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Il Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna durante l'approvazione della legge
L’Emilia-Romagna è la terza Regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una legge che disciplina le procedure per il suicidio medicalmente assistito, dando attuazione alle sentenze della Corte costituzionale n. 242 del 2019 (caso Cappato-Dj Fabo) e n. 135 del 2024.
L’Assemblea legislativa ha approvato il provvedimento con 31 voti favorevoli e 12 contrari (sette gli assenti), al termine di una lunga seduta e di un confronto politico molto acceso. A favore hanno votato Partito Democratico, Alleanza Verdi e Sinistra, Movimento 5 Stelle e Civici; contrari Fratelli d’Italia, Forza Italia, Lega e Rete Civica.
Per il presidente della Regione Michele de Pascale, l'assenza di una normativa nazionale ha imposto un intervento regionale: «Abbiamo scelto lo strumento più forte, più trasparente e più pubblico, cioè una legge regionale, per garantire un'applicazione uniforme dei principi fissati dalla Corte costituzionale e regole più chiare, più trasparenti e con maggiori garanzie rispetto al passato».
Un percorso iniziato tre anni fa
L'approvazione arriva al termine di un iter lungo e complesso. Tutto era iniziato nel 2023 con una proposta di legge di iniziativa popolare promossa dall'Associazione Luca Coscioni, sottoscritta da oltre 7.300 cittadini e successivamente dichiarata ammissibile dalla Consulta di garanzia statutaria della Regione. Quel testo, però, non arrivò mai in Aula. La Commissione Sanità avviò audizioni e approfondimenti senza riuscire a trovare una sintesi politica. Nel frattempo le Aziende sanitarie emiliano-romagnole iniziarono a ricevere le prime richieste di verifica dei requisiti previsti dalla sentenza della Consulta. Per evitare procedure differenti da un territorio all'altro, nel febbraio 2024, durante la presidenza Bonaccini, la Regione intervenne con una delibera di Giunta – poi impugnata davanti al Tar – e successivamente con atti amministrativi che istituirono il Comitato regionale per l'etica nella clinica (Corec) e definirono le prime istruzioni operative.
La svolta è arrivata con l'attuale legislatura. Nel giugno scorso un nuovo progetto di legge, presentato dai gruppi di maggioranza, ha recepito le due sentenze della Corte costituzionale e disciplinato in modo organico il percorso di accesso al suicidio medicalmente assistito. Dopo nuove audizioni e un intenso lavoro in Commissione, il testo è stato approvato definitivamente dall'Assemblea.
Cosa prevede la legge
La legge istituisce una Commissione di valutazione multidisciplinare di Area Vasta (CoVam), composta da professionisti di diverse discipline, chiamata a verificare la presenza dei requisiti indicati dalla Corte costituzionale.
La richiesta dovrà essere presentata alla Direzione sanitaria dell'Azienda Usl o dell'ospedale dove il paziente è seguito, corredata dal consenso informato e dalla documentazione clinica.
La Commissione dovrà: verificare la volontà libera e consapevole del paziente; effettuare una visita personale; ascoltare le persone indicate dall'interessato; accertare che siano state illustrate tutte le alternative terapeutiche, comprese cure palliative, terapia del dolore e sedazione profonda continua; ricordare che la richiesta può essere revocata in qualsiasi momento. La relazione sarà trasmessa al Comitato regionale per l'etica nella clinica, che esprimerà un parere obbligatorio ma non vincolante. Se l’esito sarà positivo, saranno definite modalità, farmaci e presidi necessari all’autosomministrazione. L’intera procedura sarà a carico del Servizio sanitario regionale.


Un'anziana in un hospice
(Getty Images)Soddisfatta l’Associazione Luca Coscioni
Grande soddisfazione è stata espressa dall’Associazione Luca Coscioni, promotrice della proposta di iniziativa popolare “Liberi Subito”: «In Emilia-Romagna nuovo grande successo dell'iniziativa popolare dell’Associazione Luca Coscioni, a fronte della paralisi del Parlamento», afferma l'associazione. La segretaria nazionale Filomena Gallo e il tesoriere Marco Cappato sottolineano che «le otto Asl emiliano-romagnole si aggiungono ora alle altre undici Asl della Toscana e della Sardegna per un totale di 19 Asl in Italia che agiranno con tempi e procedure chiare, evitando le incertezze delle altre Regioni, dove le persone malate, in uno stato di sofferenza insopportabile, sono costrette ad attendere mesi, o perfino anni, una risposta dal sistema sanitario». Secondo l’associazione, la legge «permetterà di dare piena ed effettiva applicazione alla sentenza “Cappato-Antoniani” della Corte costituzionale» e rappresenta un modello da estendere a tutte le Regioni, in attesa di una disciplina nazionale sul fine vita.
Le critiche del centrodestra
Nel corso del dibattito il centrodestra ha contestato l’iniziativa regionale, sostenendo che la materia spetti allo Stato e che la priorità debba essere il rafforzamento delle cure palliative e dell’assistenza ai malati. Particolarmente articolato l’intervento della consigliera di Forza Italia Valentina Castaldini, che ha spiegato il proprio voto contrario: «È una scelta destinata ad avere un peso che va ben oltre i nostri confini regionali, perché rappresenta un modello che potrà essere ripreso anche da altre Regioni, in assenza di una legge nazionale», ha spiegato, «ho votato convintamente no a questa legge, ma ho ritenuto doveroso intervenire sul testo nella seduta della Commissione competente, ottenendo che il Comitato chiamato a valutare la sussistenza dei quattro requisiti richiesti dalla Corte costituzionale incontri personalmente il paziente, perché nessuna decisione possa essere assunta limitandosi a leggere delle carte; che possa ascoltare le persone indicate dal paziente; e che medici e operatori sanitari siano coinvolti esclusivamente su base volontaria». Castaldini ha inoltre espresso «il rammarico per il mancato accoglimento degli emendamenti che ritenevamo più importanti: garantire che ogni paziente sia accompagnato da uno specialista in cure palliative, affinché conosca fino in fondo tutte le alternative di cura e di assistenza prima di una scelta irreversibile, e assicurare che la Commissione sia composta sulla base di competenza, merito e professionalità e non attraverso semplici nomine». La consigliera ha concluso richiamando il valore dell'accompagnamento nel fine vita: «La realtà è sempre più tenace delle costruzioni teoriche e ideologiche: chiunque abbia accompagnato un familiare o un amico nel fine vita sa che la compagnia, la compassione e la terapia del dolore possono rendere quel tempo pieno di dignità e di valore, anche nella sofferenza. È questa vicinanza concreta al malato che il Servizio sanitario dovrebbe mettere al centro, perché la sua missione non è lasciare una persona sola davanti alla propria sofferenza, ma accompagnarla con tutte le cure, la professionalità e l'umanità di cui è capace». Nel corso del confronto, i gruppi di Fratelli d'Italia, Lega, Forza Italia e Rete Civica hanno ribadito che la Regione avrebbe compiuto una «fuga in avanti» su una materia che ritengono di competenza esclusivamente statale, chiedendo invece di concentrare gli sforzi sul potenziamento delle reti di cure palliative, degli hospice e del sostegno alle persone più fragili.








