PHOTO
Michela Benaglia
Da oltre vent’anni la Fondazione Sicomoro si batte per aiutare i ragazzi colpiti dal fenomeno della dispersione scolastica implicita, una problematica che riguarda ragazze ragazzi della scuola media. Un fenomeno concreto, che colpisce il 12,3% degli studenti dell’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado. Ragazzi le cui lacune scolastiche aumentano di giorno in giorno, portando molto spesso alla bocciatura.
Per venire incontro a questi giovanissimi studenti, la Fondazione ha dato vita alla Scuola Popolare e Seconda Opportunità che, grazie alla collaborazione del Comune di Milano e l’Ufficio Scolastico Territoriale, accompagna gli alunni tra i 13 e i 16 anni a ottenere il diploma secondario di primo grado. Ma i risultati del lavoro svolto su e con questi ragazzi in difficoltà non si vedono solamente sul lato scolastico. Molti di coloro che sono passati negli anni dalla Scuola delle Seconde Opportunità, non avevano perso solamente la voglia di studiare; non credevano più in loro stessi e pensavano di non essere in grado di ottenere risultati scolastici soddisfacenti.
Il modello scolastico proposto si ispira alla Scuola di Barbiana di Don Lorenzo Milani: classi con numero di studenti ridotto e presenza costante di educatori ad affiancare gli insegnanti durante le giornate. In questo approccio, l’insegnamento nasce dal dialogo costante tra docenti ed educatori, che intrecciano le diverse materie partendo da concetti-chiave condivisi. Viene dato molto spazio alle attività fuori dall’aula, considerate una vera palestra per imparare a stare insieme e ad affrontare le sfide quotidiane, con un’attenzione particolare al percorso che attende i ragazzi dopo la scuola.


Con la collaborazione del Social Inclusion Lab- Centro DONDENA dell’Università Bocconi è stato realizzato un report che potesse aiutare a tirare le somme del lavoro svolto in questi anni, grazie alla collaborazione degli ex studenti della Scuola.
Un dato significativo emerso dallo studio è legato al cambiamento di percezione degli studenti nei confronti dello studio e delle loro opportunità future. Se infatti l’86% degli intervistati afferma che non apprezzava minimamente dedicarsi allo studio prima dell’esperienza, la percentuale scende sensibilmente (al 47%) durante il percorso nella Scuola delle Seconde Opportunità. Di pari passo, i ragazzi tornano ad apprezzare lo studio e aumenta la fiducia nel futuro (passata dal 29% al 79%), anche per quanto riguarda ottenere un diploma di scuola superiore.
«Il rapporto ci restituisce una fotografia preziosa della percezione che i nostri studenti e le nostre studentesse hanno della Scuola della Seconda Opportunità, anche a distanza di anni dalla partecipazione – commenta la Segretaria Generale di Fondazione Sicomoro, Simona D’Alò –. La riduzione delle ripetenze, la prosecuzione degli studi, il rafforzamento della fiducia e la costruzione di relazioni educative solide rappresentano segnali concreti di successo, che validano il modello scolastico ed educativo proposto».
Lo studio mostra come i ragazzi che passano per la Scuola raggiungo esiti scolastici positivi dopo il percorso. L’81% non ha subito bocciature nel proseguo della carriera scolastica, il 16% ha dovuto ripetere un anno, il 3% più di uno.
Il cuore del successo di questo modello, tuttavia, non risiede solo nelle statistiche, ma nella capacità di trasformare l’ambiente scolastico in uno spazio di accoglienza e non di esclusione. Come sottolineato dai ricercatori del Social Inclusion Lab della Bocconi, la sfida contro le disuguaglianze educative resta una priorità per il territorio milanese, ma i risultati ottenuti finora tracciano una strada chiara.
Il passaggio dal "non mi piace studiare" al "voglio diplomarmi" non è solo un successo accademico, ma una vittoria sociale: dimostra che, se affiancati da guide costanti e metodi didattici vicini alla realtà, anche i ragazzi considerati "difficili" possono riprendere in mano le redini del proprio domani. La Scuola della Seconda Opportunità si conferma così non solo un presidio contro l'abbandono, ma un vero e proprio laboratorio di cittadinanza dove, citando Don Milani, «imparare è cosa mia».









