«La teologia serve per l’annuncio del Vangelo», perché è «parte integrante e fondamentale della missione della Chiesa». Con parole chiare e appassionate, papa Leone XIV ha ricevuto il 2 marzo, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, le comunità della Facoltà Teologica Pugliese e dell’Istituto Teologico di Calabria, indicando nella formazione teologica una responsabilità che riguarda tutto il Popolo di Dio.

Per il Pontefice, infatti, la «formazione teologica» è «una chiamata rivolta a tutti», non «un destino per pochi specialisti». Non si tratta di accumulare nozioni per adempiere obblighi accademici, ma di approfondire il mistero della fede e dotarsi degli strumenti necessari per portare avanti con passione quel «perseverante impegno di mediazione culturale e sociale» richiesto dalla Buona Novella. Una teologia, dunque, incarnata, capace di offrire uno sguardo ampio sulla realtà e di generare un pensiero critico e profetico, «un investimento culturale per il futuro» in grado di disinnescare rassegnazione e indifferenza.

epa12789690 A handout picture provided by the Vatican Media shows Pope Leo XIV during the audience with the communities of the Pugliese Theological Faculty and the Theological Institute of Calabria, Vatican City, 02 March 2026. EPA/VATICAN MEDIA HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
epa12789690 A handout picture provided by the Vatican Media shows Pope Leo XIV during the audience with the communities of the Pugliese Theological Faculty and the Theological Institute of Calabria, Vatican City, 02 March 2026. EPA/VATICAN MEDIA HANDOUT HANDOUT EDITORIAL USE ONLY/NO SALES
Il Papa durante l'udienza (EPA)

«Restate in mare aperto»

Rivolgendosi a due istituzioni provenienti da regioni del Sud, «bagnate dalla bellezza e dalla vastità del mare», il Papa ha ripreso un’espressione cara a Papa Francesco: «Restate in mare aperto». Il cattolico, ha spiegato, non deve cercare «il riparo di porti sicuri», ma avere il coraggio di navigare al largo, specialmente «nei contesti in cui oggi la fede dev’essere annunciata e inculturata». La teologia è un «viaggio» a doppia direzione: da una parte occorre «scendere in profondità, scrutando gli abissi del mistero di Dio e le diverse dimensioni della fede cristiana»; dall’altra bisogna «andare oltre, per scrutare altri orizzonti e trovare, così, nuove forme e nuovi linguaggi in cui annunciare il Vangelo nelle diverse situazioni della storia». Fedeltà e creatività non si oppongono, ma si richiamano a vicenda.

Fare teologia insieme

Il cuore del discorso è stato l’invito a «fare teologia insieme». Il Papa ha espresso apprezzamento per il cammino di unità avviato tra le due istituzioni, una «sinergia davvero importante» che «promuove la comunione tra le diocesi, favorisce il superamento di antichi campanilismi e, soprattutto, incoraggia un cammino ecclesiale all’insegna dell’unità e della fraternità».

Solo così, ha sottolineato, è possibile costruire «un comune orizzonte di pensiero e una convergenza sulle sfide pastorali e sulle esigenze dell’evangelizzazione». Una formazione al servizio dell’annuncio nasce dalla comunione: si naviga «in mare aperto», ma non da soli. Occorre «lasciare il proprio porto sicuro», andare oltre i confini territoriali ed ecclesiali, crescere nell’incontro, nell’ascolto reciproco e nel dialogo, in quella «comunione tra le Chiese che mette in connessione le risorse, le competenze e i carismi».

Un impegno più incarnato nel territorio

«Facendo teologia insieme», ha proseguito Leone XIV, «gli orizzonti intellettuali, spirituali e pastorali si allargano e si mescolano», generando prospettive comuni e «un impegno ecclesiale più incarnato nel territorio». Questo permette di rinnovare stili e linguaggi della fede nel contesto reale in cui si vive e si opera. Non solo. La teologia condivisa può diventare «un laboratorio che prepara i futuri presbiteri e operatori pastorali a vivere relazioni ecclesiali nello stile sinodale», dove ministeri e carismi si completano a vicenda «superando ogni chiusura». È anche un modo per essere «più capaci di accogliere le domande e le sfide del contesto sociale e culturale». Il Papa ha richiamato in particolare le problematiche che segnano Calabria e Puglia: la crisi del lavoro, l’emigrazione, le forme di oppressione e ingiustizia che «invocano una coscienza nuova e un impegno audace da parte di tutti».

Un mosaico di unità e comunione

L’auspicio finale è che cresca «una comunità accademica» in cui candidati al ministero ordinato, consacrati e consacrate, laici e laiche si formino insieme, aiutando le comunità cristiane a diventare «segno del Vangelo e cantieri di speranza». A quanti stanno costruendo con pazienza questa collaborazione, il Papa ha rivolto un grazie sincero per il «mosaico di unità e di comunione» che prende forma. Un mosaico che permette di abitare il mondo tra «fedeltà e creatività, tradizione e novità, unità e diversità», sempre in ascolto di ciò che lo Spirito continua a dire oggi alla Chiesa.