Sono mamma di due figli di 9 e 7 anni e abitiamo in un piccolo paese di montagna. Il più grande inizia ad avanzare la volontà di poter tornare a casa dal catechismo o dalla lezione di musica a piedi da solo (distanza massima 1,5 km, senza gravi problemi di interferenza con il traffico veicolare).

Il papà è un po’ preoccupato e non si fida molto (teme possa accadergli qualcosa). Si sentirebbe più sicuro se dotassimo il bambino di un orologio di quelli con videotelefono per poterlo monitorare, geolocalizzare e per consentirgli di contattarci in caso di necessità.

Da qui la domanda: a suo parere ritiene opportuna tale scelta oppure sarebbe meglio consentire a nostro figlio di rientrare a casa da solo (magari solo qualche volta, non sempre), senza dispositivi di “controllo” da parte nostra?

Il mio timore è che poi con un orologio/telefono lui inizierebbe a chiamarci per ogni cosa anche senza motivo e non acquisterebbe autonomia e responsabilità.

ROBERTA

– Cara Roberta, considerato che parliamo di un bambino di 9 anni, può essere utile dotarlo di uno strumento che lo rende raggiungibile. Potrebbe essere un telefonino vecchia maniera, di quelli cioè senza possibilità di navigazione online. Questo comporterebbe che il bambino si trovi dotato di uno strumento di comunicazione che non integra al proprio interno possibilità associate al concetto di navigazione.

Ciò lo renderebbe raggiungibile e a sua volta renderebbe voi raggiungibili in caso di bisogno da parte sua. Per evitare continue chiamate – cosa che tu sembri ipotizzare possibile – sarà utile consegnargli questo strumento insieme a un set di regole chiaro che il bambino dovrà rispettare e tale da garantire un uso virtuoso dell’oggetto.

Nel caso in cui vi accorgeste dell’incapacità del bambino di stare dentro alla cornice di regole che gli avete proposto, sarà facile fare un passo indietro e togliere l’oggetto che non gli consente di raggiungere gli obiettivi educativi dei quali voi volevate renderlo risorsa e non fattore di rischio.

Sarà poi importante, negli anni a venire, sapere quando voi genitori dovrete dismettere le funzioni di monitoraggio e controllo sulle sue uscite. Troppe volte, lavorando con i genitori, mi rendo conto che l’abitudine a tenere tutto sotto controllo rispetto alle uscite nel mondo dei figli li trova poi incapaci di farne a meno.

Così accade che un figlio quindicenne esca con gli amici e che la mamma lo chiami ogni ora per sapere dov’è e cosa sta facendo. Oppure che un genitori geolocalizzi il ritorno a casa da scuola di uno studente di scuola superiore.

Non ultimo: troppi genitori vogliono raggiungere più volte al giorno i figli in gita scolastica per sapere come stanno e se sta andando tutto bene. Siamo davvero convinti che i nostri figli abbiano bisogno di tutto questo contatto protettivo? Non dovremmo imparare a dismetterlo in modo sempre più definitivo man mano che loro crescono?

Un libro di Alberto Pellai e Barbara Tamborini per aiutare i nostri figli ad affrontare la vita: “ESCI DA QUELLA STANZA – Come e perché riportare i nostri figli nel mondo”