dei brani, Il sultano di Babilonia e la prostituta. Ho preso la chitarra e ho iniziato a cantarlo rallentando un po’ il tempo della musica originaria, rendendolo un po’ più meditativo. Poi due anni dopo ho conosciuto Mimmo Paganelli, che aveva lavorato anche con Branduardi, e così nel discorso è venuto fuori che avevo creato due versioni mie di due brani dell’album su Francesco. È lui che mi ha proposto di lavorarci su. All’inizio non osavo, poi durante una vacanza in Puglia, mentre mi trovavo nella grotta di San Michele Arcangelo, ho sentito che dovevo farlo».
E Branduardi cosa le ha detto?
«Paganelli gli parlò del mio progetto e, anche se nel caso delle cover non occorre avere l’autorizzazione dell’artista, se non ne fosse stato felice non lo avrei fatto. Ma lui rispose che ne sarebbe stato onorato».


È stato progettato per uscire proprio 800 anni dopo il Cantico delle creature?
«In realtà è stato un caso, doveva uscire prima, poi per una serie di circostanze il lancio è stato fissato per il 21 marzo, una data con un forte significato simbolico, visto che segna l’inizio della primavera. Uno dei brani, Audite Poverelle, in origine era una preghiera che aveva la musica dello stesso Francesco affinché i frati potessero cantarlo alle consorelle. Ma quella partitura è andata perduta».
Cosa ha messo di suo in questa versione dell’album?
«La mia sensibilità femminile. Il fatto stesso che sia una donna a cantare la vita di Francesco offre un altro punto di vista. Lui fu molto attento alle donne, riconobbe il ruolo di Chiara e delle sue consorelle nel portare avanti il suo messaggio, come ben esprime il brano Audite poverelle, che è anche uno dei miei preferiti».
Cos’altro la colpisce in particolare dello spirito francescano?
«Oltre al concetto di perfetta letizia, l’idea che il cambiamento è possibile e che parte da noi. E ancora la sua grande capacità di andare verso l’altro, rispettandolo, come quando incontrò il sultano durante le Crociate. Corse un grosso rischio: lui rappresentava il nemico, ma attraversò disarmato il campo di battaglia e il sultano percepì le sue vere intenzioni».
Ci vuole coraggio a fare questo tipo di musica, così lontana dalle tendenze discografiche contemporanee…
«Non ho mai mirato al successo commerciale o economico. Quando ho capito che era difficile trovare dei produttori per la musica che volevo continuare a fare, sono andata avanti da sola, avvalendomi però di etichette importanti per la loro distribuzione. Cerco di fare un buon lavoro, senza scendere a compromessi».
Una passione nata da bambina?
«Da piccolissima adoravo giocare con i vinili e le musicassette. E poi mi sdraiavo sotto la cassa dello stereo per capire da dove venisse quel suono per me misterioso. Ci ho messo un po’ di anni a confessare ai miei che volevo fare la cantante. A 12 anni sono andata a scuola di chitarra, poi ho preso lezioni di canto, ho iniziato a esibirmi nei locali con dei gruppi e, dopo i 18 anni, a scrivere canzoni».
E riesce a vivere di musica?
«Tutto sommato sì. Faccio serate, partecipo ai festival di musica d’autore e affianco il lavoro di cantautrice a quello di musicoterapeuta: così faccio anche laboratori con bambini e ragazzi autistici».





