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In anticipo rispetto alle previsioni iniziali, la Commissione europea il prossimo 25 febbraio renderà pubblica la sua decisione in merito all'iniziativa dei cittadini europei (ICE) «My Voice, My Choice: For Safe and Accessible Abortion (“La mia voce, la mia scelta”: per l’aborto sicuro e accessibile”), presentata alla Commissione europea il 1° settembre 2025. Questa iniziativa – che il 17 dicembre scorso, dopo la pubblica udienza del 2 dicembre, ha già avuto il parere favorevole (ma non vincolante) del Parlamento Europeo con la risoluzione approvata a larga maggioranza (358 sì, 202 no, 79 astensioni) – chiede che l’Unione Europea (UE) attui un apposito meccanismo per finanziare e organizzare le trasferte delle donne che vanno ad abortire in un Paese dove la normativa sull’ “interruzione volontaria di gravidanza” è più permissiva di quella del loro paese di provenienza. In sostanza si chiede che l’UE sovvenzioni economicamente il “turismo abortivo”. Niente di più avverso alle radici e all’anima dell’Europa che pone a fondamento del suo stesso esistere come progetto politico la dignità umana e i conseguenti diritti dell’uomo.
Il contenuto della richiesta è totalmente inaccettabile, perché fortemente ideologico: si vuole veicolare con tutta la forza delle istituzioni europee l’aborto come “diritto” – rientrante nei c.d. “diritti sessuali e riproduttivi” - garantito e protetto anche economicamente, violando anche i limiti delle competenze dell’UE perché le leggi sull'aborto rientrano nella competenza e nella discrezionalità normativa degli Stati membri.
Utilizzare l'UE come mezzo per oltrepassare le disposizioni legislative elaborate dai rappresentanti dei singoli Stati significa sia trasformare uno spazio di cooperazione in uno strumento di normalizzazione ideologica, sia stravolgere completamente il senso dei diritti dell’uomo rendendoli armi contro i più deboli tra gli uomini: i bambini non ancora nati cui viene negato insieme al diritto di nascere anche il riconoscimento della loro piena appartenenza alla famiglia umana.
Inoltre, è drammatica anche la distorsione del principio di uguaglianza non collegato all’inerente e uguale, appunto, valore di ogni essere umano - compresi anche coloro che non sono ancora nati – ma collegato al comportamento uguale che si vuole assumere: in questo caso l’aborto. I sostenitori di “My voice, my choice” ritengono infatti che obiettivo dell’iniziativa è ridurre le disuguaglianze di accesso all’aborto sicuro fra Stati membri. Assurdo. Sarebbe come dire, tanto per fare un esempio, che per ridurre le disuguaglianze di accesso alla pena di morte nei Paesi in cui è soggetta a normative diverse, l’ONU dovrebbe mettere a disposizione fondi affinché i condannati possano essere trasferiti laddove la pena capitale è garantita nella massima estensione (invece, guarda caso, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite dal 2007 ha più volte emanato risoluzioni che chiedono una moratoria generale della pena capitale in nome della dignità umana e del conseguente diritto alla vita). È palese, dunque, l’arroganza prepotente dell’iniziativa chiamata “My voice, my choice”.
Per questo la Federazione Europea One of Us (Uno di Noi) che unisce 50 associazioni di 18 diversi paesi europei – tra cui il Movimento per la Vita Italiano – allo scopo di fermare il sovvenzionamento dell’aborto transfrontaliero e denunciare l’incompetenza dell’UE a intervenire su questo tema, ha coraggiosamente lanciato la campagna NoAbortionTourism.eu, aperta alla sottoscrizione online di tutti i cittadini europei (per firmare clicca qui).
A sostegno della petizione di One of Us viene quanto detto da papa Leone che ha espresso «profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie. L’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita» (discorso del 9 gennaio scorso). E come dimenticare, con le guerre che affliggono l’Europa e il mondo, le parole di Madre Teresa “santa degli ultimi” e premio Nobel per la pace, la quale affermava che «il più grande distruttore della pace è l’aborto»?
Avanti, dunque. Aderiamo e invitiamo ad aderire il più possibile alla campagna NoAbortionTourism.eu! Diamo la nostra voce per dare voce ai bambini non ancora nati e scegliamo di essere accanto alle donne per affermare il loro diritto di essere liberate dai condizionamenti che tolgono loro il coraggio e la gioia di accogliere i figli.






