Vi voglio raccontare come la vita di un bambino di nemmeno 4 anni ha dato vita a un “Albero dei Ricordi” che è diventato punto d’incontro per tante famiglie e persone di tutte le età che si sono lasciate raggiungere dallo sguardo limpido di questo piccolo.

Diego, occhi azzurri e sorriso furbetto, è un bimbo che probabilmente non sarà ricordato in prestigiosi libri di storia, ma la cui storia di vita ha mostrato, a chi gli vuole bene, quanto non sia la quantità del tempo vissuto o gli obiettivi raggiunti o mancati a determinare il valore o la bellezza di un cammino. Lui ha mostrato in concreto alla sua mamma e al suo papà, quanto l’unica cosa che conta davvero nella vita sia amare e lasciarsi amare.

Sei anni fa, io e mio marito, abbiamo accompagnato quel figlio tanto desiderato, che ci aveva resi per la prima volta genitori, nel suo ultimo tratto di strada terreno toccando con mano tutta l’impotenza, la fragilità e la finitudine della vita umana. In quel pezzo di cammino abbiamo avuto in dono la preziosa prossimità di famiglia e amici e nella condivisione di quello che allora pareva soltanto un evento terribile, Diego è diventato seme silenzioso e invisibile agli occhi. Con la sua morte, ha cominciato a intessere le radici di una pianta meravigliosa di cui allora ignoravamo l’esistenza.

In questi sei anni abbiamo attraversato luci e ombre, camminando nei vicoli del cuore, sperimentando in questo dolore l’inspiegabile buio della solitudine, ma anche assaporando la forza vitale che scaturisce dalla condivisione delle fragilità umane. Non mi ero mai fermata a pensare a quanti verbi italiani esprimano il modo in cui l’essere umano può fare memoria: ricordare, rievocare, rimembrare, rammentare, ripensare... Non avevo colto l’essenza profonda di queste azioni, se non quando ne ho fatto esperienza: rivivere nel cuore come culla d’amore, ridare voce a quell’amore in un modo nuovo, ascoltare le memorie d’amore impresse nelle membra, richiamare alla mente la dolcezza di un profumo, l’intensità di uno sguardo, la tenerezza di una mano che stringe la tua, tornare con il pensiero a quel tempo condiviso che ci ha condotti al presente. Tutte espressioni umane che coinvolgono anima, corpo e spirito.

Attingendo alla dimensione totale, profonda di noi, abbiamo sperimentato come la memoria diventi, in questo senso, identità viva che permea il presente di quell’unico Amore in grado di vincere la morte continuando a generare vita. Una memoria che ci aiuta a cogliere sfumature e significati nuovi, spingendo i nostri passi laddove non avremmo mai pensato di poter camminare. In questo tempo ci siamo scontrati quotidianamente con il bisogno di fare memoria, percependo quanto tutte queste sfumature, pur diverse per ciascuno, parlino di un gesto profondamente umano. Fare memoria è come indossare il vestito della domenica, dei giorni di festa e non solo per la ricercatezza, per il registro alto ma perché questo gesto ha una potenza in grado di rivelare la bellezza nascosta dietro al velo del dolore.

Nell’epoca della comunicazione veloce e frammentata siamo bombardati da volti e parole che corrono veloci e rischiamo che la memoria venga ridotta ad un’immagine che scorre sui social, a una notifica effimera. In un mondo in cui impera il consumismo e in cui si segue un “carpe diem” superficiale in una vita “usa e getta” ecco che fare memoria diventa un atto di rivoluzione della speranza dove l’impossibile diventa possibile. Contemplando la meravigliosa possibilità che ci è data di “cogliere il giorno” e la consapevolezza dell’ineluttabilità della morte, ci viene restituito il senso della vita. Senso inteso come direzione e non come spiegazione vana: una via capace di mostrarci la possibilità di una vita di pienezza perché ogni attimo è riempito di amore e non di oggetti e realtà virtuali. Spesso ci si arena in un mare di “perché” tra sensi di colpa e domande la cui risposta è un assordante silenzio.

L’amore che ci lega a Diego è ciò che attiva un ricordo costante, una memoria quotidiana che lo rende presente ad ogni nostro passo. Ho intuito negli anni però quanto sia importante che questa memoria sia priva di fantasie vane o costrutti razionali puri affinché questo amore continui a crescere e a portare frutto. E questo lo sento possibile quando “la mente scende nel cuore”, quando permetto al dolore di indicarmi la via, accogliendolo e non mettendolo a tacere con la razionalità. Tentare di interpretare il mistero con la logica e la ragione umana è come tentare di trattenere l’aria con le mani; solo perché non riusciamo a farlo non vuol dire che non siamo immersi nel grande respiro che si muove in noi e con noi. Il tentativo infruttuoso di questo gesto ci dice soltanto che stiamo usando lo strumento sbagliato. Come dice Padre Guidalberto Bormolini: “Dolore, sofferenza e malattia non possono avere un “perché”, ma possono avere un “per”. Lasciamo cadere l’ultima sillaba. Nessuna spiegazione può essere valida di fronte alla sofferenza, tuttavia il dolore acquisisce un senso quando indica una direzione.”

