La Generazione Zeta? «Sembra aver capito che i temi della parità di genere, dell’emancipazione femminile e dell’alleanza tra uomini e donne sono cause nobili e necessarie per cui mobilitarsi, per cui darsi da fare. Giulia Cecchettin appartiene a questa generazione, che è segnata per sempre dal suo femminicidio.

Un tragico evento che fa sentire i giovani fratelli nella medesima fragilità, nella stessa, possibile, tragica sorte da cui nessuno può dirsi al riparo. Nella storia di Giulia riconoscono quegli elementi nocivi all’umanità, che si vogliono archiviare per sempre, contrari al progetto del nuovo umanesimo».

Lo sottolinea la professoressa Cristina Pasqualini, docente associata di Sociologia generale all’Università Cattolica del Sacro Cuore e componente del Comitato scientifico dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, curatrice di In nome di Giulia. Il coraggio di cambiare della generazione Z, ebook gratuito edito da Vita e pensiero.

Una ricerca dell’Osservatorio Giovani svolta fra il 2024 e il 2025 su genere e violenza contro le donne, basata su un’indagine Ipsos che ha coinvolto in ambito quantitativo un campione a livello nazionale di 2.001 giovani tra i 18 e i 34 anni, oltre a 104 interviste qualitative realizzate da studenti e studentesse di Sociologia dell’Università Cattolica. Inoltre, fermo restando l’attivismo femminile in Italia «che vanta una lunga tradizione», è stato «esplorato un sentiero ancora poco battuto, che si muove nella direzione da noi prospettata: l’attivismo maschile a favore delle donne, che significa ripensare un maschile diverso, alleato delle donne, anche per il proprio bene», evidenzia la professoressa.

Dall’indagine emergono una forte percezione dell’aumento della violenza (62,4%) e la diffusione di quella psicologica (54,6%), differenze di genere nella consapevolezza del fenomeno e la convinzione, condivisa dal 74,1%, che il patriarcato possa essere superato attraverso educazione e cultura.

Controllare abitualmente il cellulare e i social del partner è giudicato «mai accettabile» soltanto dal 54,1% dei giovani (61% delle ragazze, 47,7% dei ragazzi). Vietare come vestirsi è rifiutato dal 73,7% delle ragazze e dal 43,5% dei ragazzi. Le ragazze sembrano aver interiorizzato il confine tra amore e controllo, mentre una parte dei ragazzi continua a leggere alcune forme di possessività come segno di coinvolgimento: quasi 5 ragazzi su 10 continuano a ritenere il possesso (ad esempio geolocalizzare e controllare la posizione del partner o vietare di uscire con chi vuole) un segno di coinvolgimento emotivo. Al contrario, quasi l’80% rifiuta l’idea che l’uomo debba avere l’ultima parola nelle decisioni familiari; il 57,2% non crede che un papà a casa a occuparsi dei figli e una madre al lavoro corrisponda alla fine di una famiglia. Tuttavia, il 67,1% degli intervistati riconosce di essere nato e cresciuto in una società patriarcale, mentre il 74,1% ritiene che la chiave non sia in nuove leggi, ma in un’educazione differente. Ancora, solo il 37,7% considera la violenza di genere un fenomeno molto diffuso (22,3% dei maschi, 50,1% delle femmine). E quasi il 25% è molto/abbastanza d’accordo sul fatto che spesso le accuse di violenza siano false. Il 10,3% dei ragazzi e il 4,6% delle ragazze è convinto che «le donne serie non vengono violentate».

«Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha scosso molti giovani e ha mostrato chiaramente che nessuno si può dire al sicuro. Soltanto insieme, procedendo compattamente verso gli stessi obiettivi, si può fare la differenza», osserva la curatrice della ricerca.

E poi tutto il lavoro di studio non è rimasto solo sulla carta: «Con questo libro è nato un movimento dei movimenti, un movimento al quadrato, interdisciplinare, intergenerazionale, inclusivo, di persone che condividono la stessa idea di nuovo umanesimo: “In nome di Giulia”. Dal basso, senza che nessuno lo abbia deciso a tavolino, ma per libera aggregazione dei corpi. Un movimento libero, senza loghi, spirituale», evidenzia la professoressa Pasqualini. «A Gino Cecchettin, padre di Giulia e parte attiva e autorevole del movimento nascente, affidiamo simbolicamente le chiavi di questo volume».