Il ritorno del Papa a Castel Gandolfo per il periodo estivo riapre una pagina lunga quasi quattro secoli di storia pontificia, intrecciata con archeologia, architettura e memoria del papato moderno.

Il soggiorno di Leone XIV nel Palazzo Apostolico della cittadina dei Castelli Romani segna infatti la ripresa di una tradizione iniziata il 10 maggio 1626, quando Urbano VIII Barberini trascorse il primo soggiorno di un Pontefice nella cittadina laziale, dando avvio a una consuetudine estiva che si sarebbe consolidata nei secoli. Da allora, Castel Gandolfo è diventata il luogo simbolico del “riposo” papale, a breve distanza dal Vaticano ma immersa nel paesaggio dei Colli Albani.

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Il Papa saluta la folla (ANSA)

Dalle origini romane alla residenza papale

Le Ville Pontificie sorgono su un’area di straordinaria stratificazione storica: qui si estendeva l’antica villa dell’imperatore Domiziano (81–96 d.C.), l’“Albanum Domitiani”, un complesso monumentale che occupava circa 14 chilometri quadrati fino al lago di Albano. In epoca medievale, sulle rovine romane fu edificato un castello dalla famiglia genovese dei Gandolfi, poi passato ai Savelli fino al 1596. Successivamente, dopo difficoltà economiche della famiglia, il feudo fu incorporato nei beni della Santa Sede nel 1604.

Fu proprio su questa base che Urbano VIII Barberini avviò la trasformazione della rocca in residenza estiva pontificia: i lavori furono affidati all’architetto Carlo Maderno, mentre le decorazioni pittoriche a Simone Lagi. Nei secoli successivi, il complesso venne ampliato e arricchito grazie agli interventi di pontefici come Alessandro VII, con il contributo del Bernini, Clemente XIV con l’acquisto di Villa Cybo e Paolo V con il restauro degli acquedotti.

Un lungo periodo di abbandono segnò la residenza dopo il 1870, con la fine dello Stato Pontificio: per circa sessant’anni le Ville Pontificie non furono più utilizzate come sede estiva.

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I fedeli salutano papa Leone (ANSA)

Il ritorno nel Novecento e la rinascita scientifica

La funzione originaria venne ripristinata con i Patti Lateranensi del 1929, che riportarono i Papi a soggiornare a Castel Gandolfo durante i mesi caldi. In quegli anni furono realizzati importanti restauri e collegamenti tra i giardini del complesso, tra cui il Giardino del Moro, Villa Cybo e Villa Barberini.

Nel 1934 fu inoltre trasferito nel complesso l’Osservatorio Astronomico Vaticano, affidato ai Padri Gesuiti, a causa della crescente inquinamento luminoso della zona romana che rendeva impossibili le osservazioni del cielo.

San Giovanni Paolo II recita l'Angelus a Castel Gandolfo nel 2001
San Giovanni Paolo II recita l'Angelus a Castel Gandolfo nel 2001

San Giovanni Paolo II recita l'Angelus a Castel Gandolfo nel 2001

Giovanni Paolo II e Benedetto XVI: la “casa d’estate” dei Papi

Nel secondo Novecento Castel Gandolfo divenne stabilmente la residenza estiva dei Pontefici. Giovanni Paolo II vi trascorse lunghi periodi ogni anno, mantenendo anche durante le vacanze un’intensa attività pastorale: celebri le udienze, gli Angelus domenicali dalla loggia del Palazzo Apostolico e i contatti continui con fedeli e delegazioni.

Anche Benedetto XVI ha legato profondamente il proprio nome alla residenza, dove soggiornò anche nei mesi successivi alla rinuncia al pontificato nel 2013, prima del trasferimento nel Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano. La sua presenza segnò l’ultimo capitolo della lunga stagione dei Papi a Castel Gandolfo prima della trasformazione museale.

La svolta di papa Francesco

Una svolta decisiva arrivò nel 2016, quando papa Francesco decise di trasformare il Palazzo Apostolico in un polo museale, aprendo al pubblico gli appartamenti pontifici e la galleria con i ritratti dei Papi dal XVI secolo fino ai giorni nostri. L’intervento rientrava nella sua impostazione pastorale, orientata alla sobrietà e alla valorizzazione degli spazi come beni culturali condivisi.

Lo stesso Francesco, inoltre, ha scelto negli anni di non utilizzare Castel Gandolfo per le vacanze estive, preferendo restare in Vaticano anche durante il periodo di riposo.

Benedetto XVI a Castel Gandolfo il 28 febbraio 2013 dopo la rinuncia al pontificato
Benedetto XVI a Castel Gandolfo il 28 febbraio 2013 dopo la rinuncia al pontificato

Benedetto XVI a Castel Gandolfo il 28 febbraio 2013 dopo la rinuncia al pontificato

(ANSA)

Il ritorno della "villeggiatura” papale

Ora la decisione di riaprire il Palazzo Apostolico alla residenza estiva segna un ritorno alla tradizione. Leone XIV soggiornerà nelle Ville Pontificie dal 5 al 27 luglio con la sospensione delle udienze generali e private mentre l’Angelus domenicale è previsto in piazza della Libertà.

Già l’anno scorso, Prevost aveva trascorso a Villa Barberini sedici giorni di

riposo, dal 6 al 22 luglio, durante i quali non erano mancati alcuni

impegni pubblici come le celebrazioni nel “Borgo Laudato si’” per la

prima Messa sulla custodia della creazione, poi le Messe nella parrocchia pontificia di San Tommaso da Villanova e nella Cattedrale di Albano. Il periodo era stato caratterizzato anche da alcuni incontri, come quello con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, ricevuto a Villa Barberini, e dalle telefonate con il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu o con Mahmoud Abbas, presidente dello Stato di Palestina.

Negli ultimi anni il complesso era stato progressivamente valorizzato come spazio culturale e spirituale, anche attraverso iniziative come il Borgo Laudato Si’, voluto da Francesco nel 2023, che ha interessato alcune aree dei giardini.

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Papa Leone nel Palazzo apostolico di Castel Gandolfo (ANSA)

«Spero di fare un po’ di sport»

L’ultima presenza stabile di un Papa a Castel Gandolfo risale proprio a Benedetto XVI, prima del suo ritiro. Oggi, con il ritorno della villeggiatura pontificia, la cittadina dei Castelli Romani torna a essere non solo luogo della memoria, ma spazio vivo del pontificato, in continuità con una storia iniziata quasi 400 anni fa sulle pendici del lago Albano.

Papa Leone è arrivato domenica pomeriggio dopo aver recitato l’Angelus in piazza San Pietro: «Grazie sono molto contento di essere qui fra voi e di poter passare le prossime settimane di riposo preghiera lettura e speriamo un po’ di sport qui a Castel Gandolfo», ha detto salutando la folla fuori dal Palazzo Apostolico di cui ha preso possesso, «è sempre un momento importante di incontro. Sono contento che siate tutti qui grazie per l'accoglienza e per essere fratelli e sorelle vi do la benedizione, facciamo una preghiera e ci vediamo per l'Angelus e poi forse qualche altro momento».