Ed è proprio il desiderio di lasciar cadere tutti i “perché”, di trovare con amici che hanno saputo so-stare nella fatica una nuova direzione, che è scaturita l’intenzione, ancora informe, di fare memoria insieme risignificando qualcosa di inspiegabile e inaccettabile. Questo desiderio ha cominciato a concretizzarsi 4 anni fa proprio con gli amici del Libero Giardino a.p.s., attraverso l’organizzazione dell’evento “Mattoncini al Giardino”. Una giornata in cui celebrare nella ricorrenza del compleanno di Diego, la bellezza della vita vissuta nell’Amore. Una giornata semplice e sempre nuova, pensata per donare alle famiglie un tempo condiviso in un’atmosfera di frizzante allegria, di calda accoglienza, giocosa spensieratezza e semplice umanità.

Quest’anno, la consapevolezza collettiva che ricordare è una cosa viva, sempre in divenire e che matura nel tempo, ci ha spinti ad avere una cornice più definita. Il filo conduttore nell’ organizzazione di questa 4° edizione dell’evento è stato proprio il “valore del fare memoria”.

Nei giorni precedenti alla giornata dei “Mattoncini al Giardino” abbiamo tenuto una serata per i genitori dal titolo "Accompagnare i bambini quando mancano le parole". Abbiamo trattato il tema della perdita affrontando la difficoltà comune nel reperire dentro di noi le parole adatte ad accompagnare i nostri bambini in queste realtà che fanno parte integrante della vita, partendo dalla lettura di un albo a noi molto caro. Un libro che con la sua intensità ha accompagnato noi e le famiglie degli amichetti di Diego in tanti momenti speciali: "L'albero dei ricordi”. Lo stesso albo è stato il punto di partenza della collaborazione con la scuola primaria di Valdidentro: i bambini hanno realizzato un’opera collettiva di estremo valore sociale. Ogni classe aveva un pezzo di albero vero su cui lavorare con domande guida diverse. Il frutto del loro lavoro è diventato quel meraviglioso Albero dei Ricordi di cui parlavo all’inizio di questo racconto. Un segno concreto e visibile del messaggio d’amore che Diego continua a sussurrare ai nostri cuori e che ha accolto con sorpresa tutti i bimbi e le famiglie che ci hanno poi fatto visita al polifunzionale “Rasin” di Valdidentro alla vigilia dell’evento per la “Serata Giochi in scatola!” e domenica per la giornata di festa “Mattoncini” al Giardino tra tanti stand di giochi con i mattoncini, sfide divertenti, curiosi laboratori, e momenti di condivisione per adulti e ragazzi nella modalità dei cerchi in-cantati e di respiro consapevole. Gli ingredienti per la riuscita di questa meravigliosa giornata sono sempre tanti: l’organizzazione e la condivisione d’intenti dei soci di Libero Giardino, l’allegra presenza di bambini, genitori, amici, nonni, il tutto lasciato a riposare in un tempo lento condito da sorrisi, risate e, se scappa, qualche lacrima prontamente disciolta in caldi abbracci.

Ogni anno la mia famiglia affronta questa giornata con intensità, circondata dall’affetto sincero e dal sostegno concreto di tutti gli amici che collaborano all’organizzazione di questa giornata. Un giorno in cui Diego non ci chiede un dono materiale ma qualcosa di infinitamente più grande e misterioso, una cosa che sembra semplice ma che alle volte risulta invece tanto difficile. Ci chiede di stare. Stare in ogni amore che si scontra con la mancanza, stare nelle emozioni che il ricordo muove dentro di noi, stare nelle relazioni con gli altri senza giudizio e con tanta delicatezza perché ognuno di noi è portatore di una storia preziosa, di luci e di ombre, di cadute e nuovi inizi, di una bellezza che condivisa fa fiorire cose belle.

Diego continua a tenerci per mano e la sua vita continua a essere dono per noi e per gli amici del Libero Giardino che contribuiscono a far crescere questo splendido Albero dei Ricordi, fatto di relazioni che si intrecciano, di intenti che diventano frutti, di foglie del cuore che bisogna lasciar andare per far posto a quelle nuove. E noi, genitori tra Cielo e terra, con l’aiuto di amici vecchi e nuovi, vorremmo semplicemente continuare a portare il suo messaggio a chi vorrà condividere un tratto di strada.

Come dice la poetessa Emily Dickinson: “Per colmare un vuoto devi inserire ciò che lo ha causato. Se lo riempi con altro, ancora di più spalancherà le fauci. Non si chiude un abisso con l’aria”. Il nostro vuoto, come la nostalgia profonda che abita ogni cuore umano, è dato dall’Amore. Amore che ora per noi ha il volto trasfigurato di nostro figlio, in un cammino in cui la morte, ha ribaltato i ruoli rendendo Diego la Stella Polare del nostro cammino di crescita.

*Monica Lanfranchi – Libero Giardino a.p.s.