Nel suo primo discorso in Libano, dove è atterrato domenica pomeriggio dopo i tre giorni e mezzo in Turchia, papa Leone XIV si è rivolto alle autorità e ha consegnato al Paese un messaggio forte e carico di speranza: «Gli operatori di pace osano rimanere, anche quando costa sacrificio». Un invito a non cedere alla rassegnazione, in una terra che nel tribolato Medio Oriente continua a vivere ferite storiche, economiche e sociali, ma che conserva una sorprendente capacità di ricominciare.

Gli artisti eseguono la Dabke, una danza tradizionale levantina, mentre Papa Leone XIV arriva in papamobile al Palazzo Presidenziale di Baabda in Libano
Gli artisti eseguono la Dabke, una danza tradizionale levantina, mentre Papa Leone XIV arriva in papamobile al Palazzo Presidenziale di Baabda in Libano

Gli artisti eseguono la Dabke, una danza tradizionale levantina, mentre Papa Leone XIV arriva in papamobile al Palazzo Presidenziale di Baabda in Libano

(REUTERS)

Il dono del piccolo nipote del Presidente

L’incontro ufficiale tra il Pontefice e le autorità si è aperto con un gesto semplice e affettuoso: nel Palazzo presidenziale di Beirut il Papa ha ricevuto in dono una racchetta e alcune palline da tennis, offerte dal nipote del presidente della Repubblica Joseph Aoun. Un momento distensivo accolto con un sorriso dal Santo Padre. Poco prima, una cerimonia semplice ma significativa: la piantumazione di un “cedro dell’amicizia”, il segno di una volontà condivisa e pubblica. La cerimonia, a cui hanno preso parte insieme al Papa anche il cardinale Segretario di Stato vaticano Pietro Parolin e il Patriarca di Antiochia dei Maroniti, ha introdotto l'incontro di Leone XIV con le autorità e i rappresentanti della società civile e il corpo diplomatico del Libano, terra ricca di questa varietà autoctona che ne costituisce una delle peculiari bellezze naturali.

Aoun: «Non moriremo né dispereremo. Resteremo qui»

Nel saluto iniziale, il presidente Aoun ha consegnato al Papa una fotografia intensa del proprio Paese: «Nella nostra terra oggi c’è molta oppressione e molte persone oppresse», ha detto. «Santo Padre, le imploriamo di dire al mondo che non moriremo, né andremo via, né dispereremo, né ci arrenderemo. Resteremo qui… inventeremo gioia, amore perfetto… e creeremo ogni giorno una vita degna di essere vissuta». Il Libano, ha aggiunto, «rimarrà l’unico luogo di dialogo nella nostra regione» e «ciò che il Libano unisce, nessuna forza può dividere».

I fedeli libanesi sotto la pioggia con le bandierine del Vaticano attendono il passaggio del Papa
I fedeli libanesi sotto la pioggia con le bandierine del Vaticano attendono il passaggio del Papa

I fedeli libanesi sotto la pioggia con le bandierine del Vaticano attendono il passaggio del Papa

(REUTERS)

«Il mondo guardi al Libano»

Il Pontefice ha fatto eco alle parole del presidente, riconoscendo il valore universale della storia libanese. «Il mondo dovrebbe guardare a questo Paese del Medio Oriente come a un esempio di resilienza», ha affermato. In un tempo segnato da smarrimento globale, Papa Leone ha denunciato «una sorta di pessimismo e sentimento di impotenza» che sembra paralizzare le persone: «Le grandi decisioni sembrano essere prese da pochi e, spesso, a scapito del bene comune. È ciò che appare a molti come un destino ineluttabile». Nonostante tutto, il Libano ha saputo rialzarsi: «Avete molto sofferto le conseguenze di una economia che uccide, dell’instabilità globale e dei conflitti, ma sempre avete voluto e saputo ricominciare».

Papa Leone XIV ascolta il discorso del presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun durante l'incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico al Palazzo Presidenziale
Papa Leone XIV ascolta il discorso del presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun durante l'incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico al Palazzo Presidenziale

Papa Leone XIV ascolta il discorso del presidente della Repubblica libanese Joseph Aoun durante l'incontro con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico al Palazzo Presidenziale

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«La pace è un continuo ricominciare»

Il Papa ha definito la resilienza libanese una qualità decisiva per chi costruisce la pace: «L’opera della pace è un continuo ricominciare. L’impegno e l’amore per la pace non conoscono paura di fronte alle sconfitte apparenti… Ci vuole tenacia per costruire la pace». E ha lanciato un appello contro la fuga all’estero, che impoverisce il Paese: «Vengono momenti in cui è più facile fuggire… ma restare o tornare nel proprio Paese, stimando degne d’amore anche condizioni difficili, rimane qualcosa di molto apprezzabile».

Nel suo discorso, il Santo Padre ha poi riservato parole particolarmente significative alle donne: «Hanno una specifica capacità di operare la pace, perché sanno custodire e sviluppare legami profondi con la vita e con le persone». E ha aggiunto un incoraggiamento ai giovani libanesi, spesso tentati dall’emigrazione: «Beate le operatrici di pace e beati i giovani che restano o che ritornano, perché il Libano sia ancora una terra piena di vita».