Mentre per milioni di studenti italiani la chiusura delle scuole segna l'inizio delle vacanze, per molte famiglie l'estate rappresenta un periodo complesso da affrontare. Centri estivi costosi, difficoltà organizzative e mancanza di opportunità educative rischiano infatti di ampliare le disuguaglianze già esistenti.

È in questo contesto che prende il via JOY 2026, l'estate solidale promossa da Sport Senza Frontiere ETS, che coinvolgerà oltre mille bambini e ragazzi provenienti da situazioni di fragilità economica e sociale.

La novità più significativa dell'edizione 2026 è l'accoglienza, per la prima volta, di minori rifugiati arrivati da Gaza attraverso i corridoi umanitari. Un segnale concreto di attenzione verso i bambini colpiti dalle guerre e dalle emergenze umanitarie, in linea con la missione dell'associazione che da quindici anni utilizza lo sport come strumento di inclusione e crescita.

Ma JOY non è soltanto un progetto di solidarietà. È anche una risposta a una delle grandi emergenze educative del nostro tempo: la crescente dipendenza dagli schermi. Tutte le attività sono infatti pensate per essere vissute lontano dagli smartphone, riscoprendo il valore delle relazioni dirette, del gioco condiviso e del contatto con la natura.

I dati aiutano a comprendere la portata della sfida. Secondo l'Istat, quasi 1,3 milioni di minori in Italia vivono in condizioni di povertà assoluta. Parallelamente cresce il tempo trascorso davanti ai dispositivi digitali e aumenta il numero di adolescenti che sviluppano un rapporto problematico con lo smartphone, con conseguenze sul sonno, sull'apprendimento e sulla qualità delle relazioni.

Di fronte a questa realtà, JOY propone un modello educativo che mette al centro l'esperienza concreta. I ragazzi partecipano a camp residenziali immersi nella natura, praticano sport, prendono parte a laboratori creativi e vivono momenti di condivisione che favoriscono autonomia, collaborazione e amicizia.

Nato nel 2017 sul Monte Terminillo all'indomani del terremoto che colpì il Centro Italia, il progetto si è progressivamente trasformato in una rete nazionale di attività. Oggi comprende i Summer Camp multisportivi in montagna, i Joy Nature dedicati a discipline come vela e surf, i Joy Lab realizzati insieme all'Università Roma Tre e i Joy Point, centri estivi urbani attivi in diverse città italiane.

«JOY 2026 rappresenta per noi un momento di svolta», spiega Alessandro Tappa, presidente di Sport Senza Frontiere ETS, «in quindici anni abbiamo imparato che lo sport può cambiare la vita di un bambino ma solo se intorno a lui ci sono persone, relazioni, tempo reale. JOY è molto più di un progetto estivo: è uno spazio di crescita, inclusione e libertà per bambini e ragazzi che spesso non hanno accesso a opportunità educative e sportive di qualità».

Le sue parole richiamano una verità spesso dimenticata: educare significa anzitutto creare occasioni di incontro. In un'epoca in cui molti ragazzi trascorrono sempre più tempo da soli davanti a uno schermo, l'esperienza di una partita, di una camminata in montagna o di un laboratorio condiviso può diventare un'opportunità preziosa per riscoprire sé stessi e gli altri.

In fondo, il valore più grande di JOY non è soltanto offrire qualche settimana di vacanza a chi non potrebbe permettersela. È ricordare che ogni bambino ha diritto a crescere in un contesto ricco di relazioni, di opportunità e di speranza. E che lo sport, quando è accompagnato da una vera attenzione educativa, può diventare uno straordinario strumento di inclusione e di pace.