Cinque master mille consecutivi, la sensazione, ammessa dallo stesso frastornatissimo Alexander Zverev numero tre al mondo in conferenza stampa, che ci sia una voragine tra il numero 1 del tennis e il resto del mondo. Sul campo il rosso della val Pusteria dimostra una implacabilità quasi feroce, sembra lo schiacciasassi di Wile. E. Coyote, la sua attitudine a giocare i punti importanti fa si che lo si dipinga come una macchina. Anni fa toccò a Bublik dirgli ridendo a fine partita: «Tu non sei umano, dimostri 15 anni e giochi così!». E nel 2025, aggiornare il concetto: «Io non sono scarso, è lui che sembra creato con l’intelligenza artificiale».

Dopo la finale di Madrid finita 6-1 6-2, parrebbe il momento di celebrare, persino di esaltarsi per aver raggiunto statisticamente in anticipo sul loro ruolino di marcia cose che fino a pochi mesi fa erano appannaggio esclusivo dei big three Federer, Nadal e Djokovic.

E Sinner invece che fa? Spiazza tutti virando all’introspettivo, facendo emergere in conferenza stampa, a fine torneo, la voglia di mamma: «Io non gioco per questi record, gioco per me stesso e per la mia squadra, che sa cosa c’è dietro. Gioco anche per la mia famiglia perché la famiglia è la cosa principale. Anche loro non hanno mai cambiato il modo in cui sono con me. Mi considero molto fortunato. Quando avevo 13 anni ho fatto una scelta: sono andato via di casa per allenarmi in un centro. Per dei genitori questo è molto difficile, specialmente per una madre, accettare una cosa del genere e dire vai. È stata dura per me, ma sicuramente lo è stata ancora di più per i miei genitori, perché anche loro vorrebbero veder crescere il loro bambino. E questo significa che ho perso un po’ di tempo con i miei genitori e vorrei recuperarne il più possibile. A casa ci sono i nonni, i genitori di mia madre, che ci sono ancora entrambi. Quindi capisco benissimo che lei voglia stare a casa e passare più tempo possibile con loro. Anch’io vorrei trascorrere un po’ più di tempo con i miei. È fantastico vedere Carlos, ad esempio, che viaggia sempre con la famiglia e il fratello. Penso che faccia molto bene perché quando qualcuno non c’è più, poi te ne penti. Spero di poter trascorrere ancora un po’ di tempo con i miei genitori e le persone che amo, anche con mio fratello e i miei amici, perché le cose possono cambiare, sai. Mamma è sicuramente un modello da seguire e sono molto felice di avere mia madre e mio padre, e sì, sono una vera ispirazione per me. Cerco solo di essere un po’ come loro, sai, perché così so che posso essere una brava persona».

Intanto è arrivato a Roma per gli Internazionali, l’unico 1000 che ancora manca al suo carniere, con la famiglia, che evidentemente ha raccolto subito l’Sos affettivo lanciato dal “piccolo” alieno di casa a Madrid.

E vien da chiedersi quanto questa certezza dei punti di riferimenti, alla giusta distanza, presenti ma non invadenti, possa essere il segreto della sicurezza del campione in campo.