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La trasfigurazione come chiave di lettura del presente. Papa Leone celebra messa, il primo Pontefice, sottolineano i francescani, a farlo alla Porziuncola, e spiega il brano che parla dell’apparizione di Mosé ed Elia che conversano con Gesù alla presenza di Pietro, Giacomo e Giovanni «un mistero di luce che ci aiuta ad approfondire il nostro incontro, così gioioso, ma anche denso di interrogativi sul presente e sul futuro».


Un evento che ci parla ancora oggi, soprattutto ad Assisi dove da secoli i pellegrini arrivano «perché», dice il Pontefice, «qui tutto sussurra che la nostra vita può cambiare forma, sprigionare luce, riparare il mondo. Qui è iniziata la trasfigurazione di Francesco, di Chiara e poi di migliaia di altri giovani: hanno accolto il Vangelo sine glossa – noi diremmo: senza sconti – e la vita di Gesù è ricominciata in loro».
Ai ragazzi che partecipano al Go! Franciscan youth meeting ricorda che nel Vangelo si può trovare un senso «si può intravvedere una strada». Quel che conta è la presenza di Gesù Nella trasfigurazione Gesù appare con una nuova bellezza, una nuova luce, «tanto che Pietro vorrebbe fermare il tempo e prolungare quella visione. Generosamente, si offre di costruire tre capanne, come per veder continuare la conversazione tra Gesù, Mosè ed Elia. In quella conversazione, invece, bisogna entrare. Non si può restarne solo spettatori. Siamo infatti chiamati a leggere le Scritture col Maestro, a interpretare il nostro tempo e a prendere decisioni, seguendo il suo cammino. Siamo qui per vincere la rassegnazione e la paura, per sciogliere i dubbi che trattengono anche noi, come trattenevano gli apostoli. Gesù ci chiama a dialogare con la sua storia, per scrivere nuove pagine di storia».
Il Papa ricorda san Francesco e Santa Chiara, i tanti canonizzati, «una miriade di fratelli e sorelle che al male rispondono col bene» per dire ai giovani che non sono soli. Una esperienza, quella della comunità, dell’ascolto, di cui hanno fatto esperienza in questi giorni ad Assisi. «Vi siete incontrati e ascoltati», dice loro, «passando dal rumore di voci sovrastanti e contrastanti all’arte della conversazione. Oggi contempliamo Gesù che si trasfigura proprio nella conversazione col Padre, con chi lo ha preceduto, Mosè ed Elia, e coi suoi contemporanei, i discepoli». Ed è questo il senso della Chiesa: «Portarci in questo dinamismo di ascolto e di decisione, in cui comprendere per chi vivere e come vivere. È la comunità in cui imparare a distinguere la voce di Dio, che non coincide mai semplicemente con le nostre opinioni, e osare quell’obbedienza allo Spirito Santo che ha reso audaci e creativi tutti coloro che hanno accettato di seguire Gesù». Solo così si possono riparare i «rapporti fondamentali con Dio e con tutte le sue creature: un’armonia da custodire e coltivare, oggi più che mai». Cita la sua prima enciclica per dire che «Ogni generazione riceve in eredità il compito di dare forma al proprio tempo: di far maturare la storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile. Ma su ogni epoca incombe il rischio di costruire un mondo disumano e più ingiusto. Là dove l’umanità corre il pericolo di smarrire il proprio volto, noi cristiani alziamo gli occhi verso il Dio che si è fatto carne, sapendo che “solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo”. Questa magnifica umanità in Gesù Cristo diventa la Via, la Verità e la Vita, aprendo per ciascuno di noi la strada per crescere verso la pienezza».
La ragione per cui san Francesco attrae ancora 800 anni dopo la sua morte, spiega Leone, «sta nella magnifica umanità che lo portò ad abbandonare le vie già tracciate, perché se ne aprisse una nuova, più coerente col cammino di Gesù. Anche in una città già da secoli cristiana, come Assisi, questo apparve rivoluzionario». E ancora più impressionante risultò la scelta di Chiara. Ma questa è «l’energia del cristianesimo, quella dei suoi inizi e delle sue molteplici ripartenze». L’invito, allora è quella di essere, per l’Europa e per il mondo «nuovi santi: osate credere nella parola del Vangelo, diventate umani con la libertà di Gesù Cristo, abbracciate sorella povertà! Il titolo del vostro incontro – Go! – è una missione, un invio su strade di cui non abbiamo le mappe, perché si aprono ascoltando il cuore, obbedendo allo Spirito, seguendo il Risorto dove ha voluto precederci. Go! Andate!». O meglio andiamo, dice il Pontefice: «Let’s go! Ai margini, dove l’ingiustizia e la prepotenza di pochi negano la dignità e i sogni di molti, di troppi figli e figlie di Dio». Ricorda papa Francesco che, ispirandosi al Poverello di Assisi, «ci ha messi in guardia dalla “tentazione di essere cristiani mantenendo una prudente distanza dalle piaghe del Signore. Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri. Aspetta che rinunciamo a cercare quei ripari personali o comunitari che ci permettono di mantenerci a distanza dal nodo del dramma umano”».
Leone invita i giovani a «sottrarsi alla cultura della potenza e abbattere i muri che separano fra loro gli esseri umani» anche quando questo non viene compreso neppure dalla propria famiglia. Ma questo modo di agire «non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera».
Come Francesco e Chiara bisogna fidarsi di Dio per ritrovare «un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare».
Chiede ai ragazzi, sull’esempio di san Francesco, con le parole della preghiera a lui attribuita di essere strumenti di amore dove c’è odio, di votarsi «alla civiltà dell’amore, di cui avete incontrato i germogli in tanti esempi di gratuità, e che trasfigura – a immagine di Cristo – innumerevoli operatori di pace anche oggi impegnati a servire la vita nei più tragici scenari di morte. Unite le migliori energie della vostra magnifica umanità – gli studi, le competenze, il lavoro, le amicizie, l’amore, la preghiera – attualizzando in modi diversi la visione di Francesco».




