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Il messaggio lasciato dai due agenti di Ps sulla lavagna della scuola di Sorisole (per gentile concessione de L'Eco di Bergamo).
«Grazie bambini per averci ospitato in questa bellissima scuola. Durante questo referendum la bellezza dei vostri disegni ci ha fatto compagnia, facendoci tornare indietro nel tempo. Continuate a studiare e a sorridere sempre. Siete voi il nostro futuro». Firmato: Gianpiero e Cosimo, poliziotti della questura di Bergamo. E come dono silenzioso una macchinina della polizia.
Non è un avviso della maestra, né un compito per casa. È un messaggio lasciato sulla lavagna. Firmata da due poliziotti della questura di Bergamo. Gente che, per mestiere, di solito scrive verbali, non pensierini.
Li ringraziano. Ringraziano dei disegni, dei colori, di quella confusione infantile che di colpo — in mezzo a schede e timbri — deve essere sembrata una specie di rifugio. Confessano, senza troppi giri di parole, di essere tornati indietro nel tempo. E poi, la frase che ogni adulto dice e ogni bambino ascolta distrattamente: «Siete voi il nostro futuro». Ma stavolta non suona come una formula di circostanza. Forse perché è scritta col gesso, non stampata su un manifesto.
Sul banco, come un dettaglio fuori protocollo, una macchinina della polizia. Niente di eroico, niente di retorico. Un giocattolo. Che è poi il modo più serio, e più disarmante, di dire grazie a un bambino.
C’è, in questa piccola scena, una cosa che si vede sempre meno e che invece continua ostinatamente a esistere: una forma di gentilezza pubblica, quasi clandestina. Una tenerezza che non fa notizia, ma fa civiltà. Da parte di chi è preposto anche a proteggerli, quei bambini. E che, per una volta, non passa dai grandi discorsi ma da una lavagna, due firme di grande umanità e una macchinina lasciata in silenzio. Qualcosa di commovente, di pulito, di bello, che ci fa sentire fieri di avere rappresentanti dell’ordine pubblico così.




