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Fiori, candele e messaggi di fronte al bar Le Constellation di Crans-Montana in Svizzera, teatro della strage di Capodanno
A guardare le famiglie delle giovani vittime italiane di Crans-Montana sembrerebbe di poter dire che a volte, misteriosamente, l’amore si fa strada fra le pieghe della pena più buia e sorda. La morte di un figlio è per i genitori il dolore più straziante, la prova che nessuna madre e nessun padre vorrebbe mai dovere attraversare. Eppure, colpisce come diversi genitori abbiano deciso di trasformare il dolore di questo lutto indicibile in qualcosa di buono.
Per onorare la memoria dei figli, per sentirli ancora vicini, per non interrompere i loro sogni, forsanche per avere una spinta per andare avanti: ciascuno ha i propri motivi ma tutti offrono una testimonianza oltremodo significativa di quanto l’amore, custodito e difeso perfino dalla morte, non vada perso.
Per ricordare l’amata figlia sedicenne Chiara, a Milano Andrea Costanzo e Giovanna Lanella hanno dato vita alla Fondazione Chiara Costanzo: «Chiara non ha potuto diventare la donna che sarebbe stata, ma così i suoi sogni si moltiplicheranno in altri ragazzi con la sua stessa determinazione nel perseguire i propri obiettivi e nel costruire il proprio futuro, a favore anche della collettività».
Così Casa Sofia, voluta da mamma Roberta e papà Matteo Prosperi con Fondazione Arché, nasce nel Milanese in ricordo della giovane Sofia, morta a soli 15 anni. Un progetto che mette al centro la dignità della persona offrendo ospitalità fino a tre nuclei mamme e bambini: un modo di trasformare il dolore in un’opportunità di rinascita.
Allo stesso modo anche i genitori di Giovanni Tamburi, il ragazzo bolognese morto anche lui a 16 anni nel rogo del locale Le Constellation, stanno lavorando alla nascita di un villaggio per senza fissa dimora. Un’idea nata dopo aver scoperto che Giovanni – come un “moderno Frassati” – aiutava i clochard senza che la famiglia ne fosse al corrente.
Per spiegare il concetto di resilienza spesso si usano l’immagine dell’ostrica e della perla come conseguenza del dolore: quando nell’ostrica entra una sostanza impura o estranea, come un granello di sabbia, le cellule della madreperla ricoprono il granello con vari strati per proteggere l’ostrica, formando la perla. Così il dolore che ha stravolto le vite di questi genitori si sta trasformando in qualcosa di unico. La solidarietà che nasce non cancella la pena infinita per queste giovani vite spezzate in una serata di festa. Non ridarà ai genitori i propri figli, ai coetanei i propri amici, alla vita la spensieratezza dei giorni precedenti. Ma con la potenza inarrestabile del bene che nasce dal cuore, può richiamare in tanti, fino all’umanità intera, il senso di una vita capace di guardare al futuro con uno sguardo di speranza, nonostante tutto.









