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C’è una nuova generazione che ha incontrato Sandokan per la prima volta grazie alla recente serie televisiva, riscoprendo oggi un eroe che appartiene a una tradizione molto più lunga. E ci sono gli adulti che con la Tigre della Malesia sono cresciuti: bambini negli anni Settanta, incollati allo schermo davanti allo sceneggiato con Kabir Bedi, oggi genitori pronti a riconoscere in quelle storie l’origine dei propri sogni di avventura. Ma la passione per questo personaggio ha attraversato almeno cinque generazioni, a partire da quel martedì 16 ottobre 1883 quando il romanzo di Emilio Salgari “La Tigre della Malesia”, con il suo protagonista Sandokan, venne pubblicato in 150 puntate sul giornale “La Nuova Arena” di Verona. Un successo straordinario di pubblico, un fenomeno letterario che dura intatto da quasi 150 anni. E ora dal 7 marzo al 28 giugno negli gli spazi monumentali dell'Orangerie della Reggia di Monza il grande universo che si sviluppato introno alla figura della tigre della Malesia prende vita nella mostra Sandokan. La tigre ruggisce ancora: un viaggio di immersione totale nel Sud-est asiatico ottocentesco – reale e leggendario – attraverso Borneo, Malesia, India e Indonesia, così come li ha immaginati Emilio Salgari, lo scrittore che ha fatto sognare generazioni di lettori.
Ideata e prodotta da Vertigo Syndrome e curata da Francesco Aquilanti e Loretta Paderni, l'esposizione è concepita come una grande epopea visiva e sonora, capace di far dialogare la fantasia letteraria con materiali storici autentici, in un continuo gioco di rimandi tra invenzione narrativa e realtà.
Ma Sandokan non è soltanto nostalgia. È un eroe romantico e profondamente politico, una figura di resistenza e di ribellione, protagonista di un ciclo di avventure che, alla fine dell’Ottocento, contribuì in modo decisivo a formare l’immaginario collettivo italiano, in un Paese giovane e affamato di mondi lontani.
Sandokan incarna un bisogno universale e senza tempo: l’evasione, il mistero, l’attrazione per terre remote in cui misurare il coraggio, la lealtà, l’amore e il desiderio di autodeterminazione. Valori che attraversano le epoche e che oggi, in un presente inquieto e disorientato, tornano a parlare con una forza sorprendente.


Un tesoro nascosto, svelato per la prima volta
Per la prima volta in assoluto vengono esposti reperti che il pubblico non ha mai potuto ammirare: la collezione etnografica originale dei Dayak, donata direttamente al re d’Italia Umberto I da Sir Charles Brooke, discendente diretto del leggendario ma realmente esistito Rajah Bianco James Brooke, l’antagonista letterario di Sandokan. Sono gli oggetti reali, concreti, che accesero l’immaginazione di Emilio Salgari. Rimasti nascosti per oltre un secolo, tornano oggi alla luce in questa mostra.
Un’esperienza che va oltre la mostra tradizionale
Non una semplice esposizione, ma un viaggio multisensoriale. I visitatori attraverseranno la giungla del Borneo, ascolteranno i misteriosi ramsinga e i tamburi di guerra, sentiranno i versi delle tigri e il fragore delle battaglie navali.
Sandokan oltre la pagina: cinema, fumetti, illustrazione
La mostra si apre infine alle molteplici reincarnazioni visive di Sandokan: dal cinema degli anni Quaranta alla televisione, dai grandi sceneggiati RAI alle trasmissioni di approfondimento e parodie televisive, passando per il fumetto, i bozzetti di costumi e l’illustrazione, per i quali saranno visibili tavole preparatorie originali di illustratori memorabili come Alberto Della Valle e disegnatori di fumetto conosciuti in tutto il mondo come Hugo Pratt. Un secolo di immagini e testimonianze che confermano la vitalità di un mito capace di attraversare linguaggi, epoche e generazioni mantenendo intatti quei valori di avventura, coraggio e lealtà.


La mostra ha il patrocinio del Ministero della Cultura e del Comune di Monza ed è stata realizzata grazie alla collaborazione attiva del Consorzio Villa Reale e Parco di Monza e di istituzioni e privati che hanno entusiasticamente aderito al progetto, mettendo a disposizione i loro preziosi oggetti, documenti, cimeli e soprattutto le loro competenze culturali. Tra questi il Museo delle Civiltà di Roma, la Fondazione Tancredi di Barolo, gli eredi Matania/Della Valle, la Cong SA – Hugo Pratt properties, l’Archivio Sarti, il Museo Stibbert di Firenze, la RAI, la Cineteca Nazionale e l’Istituto Luce.




