Chi si prende la briga di educare? La domanda sorge spontanea, tanto più alla luce dei recenti fatti di cronaca che attestano un aumento costante del disagio giovanile, dalla violenza tra pari all’isolamento sociale, passando dalle dipendenze digitali all’abuso di alcol e sostanze stupefacenti. Fenomeni che, da un lato partono, dall’altro sfociano in una distanza inter generazionale sempre più percepita. Di fronte al contesto attuale, il mondo adulto si interroga solo ex post, quando sarebbe chiamato, per antonomasia ad una riflessione ex ante sulle problematiche e sui bisogni dei minori.

Pepita, Cooperativa sociale da 20 anni a fianco dei ragazzi e delle famiglie, propone una nuova alleanza educativa, valorizzando il ruolo territoriale degli educatori professionali a beneficio di tutta la comunità. L’impegno quotidiano negli oratori, ultimi avamposti educativi a disposizione di tutta la cittadinanza, diventa un punto di partenza per connettere la capacità di rispondere ai nuovi bisogni delle nuove generazioni in termini di ascolto, presenza, orientamento e supporto. La proposta di Pepita, forte di una proficua esperienza all’interno del Municipio 3 di Milano, valorizza la funzione dell’educatore di territorio come tessitore di quelle risorse, servizi e attività che, laddove presenti, vanno ripensati in una logica integrata.

Educatori, tessitori di comunità

Una connessione avviata già durante il simposio organizzato in questi giorni in collaborazione con la Fondazione Oratori Milanesi. Un dibattito capace di coinvolgere le rappresentanze delle amministrazioni locali, esperti e professionisti dell’educazione. Un primo momento di condivisione che ha fatto emergere una visione comune sul futuro dell’educazione, intesa non solo come strumento di crescita, ma finalmente elemento centrale di costruzione civica.

Il Presidente di Pepita, Ivano Zoppi, spiega dove nasce l’idea di recuperare il concetto di educativa di strada: «La nostra cultura tende a circoscrivere l’azione educativa entro confini sempre più definiti: le mura di una scuola, di un centro, di una comunità, come se l’educazione fosse un servizio da erogare e non un processo da abitare. Eppure - osserva il pedagogista - chi lavora sul campo, sa che i ragazzi non vivono soltanto nei luoghi deputati, dove vogliamo o immaginiamo che siano presenti. Abitano le strade, i cortili degli oratori, i bar, i parchetti, le panchine. Attraversano soglie, entrano ed escono da spazi che troppo spesso rimangono senza presidio educativo». Per educare un fanciullo ci vuole un villaggio, si dice. «Quale villaggio proponiamo ai giovani che incontriamo ogni giorno? Quello globale, lo sterminato web al quale abbiamo colpevolmente affidato la custodia dei nostri figli, ai ragazzi di oggi appare sempre più stretto. Ai nostri giovani serve altro, il WiFi non basta più. Dove sono le nostre antenne, le nostre sentinelle?», prosegue il Presidente. Ivano Zoppi rilancia l’esperienza maturata da Pepita negli oratori, inteso come luoghi aperti, crocevia dove si incontrano storie, bisogni, risorse, fragilità. Da questa consapevolezza prende forma la proposta dell’educatore intra-territoriale: una figura professionale capace di costruire reti, favorire relazioni, attivare processi educativi che generino un impatto positivo non solo all’interno delle strutture in cui opera, ma nell’intero contesto comunitario. «Non si tratta di snaturare l’oratorio o di trasformarlo in qualcosa che non è, ma di riconoscere e valorizzare quella vocazione all’apertura che gli è connaturata», conclude Zoppi.

Anna Scavuzzo - Vicesindaco del Comune di Milano don Stefano Guidi - Direttore Fondazione Oratori Milanesi Massimo Achini - Presidente CSI Milano Davide Boniforti - Psicologo e mediatore di comunità Simone Campana - Educatore Pepita ETS Matteo Zappa - Responsabile Area Minori Caritas Ambrosiana MODERA Francesco Ognibene - Giornalista di Avvenire

La parola al territorio

La questione educativa è più che mai aperta anche nel territorio lombardo, che ospita circa un terzo degli oratori a livello nazionale. Una Diocesi dove operano un centinaio di sacerdoti, dove insistono altrettanti educatori professionali, che incontrano migliaia di ragazzi ogni giorno. Ragazzi in cerca di ascolto, di ogni estrazione sociale, che spesso non sanno esprimere se stessi e non riescono a decifrare il proprio futuro. «Oratori da ripensare nella logica del servizio, più che in quella della prestazione, che sia il doposcuola o il centro estivo», commenta il Direttore della Fondazione Oratori Milanesi (Fom), Don Stefano Guidi. Un servizio da riorganizzare attraverso una nuova alleanza educativa, dove società sportive, attività ricettive, luoghi d’incontro e istituzioni fanno sistema a beneficio di tutta la comunità. Non solo in termini di presidio sul territorio, ma anche nella logica di quella costruzione e trasmissione di lavori che risponde ai principi di una società sana. Una società responsabile, ma anche sostenibile. Una visione condivisa da chi ha il compito di amministrare, come evidenziato dagli interventi di Federica Picchi, Sottosegretaria con deleghe allo Sport e ai Giovani di Regione Lombardia, e Anna Scavuzzo, Vicesindaco del Comune di Milano con delega all’Istruzione. Entrambe hanno evidenziato la funzione educativa come elemento intrinseco a tutte le attività promosse a beneficio delle nuove generazioni. Da qui la necessità di investire e di sostenere una professione che non può essere legata alla semplice vocazione individuale, ma che può e deve rispondere ad una legittima ambizione di realizzazione personale e lavorativa. Un ruolo centrale sostenuto anche da Massimo Achini, Presidente Csi Milano, che ha promosso il contributo sociale di una pratica sportiva che merita di rivolgersi non solo ai suoi iscritti e alle loro famiglie, ma anche a servizio di quei ragazzi che non hanno l’opportunità o la prospettiva di svolgere attività fisiche e, al contempo, relazionali.

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Il messaggio alle istituzioni

A fronte di quanto emerso da questo confronto, Pepita rilancia con forza la necessità di abbandonare il luogo comune che vuole gli educatori come semplici fornitori di servizio, per ritrovare quello spirito di connettori di relazioni, ascolto e supporto. Uno scenario possibile, anche grazie all’attività di formazione e divulgazione che la cooperativa sociale svolge da decenni non solo in Lombardia, come conferma la nutrita delegazione di educatori professionali giunti dall'Umbria per partecipare all’incontro. Il contesto oratoriale milanese e lombardo in generale, offre da sempre un riferimento anche per altri territori. «Il tema della connessione educativa sviluppato e promosso da Pepita assieme alla Fom - conclude Ivano Zoppi - potrebbe rivelarsi un modello da applicare su larga scala, per questo merita di essere considerato e partecipato diffusamente, a partire dai tavoli e dagli incontri che saranno attivati in funzione delle prossime elezioni amministrative».