Le vie del Signore sono infinite. A volte, partono da Bernalda, un piccolo paesino in provincia di Matera, e si trasformano in un’autostrada fino a New York, la capitale degli eccessi dove tutto è enorme, tutto sembra infinito.

«Sono nato in un centro che tutto insieme non contava 12 mila abitanti, e oggi mi trovo parroco di due storiche chiese a Manhattan, che radunano circa 40 mila residenti, anche se il loro bacino pastorale reale è molto più ampio», spiega don Luigi Portarulo, 39 anni, primo parroco italiano della cattedrale di Saint Patrick e della basilica di Saint Patrick’s Old Cathedral, nella storica Little Italy.

«Quando sono arrivato a New York, a dicembre 2022, dopo 23 anni tra Roma e il Vaticano, non conoscevo nemmeno una parola in inglese», confida. «Ma i piani di Dio sono imperscrutabili…».

Un chierichetto a Roma

«Sono nato in una famiglia molto devota», confida don Luigi. «Mia nonna mi portava a messa ogni giorno, e a me piaceva fare il chierichetto».

Un giorno, mamma Enza portò a casa una copia di Famiglia Cristiana: «Era l’estate del 1999. Lessi un annuncio: per il Giubileo del 2000, si cercavano ministranti. Decisi di propormi. Fu il primo sì che dissi a Dio», ammette il giovane sacerdote. «Dal giorno in cui con i miei genitori mi recai a Roma, e fui accolto da Giovanni Paolo II che mi scelse come chierichetto a San Pietro, non sono più uscito dalla Chiesa».

A Roma, don Luigi ha studiato filosofia, teologia e diritto canonico. «Sono stato ordinato sacerdote il 9 giugno 2012», confida, «e ho iniziato a lavorare in Vaticano». Al lavoro d’ufficio, don Luigi alternava l’attività pastorale nelle parrocchie di Roma e lo sport: è stato la punta di diamante della squadra della “Fabbrica di San Pietro” e ha vestito la maglia azzurra della Nazionale italiana futsal dei sacerdoti. Poi, durante il Covid, è arrivata la corsa: recentemente ha corso la maratona di New York.

Don Luigi è nato il 6 giugno 1987, ha 39 anni. Ha un fratello, Antonio. Nella foto è con alcuni parrocchiani.
Don Luigi è nato il 6 giugno 1987, ha 39 anni. Ha un fratello, Antonio. Nella foto è con alcuni parrocchiani.
Don Luigi è nato il 6 giugno 1987, ha 39 anni. Ha un fratello, Antonio. Nella foto è con alcuni parrocchiani. (da don portarulo)

Le coincidenze di Dio

La proposta per Manhattan gli arriva nel 2022, dal padre generale degli Scalabriniani, che cercava un parroco per la chiesa di Our Lady of Pompeii. «Mi telefonò, per propormi di partire, il 18 maggio, compleanno di Giovanni Paolo II. Il caso non esiste, è solo il secondo nome di Dio», afferma don Luigi. «Questa coincidenza mi toccò molto e pochi mesi dopo ero a New York. Celebravo in italiano, non conoscevo nessuno e non sapevo l’inglese, ma avevo assimilato l’idea di una chiesa in uscita, mi piaceva la pastorale d’incontro con la gente. Così, ho iniziato a frequentare il consolato, i club sportivi, le pizzerie, e a invitare gli italiani a venire in parrocchia. Da cosa nasce cosa, e abbiamo creato una vera comunità, fatta di amicizia, solidarietà, sostegno».

Passano pochi mesi e il cardinale Timothy Dolan, arcivescovo metropolita di New York, chiede a don Luigi di prestare servizio nella cattedrale sulla Fifth Avenue e nella basilica di Old Saint Patrick Cathedral: nella prima, il sacerdote lucano celebra, confessa, incontra fedeli di passaggio; nella seconda segue un pezzo della missione italiana.

Don Luigi con i bambini della Prima Comunione.
Don Luigi con i bambini della Prima Comunione.
Don Luigi con i bambini della Prima Comunione. (da don portarulo)

Tra i nuovi immigrati

Poi c’è il resto: i corsi di italiano, per gli americani di seconda generazione, e di inglese, per i nuovi arrivati; le attività per i bambini, le iniziative di beneficenza, le pizzate e gli aperitivi, i concerti e le proposte culturali, il sostegno concreto a chi arriva e non sa a chi rivolgersi per le pratiche burocratiche, ma anche per avere una parola di conforto. Per far fronte a tutte queste esigenze, ha creato una organizzazione no profit, la Grow Together Foundation.

«Nell’Ottocento», riflette don Luigi, «gli immigrati partivano convinti di trovare i marciapiedi lastricati d’oro e si scontravano con la fatica di orientarsi, le attese... Oggi, gli italiani che arrivano sono spesso professionisti, artisti, cuochi, imprenditori, che oltreoceano portano le loro capacità e arrivano per trovare il successo che meritano: non è la stessa emigrazione, certo, ma un punto di riferimento può ancora fare la differenza. La vita nella Grande Mela è straniante: sempre di corsa, sempre concentrati sul lavoro: quello che salva sono le relazioni che instauriamo, la solidarietà di una comunità che si fa prossima ai bisogni di tutti. È per questo che, oltre alla Messa e ai sacramenti (nella mia parrocchia, ho centinaia di giovani del catechismo, tra i 4 e i 18 anni), a Saint Patrick viviamo tanti momenti di condivisione: le persone si ritrovano nella semplicità dell’essere insieme, tipico delle comunità italiane. La chiesa è un ponte che ti aiuta a non essere solo».

Don Luigi prova gratitudine e gioia: «Non mi aspettavo nulla di tutto questo, affidandomi a Dio, ai suoi progetti per me, ho scoperto quanto è bello essere a suo servizio». E sta già organizzando un nuovo progetto: «In occasione del 19 settembre, memoria liturgica di san Gennaro, patrono di Napoli, porterò a New York una reliquia del santo. La comunità partenopea è molto numerosa in America e la festa molto sentita. Avremo una copia identica della statua del santo che si trova al porto di Napoli: secoli fa, gli italiani che partivano per l’America la salutavano, prima di imbarcarsi. Oggi, la ritrovano a New York, come speranza e consolazione per la loro nuova vita».