Un’anziana suora seduta su uno sgabello afferra un agnellino, se lo mette in grembo, sostenendolo con le braccia e lo allatta con un biberon: un’immagine semplice, dolce, materna, un gesto ripetuto più volte al giorno, nei cinque mesi ch i due agnellini provenienti da un allevamento fuori Roma, restano affidati alle cure delle monache di Santa Cecilia, dopo essere stati benedetti. E quegli stessi agnellini diventano parte integrante della operosa e tranquilla vita nel monastero dove un gruppo di monache benedettine, di cui alcune di origine africana, svolgono le mansioni quotidiane di una vita fatta di lavoro e preghiera. Dove il silenzio è interrotto solo dalle stoviglie della cucina, dalla macchina da cucire, dalla radio che trasmette musica sacra e dal belato degli agnellini, che come ogni cucciolo giocano, sono curiosi, seguono a ruote le gonne nere delle loro mamme adottive che si aggirano per il chiostro, lungo i porticati e nell’orto.

 

Dopo il debutto all’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia e un percorso nei principali festival internazionali, Agnus Dei di Massimiliano Camaiti arriva nelle sale italiane dal 20 aprile, distribuito da Kinèa Distribuzioni. Presentato nella sezione Biennale College Cinema, Agnus Dei ha ottenuto il Premio Michel Mitrani come migliore opera prima al FIPADOC di Biarritz ed è stato premiato come miglior documentario dell’anno dall’Associazione Documentaristi Italiani.

Nel silenzio raccolto del Monastero di Santa Cecilia a Roma, il film segue il legame delicato tra le monache e due agnelli appena nati, affidati alle loro cure grazie ad una tradizione cattolica millenaria. Nei gesti quotidiani dell’accudimento si dischiude una forma di maternità inattesa, fatta di presenza, dedizione e ascolto, che attraversa e ridefinisce il senso stesso della vocazione.

Ad incrinare il lento scandirsi del rito antico del pallium è la malattia improvvisa del Papa, che introduce una fragile tensione tra l’eterno e il contingente.

LA TRADIZIONE DEL PALLIUM

La tradizione del pallio papale consiste nella benedizione di due agnellini appena nati nel giorno di Sant'Agnese (21 gennaio), martire trafitta con colpo di spada alla gola, nel modo con cui si uccidevano gli agnelli. Gli animali sono collocati sull’altare sopra le reliquie di Agnese e di Emerenziana, su sorella di latte Era catecumena e si stava preparando a ricevere il Battesimo, l’hanno trovata a pregare sulla tomba di Agnese e dopo averla portata fuori dalla chiesa, l’hanno lapidata. Questo animale simboleggia il legame tra il Pontefice, gli arcivescovi metropoliti e il loro ruolo di "buon pastore", che porta sulle spalle l’agnello, con un richiamo simbolico di Cristo che porta sulle spalle la pecora smarrita.La benedizione avviene nella basilica di Sant'Agnese in Agone a Roma. Successivamente vengono affidati alle monache benedettine del monastero di Santa Cecilia in Trastevere. Queste monache si occupano di loro fino a primavera, quando avviene la tosatura. Con la lana di questi agnelli, le monache tessono le strisce di stoffa bianca che costituiscono i palli. Il pallio è una fascia di lana bianca decorata con croci nere di seta. I palli vengono poi benedetti dal Papa e posti vicino alla tomba di San Pietro, prima di essere imposti, il 29 giugno (solennità dei Santi Pietro e Paolo), agli arcivescovi metropoliti come simbolo del loro legame speciale con il Papa.

Attraverso un linguaggio cinematografico essenziale, attento al silenzio e al tempo, Massimiliano Camaiti firma un’opera contemplativa che interroga i temi della cura, della fede, della solitudine e della ricerca di senso: «L'approccio al documentario è totalmente laico. Ho cercato di lasciare uno spazio fra la macchina da presa e gli eventi filmati, non parlo di spazio fisico ovviamente, per permettere allo spettatore di creare il proprio personale punto di vista. Osservo quello che succede, senza suggerire nulla».

Prodotto da Olivia Musini e Giovanna Nicolai per Cinemaundici, in collaborazione con Rai Cinema, Agnus Dei è distribuito da Kinèa Distribuzioni, realtà indipendente attiva nella promozione del cinema documentario. «Il cinema del reale è una scelta di campo», dichiara Dario Cangemi, fondatore di Kinèa. «Significa investire in un linguaggio capace di raccontare la complessità del presente. Con Agnus Dei inauguriamo il nostro percorso in sala con un’opera che incarna pienamente questa visione: restituire spazio, dignità e centralità a un cinema che nasce dal reale e dialoga con la comunità».