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Negli Stati Uniti c’è chi entra nelle chiese per pregare, e chi invece lo fa per “completare una sfida”. Succede anche nelle sedi della Chiesa di Scientology, finite al centro di un curioso fenomeno virale su TikTok: giovani utenti che si introducono negli edifici dell’organizzazione con l’obiettivo di filmare il più possibile, nel minor tempo possibile, prima di essere allontanati.
Le incursioni, documentate soprattutto a Los Angeles ma replicate anche in altre città statunitensi, seguono la logica delle cosiddette “speedrun”, termine mutuato dal mondo dei videogiochi, dove indica il completamento di un’azione nel tempo più breve possibile. In questo caso, la “sfida” consiste nell’entrare nelle sedi di Scientology, riprendere ambienti, materiali e interazioni con il personale, e uscire rapidamente condividendo il video online.
I contenuti, spesso montati con tono ironico o provocatorio, raccolgono migliaia di visualizzazioni. Alcuni mostrano l’accoglienza iniziale riservata ai visitatori, con tanto di sicurezza superata da persone spesso in costumi carnevaleschi, altri documentano il momento in cui gli addetti chiedono di interrompere le riprese o di lasciare i locali. Il risultato è una narrazione frammentata, costruita più per intrattenere che per informare, che tuttavia contribuisce a riaccendere l’attenzione su un’organizzazione da anni oggetto di controversie.
Fondata negli anni Cinquanta dallo scrittore L. Ron Hubbard, la Chiesa di Scientology è presente in numerosi Paesi e ha spesso suscitato inchieste, documentari e dibattiti per le sue pratiche, la gestione interna e il rapporto con ex membri. Negli Stati Uniti gode dello status di organizzazione religiosa, ma continua a essere osservata con sospetto da parte dell’opinione pubblica e dei media.
Commento a Scientology, la religione nata da uno scrittore di fantascienzaIl fenomeno delle “incursioni virali” solleva però interrogativi più ampi. Da un lato, c’è il tema della libertà di documentazione e del diritto di raccontare realtà percepite come opache; dall’altro, emerge una dinamica tipica dell’ecosistema digitale, in cui luoghi e istituzioni, religiose comprese, diventano scenari per contenuti performativi, pensati per attirare attenzione e generare engagement.


Non si tratta solo di Scientology. La logica della sfida e della spettacolarizzazione sta progressivamente trasformando il modo in cui molti giovani si rapportano agli spazi pubblici e simbolici. Chiese, musei, luoghi della memoria rischiano di essere ridotti a semplici “set” per contenuti rapidi e spesso superficiali.
Resta allora una domanda di fondo: cosa accade quando l’esperienza del sacro, o più in generale del religioso, viene filtrata attraverso le dinamiche dei social? Se da un lato la visibilità può favorire trasparenza e dibattito, dall’altro il rischio è quello di una banalizzazione, in cui il confine tra informazione, intrattenimento e provocazione si fa sempre più sottile.






