Cari amici lettori, la domenica successiva a Pasqua è, dal 2000, domenica “della divina Misericordia”, per volontà di Giovanni Paolo II che la istituì in occasione della canonizzazione di suor Faustina Kowalska. Il Pontefice polacco desiderava mettere al centro questo tema per offrire un segno di speranza a un mondo segnato dalle tragedie dei totalitarismi del Novecento. E il Vangelo di questa II domenica dopo Pasqua ben si presta a illustrare la divina condiscendenza di Cristo, che la manifesta verso la richiesta di Tommaso, l’apostolo “incredulo” (ma che in realtà fa l’atto di fede più alto dei Vangeli!).

Ma la memoria corre anche al 2016, quando papa Francesco volle proclamare un Giubileo straordinario dedicato proprio alla misericordia. Sono passati dieci anni da quell’evento ed è lecito chiedersi se ha lasciato qualche traccia nella vita della Chiesa. La risposta mi sembra positiva. All’epoca papa Bergoglio mise in campo diverse iniziative per “illustrare” plasticamente il senso della misericordia di cui parlava: dai “venerdì della misericordia”, in cui visitava a sorpresa disabili, detenuti, periferie degradate ecc., all’istituzione dei missionari della misericordia (tuttora esistenti e attivi).

Forse alcuni ricordano quando il Pontefice argentino tirò fuori una scatoletta medicinale con la scritta “Misericordina”, invitando a prenderne una dose come «medicina spirituale dell’anima» e invitando a pregare (il Rosario e la coroncina della Divina Misericordia).

Al di là del gesto un po’ giocoso, però, mi sembra che papa Francesco abbia non solo ricordato alla Chiesa un tema vitale per essere vicina alle persone oggi, particolarmente a quelle “ferite” per i più vari motivi, ma che abbia insegnato una postura e uno sguardo diversi, meno ossessionati dalle norme giuridiche e più in linea con il Vangelo.

In Lumen fidei, l’enciclica scritta a quattro mani con Benedetto XIV e pubblicata poco dopo l’elezione di Francesco (13 giugno 2013), leggiamo un passaggio illuminante: «La fede, non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi» (n. 18).

Uno sguardo che è quello della compassione, della tenerezza che si china sulle ferite umane e porta la misericordia di Dio nella carne dell’uomo.

Papa Francesco, di cui il 21 aprile ricorderemo un anno dalla scomparsa, ha lasciato un magistero di gesti che hanno dato corpo a questo sguardo, proprio di una Chiesa senza “dogane”, accogliente con tutti.

Un insegnamento che ha inciso, mi pare di poter dire, anche nella “mentalità comune” di diocesi e parrocchie, pur tra qualche resistenza. Tante iniziative stanno contribuendo a costruire questo rinnovato atteggiamento della Chiesa nel nostro tempo: meno incline a giudicare, più propensa all’aiuto, alla vicinanza, alla “simpatia” per tutto ciò che è umano.

Un cammino non ancora compiuto, certo, ma i cui semi sono stati piantati. E stanno iniziando a germogliare.


In collaborazione con Credere

Credere, la rivista per vivere «la gioia del Vangelo«

Credere, la rivista per vivere «l'avventura della fede»

CREDERE è la rivista che ogni settimana ti propone storie, personaggi e rubriche per ispirare la fede nel quotidiano. Già scelta come "Rivista Ufficiale del Giubileo della Misericordia", è un giornale ricco di contenuti per lo spirito, con tante testimonianze di famosi e gente comune e i gesti e le parole del Papa, più vicini che mai.

Scopri la rivista e abbonati »