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Mancano poche settimane alla maturità e per circa 500 mila studenti italiani si avvicina non solo l’esame conclusivo delle scuole superiori, ma anche una delle prime grandi decisioni che riguardano il futuro. Dopo anni scanditi da verifiche, compiti e interrogazioni, arrivano domande più complesse: cosa fare dopo il diploma? Proseguire gli studi? Quale corso scegliere? E, ancora, restare nella propria città o trasferirsi altrove? La presidente della CCUM (Conferenza dei Collegi Universitari di Merito) Elisa Valeriani, ricorda come la scelta universitaria avvenga in una fase in cui la conoscenza di sé è ancora in costruzione. Non è un caso che molti studenti cambino strada durante gli anni accademici o interrompano il percorso già al primo anno. Per questo orientarsi non significa trovare subito una risposta definitiva, ma iniziare un cammino fatto di ascolto, crescita e scoperta.
E gli interrogativi raramente riguardano solo i ragazzi. La scelta universitaria coinvolge spesso l’intera famiglia, tra aspettative, timori e desiderio di offrire il consiglio giusto. La CCUM, che rappresenta queste realtà a livello nazionale e internazionale, ha individuato sette indicazioni rivolte ai genitori per accompagnare figli e figlie in questo passaggio delicato. La sfida, infatti, non è decidere al loro posto, ma aiutarli a riconoscere attitudini, interessi e possibilità.
Ecco le indicazioni utili per i ragazzi e i loro genitori:
Non fare riferimento alla propria esperienza
Il coinvolgimento dei genitori nel processo di orientamento universitario rappresenta una risorsa preziosa, che tuttavia rischia di rivelarsi limitante se basata esclusivamente sull'esperienza personale. Il sistema accademico contemporaneo è in rapida e profonda evoluzione — nell'offerta formativa, nelle metodologie didattiche e negli sbocchi occupazionali — rendendo indispensabile un approccio informato e aggiornato alle specificità del contesto attuale.
Non condizionare le scelte dei figli con stereotipi
Un ulteriore elemento critico riguarda la tendenza, spesso inconsapevole, ad attribuire un valore differente ai diversi percorsi di studio, condizionando di fatto le scelte dei figli attraverso stereotipi generazionali o pregiudizi legati al genere. Un orientamento efficace richiede invece un dialogo aperto e privo di preconcetti, capace di valorizzare le inclinazioni individuali e il potenziale di ogni studente e studentessa.
Non guardare solo alla questione economica
“Mandare un figlio all’università” è un investimento che può essere molto impegnativo per una famiglia e a maggior ragione se la scelta implica il trasferimento in un’altra città. Tuttavia, vi sono strumenti che sostengono le famiglie, come agevolazioni e borse di studio, per questo è fondamentale informarsi bene, per far sì che questi aspetti non ostacolino studenti e studentesse meritevoli e non generino frizioni e preoccupazioni in famiglia.
Non farsi ingannare dal mercato del lavoro di oggi
Se un tempo lo sbocco professionale e il percorso di carriera erano più lineari rispetto al proprio titolo accademico, oggi, salvo alcuni casi, non è possibile nemmeno immaginare quali saranno le professionalità richieste tra 3 o 5 anni. Si pensi all’impatto delle nuove tecnologie, che da un lato ricercano profili ancora inesistenti e dall’altro valorizzano competenze umanistiche in contesti tecnologici.
Affidarsi a terzi
Il proprio punto di vista può non essere esaustivo. Riconoscerlo è il primo passo per un confronto sano. Valutare il coinvolgimento di figure terze, anche all’interno della cerchia familiare, può essere un modo utile per ampliare le prospettive e rafforzare la scelta.
Confronto sì, non competitivo
Il confronto con i pari rappresenta spesso un motore prezioso nello sviluppo del talento: osservare i percorsi degli altri, riconoscerne le differenze e misurare le proprie inclinazioni in un contesto collettivo può stimolare consapevolezza e motivazione. Perché questo confronto sia costruttivo, tuttavia, è essenziale che avvenga in un clima di riconoscimento reciproco, in cui il valore del singolo non venga misurato in termini competitivi, ma come espressione di un potenziale unico da orientare e valorizzare. Il ruolo dei genitori è favorire questo sguardo aperto, accompagnando i figli nell'esplorazione — anche attraverso gli altri — senza trasformare il confronto in pressione.
Essere pronti a vederli partire
Il percorso universitario implica spesso il trasferimento in un’altra città o anche esperienze all’estero, come l’Erasmus, che segnano un momento di forte crescita e autonomia rispetto alla famiglia di origine. La sindrome del nido vuoto è un passaggio sofferto per i genitori, ma riuscire a gestirla senza farla pesare ai figli è gesto di responsabilità e di amore che permette loro di vivere questa fase con serenità e fiducia.







