È avvilente leggere dell'erosione del potere d'acquisto delle famiglie emersa dall'ultima ricerca del Sole 24 ore con un aumento esponenziale proprio sui beni quotidiani come l'olio, la verdura, il riso… Ne parliamo con Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari.

«È avvilente leggere i dati sull’erosione del potere d’acquisto delle famiglie, soprattutto perché a pesare sono sempre di più i beni essenziali, quelli che non possiamo semplicemente scegliere di non acquistare: dall’olio alla verdura, dal riso agli altri prodotti del carrello quotidiano. Quando aumenta il costo della vita senza che i redditi riescano a tenere il passo, le famiglie sono costrette a comprimere consumi, rinunciare a servizi e rimandare progetti. E questo non è soltanto un problema economico: diventa un ostacolo concreto alla possibilità di costruire una famiglia e di avere figli».

Adriano Bordignon, presidente del Forum Nazionale delle Associazioni Familiari

Erosione che vale per le famiglie ma anche i single che non hanno il carico dei figli, ma nemmeno la possibilità delle monoporzioni…

«L’erosione del potere d’acquisto riguarda tutti, famiglie e persone sole. Per i single, però, c’è un paradosso: non hanno il carico economico dei figli, ma nemmeno possono beneficiare delle economie di scala che una famiglia può avere. Non esistono, nella vita quotidiana, monoporzioni davvero convenienti per tutto: dall’abitazione alle utenze, dalla spesa ai servizi. Per questo dobbiamo smettere di ragionare per contrapposizioni e costruire politiche capaci di sostenere le diverse condizioni familiari, riconoscendo però che crescere dei figli comporta costi e responsabilità che oggi ricadono ancora troppo sulle singole famiglie. Questi costi delle famiglie poi si tramutano in un capitale umano di tutta la società. Ecco il paradosso: c’è chi semina e cura, la famiglia, e chi si limita a raccogliere i frutti, la società. Dimenticarlo è perlomeno un atteggiamento miope».

⁠Tornando alle famiglie questa fotografia del caro-carrello si aggiunge alla spesa ormai prossima dei libri che inizia già dalla prima media… un retaggio degli anni Sessanta quando la scuola dell'obbligo finiva in quinta elementare...

«Il caro-carrello arriva in un momento dell’anno in cui le famiglie devono affrontare anche il ritorno a scuola, con una spesa che non si esaurisce nello zaino e nella cancelleria, ma comprende libri e materiali, trasporti e contributo “volontario” e numerose altre spese accessorie che diventano un impegno economico importante già a partire dalla scuola secondaria di primo grado. È un sistema che porta con sé un retaggio di quando la scuola dell’obbligo terminava molto prima. Oggi l’obbligo scolastico si è ampliato, ma il sistema di sostegni alle famiglie non si è adeguato. Se vogliamo davvero investire sui giovani e contrastare la povertà educativa, dobbiamo fare in modo che il costo dell’istruzione non diventi un ulteriore fattore di disuguaglianza. Anche i più piccoli percepiscono questa ingiustizia. Alcuni giorni fa a cena con una famiglia di amici ho assistito a questo dialogo. Luca un ragazzo brillante di 8 anni e ad un certo punto ha detto alla mamma "Mamma ma perché devi pagare i libri di Bianca – la sorella maggiore - se tu e papà pagate le tasse?". La domanda allora che come padre mi faccio è se, come sistema Paese, stiamo facendo di tutto perché le nuove generazioni percepiscano l’istruzione come un bene primario per l’Italia degli adulti».

Intanto l'Istat ci dice da che parte stiamo andando: nel 20250 le coppie senza prole supereranno quelle con bambini…

«I numeri dell’Istat ci stanno dicendo con grande chiarezza dove stiamo andando. Nel 2050 le coppie senza figli saranno più numerose di quelle con figli e il sorpasso, nello scenario mediano, è previsto già nel 2047. È una fotografia che non possiamo leggere soltanto come una trasformazione dei modelli familiari: dietro questi numeri ci sono anche la denatalità, l’invecchiamento della popolazione e soprattutto la difficoltà, per tanti giovani, di realizzare il desiderio di diventare genitori. Se le coppie con figli passeranno dagli attuali 7,5 milioni a 5,8 milioni, non possiamo limitarci a prendere atto del fenomeno. Dobbiamo chiederci quali condizioni sociali, culturali ed economiche stiamo offrendo a chi vorrebbe costruire una famiglia. Serve cambiare la “filosofia” ed indossare gli occhiali delle relazioni comunitarie e della corresponsabilità generazionale per consegnare alle oprossime generazioni la migliore Italia possibile».

Allora chiedo: che fare? Cosa stiamo aspettando?

«Dobbiamo smettere di considerare la famiglia come una voce di spesa e iniziare a considerarla per quello che è: un investimento sul futuro del Paese ed un elemento di coesione civica che merita di essere attivato. Spinto a offrire il meglio di sé. Responsabilizzato ad attivare processi di cambiamento virtuosi. Servono politiche strutturali e non interventi occasionali: un fisco realmente più favorevole alle famiglie con figli, servizi per l’infanzia accessibili, sostegno alla casa, conciliazione tra lavoro e vita familiare e una scuola che non scarichi sulle famiglie costi sempre più difficili da sostenere. Servono politiche sussidiarie e capacitanti. Serve alimentare il desiderio di contribuire al bene comune insieme al proprio bene personale. I dati demografici, sociali ed economici non ci stanno dando una scadenza lontana: ci stanno già mostrando il Paese che avremo domani. La domanda, allora, è semplice: quanto ancora vogliamo aspettare prima di mettere davvero la famiglia al centro delle politiche economiche e sociali?».