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Certe persone hanno la tendenza ad autodenigrarsi. Questo è un peccato? Come evitare questa inclinazione? - ANDREA
È estremamente difficile il giudizio equilibrato su di sé. Noi consideriamo la superbia come un vizio, ma l’autodenigrazione ne è la faccia simmetrica e, quindi, dobbiamo considerarla alla pari. Entrambi questi atteggiamenti presuppongono una errata comprensione della uguale dignità di ogni persona e dell’amore di Dio per ciascuno. I vizi non degenerano necessariamente in peccato, pur preparando terreno fertile: possono essere combattuti e superati. Il primo passo da compiere è cercare di comprendere l’origine di questo atteggiamento: può nascere dalla educazione ricevuta, dall’ambiente sociale, da caratteristiche psicologiche o da errate convinzioni teologiche quali, ad esempio, ritenere che la virtù dell’umiltà sia un mero sminuirsi agli occhi degli altri o di Dio. Anche una certa pedagogia o spiritualità cristiana, nei secoli, può aver favorito tale atteggiamento. Comprese le radici, svariati e mirati possono essere i percorsi (dallo studio alla preghiera, dal confronto alla direzione spirituale, da una rinnovata prassi di Riconciliazione allo sviluppo della Speranza…), ma nessuno può essere compiuto in modo solitario. Per chi vuole ecco un piccolo consiglio di lettura: F. Montuschi, Gli equilibri dell’amore. Cura di sé e identità personale (EDB).




