Grato per la visita del Papa, anche a nome di tutti coloro che parlano lo spagnolo. Un privilegio poter sentire il Papa in una lingua che in milioni di persone nel mondo comprendono. Il re di Spagna, Felipe non manca però, insieme all’elogio per tutto il lavoro che fa la Chiesa cattolica, soprattutto in campo sociale, «frutto dell’impegno di religiosi e religiose, sacerdoti, diaconi, giovani coinvolti nella vita parrocchiale, volontari che prestano il loro servizio in case di accoglienza, centri per migranti, mense, assistenza», di evidenziare il contrasto per il «dolore causato dai casi di abusi».

In aereo, salutando i giornalisti che lo accompagnano nel suo quarto viaggio apostolico, Leone li aveva definiti «una ferita ancora aperta» ribadendo come ha sempre cercato di ascoltare le vittime e fermare la piaga. E se il re riconosce che non sono rappresentativi del «della vasta comunità ecclesiale», il Papa ribadisce che bisogna agire con chiarezza e fermezza. Anche se non è «possibile ascoltare tutti coloro che lo chiedono», il Pontefice in questo viaggio riceverà un gruppo di vittime per continuare a cercare di sanare il danno inflitto ai singoli e a tutta la società.

Il re di Spagna, Felipe, con la regina Letizia e il primo ministro Pedro Sanchez, incontra papa Leone appena atterrato a Madrid (via REUTERS)

Ma il benvenuto al Pontefice, salutato da 22 colpi di cannone, è stato soprattutto un sottolineare l’importanza della dignità umana, dei diritti universali, dei valori della democrazia e del diritto internazionale.

Leone esprime subito «apprezzamento» per la «fedeltà» della Spagna «al diritto internazionale e al multilateralismo, che si traduce in un attivo impegno per la pace e la solidarietà fra i popoli». Nel salone del Palazzo reale dove, il 12 giugno 1985, venne firmato il trattato di adesione della Spagna alla comunità europea, Leone, ricorda alle autorità i principi cardine che devono guidare l’azione: «dignità della persona, destinazione universale dei beni, opzione per i poveri, cura della Casa comune, pace».

Il quadro che raffigura la famiglia reale al completo, nel Palazzo di Madrid

Principi che devono orientare il discernimento e l’azione con una «progettazione responsabile, valutazioni d’impatto umano e sociale, inclusione dei più fragili, alfabetizzazione digitale, ricerca e industria orientate alla giustizia e alla pace».

Le sue parole sono quasi un endorsement al governo Sanchez che continua a opporsi alle guerre di Trump e a cercare la pace. Leone, però, chiede anche di coltivare dialogo e ricerca di «amicizia sociale» all’interno del Paese ricucendo divisioni e tensioni. E a tener conto, nell’azione politica, «del punto di vista dei poveri e dei giovani nell’immaginare il futuro, a volgere in positiva armonia le istanze di autonomia e quelle di unità, a favorire il processo di unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana».

Un viaggio preparato con cura, il quarto del Pontificato, che attraverserà anche la regione della Catalogna e l’arcipelago delle Canarie. Tre Spagne “diverse” e uguali, unite dalla ricerca della pace e da un legame profondissimo e antico con la fede cristiana.

Papa Leone nel salone del Palazzo reale per il suo primo discorso alle autorità e al corpo diplomatico

Ed è proprio il legame con la fede cristiana che, sulla scia della predicazione dell’apostolo Giacomo che giunse nella penisola iberica due millenni fa, spinge a impegnarsi per il bene comune.

In questo contesto il Papa sottolinea che il suo viaggio in Spagna è per «confermare, incoraggiare, ispirare una rinnovata fedeltà dei credenti al Vangelo e una più profonda riconciliazione e cooperazione fra le diverse anime di questa Nazione». La storia del Paese «suggerisce che non la cultura dello scontro, ma quella dell’incontro genera stabilità e prosperità. A ben vedere, il messaggio della pace, che in questi tempi, purtroppo, risuona per alcuni ingenuo, per altri provocatorio, trova accoglienza in chi non si chiude in ideologie preconfezionate ma si apre alla verità». Riprende le parole di papa Francesco per dire che tra idea e realtà deve esserci un dialogo costante e che bisogna evitare «che l’idea finisca per separarsi dalla realtà. È pericoloso vivere nel regno della sola parola, dell’immagine, del sofisma». La verità, continua Leone, «è sempre più grande di noi e per questo ci stupisce e ci attrae su sentieri di purificazione e di riconciliazione, in cui il dialogo con gli altri – e con l’Altro con la maiuscola – diventa fondamentale».

Il Pontefice ricorda due figure essenziali del Paese: San Giovanni della Croce e Santa Teresa D’Avila «che divennero amici nella passione per il Mistero divino». La loro, spiega Leone, «è una mistica dagli occhi aperti, vale a dire non estranea dalla storia, ma, al contrario, che porta alla radice delle questioni, al cuore della realtà». La loro testimonianza aiuta a vedere la luce nel buio che sembra avvolgerci. L’ignoto ci spaventa, viviamo un tempo di «buio della ragione» e di violenza. Prevale «la sensazione di non avere più mappe, il disorientamento». Proprio per questo servono testimoni e maestri, servono «uomini e donne che intuiscano nel buio la luce, nella fine un possibile inizio, quasi l’irrompere di una verità come luce che ancora acceca, ma che – se ci fidiamo e troviamo pace – delicatamente ci porterà verso di sé». Lo diceva san Giovanni della Croce: «Notte che mi hai guidato! O notte amabil più dei primi albori! O notte che hai congiunto l’Amato con l’amata, l’amata nell’Amato trasformata!». E oggi «il nostro tempo, che in superficie è sconvolto da terribili squilibri e conflitti, più profondamente chiama alla pace, a una nuova conoscenza della persona umana e della sua inviolabile dignità, alla civiltà dell’amore», ricorda Leone citando la sua enciclica Magnifica humanitas.

Anche Santa Teresa descrive un itinerario che porta a interrogarsi nel profondo. L’immagine è quella del castello interiore. «Avanzando di stanza in stanza verso il luogo più interno – cioè ciascuno verso il proprio cuore, santuario della verità –, lo spazio si allarga, la mente si apre, le contraddizioni si compongono, le tensioni si sciolgono, gli altri trovano posto, l’universo diventa casa. Non una fuga intimistica, ma una radicale apertura al totus Alius et semper Novus, si realizza quando torniamo in noi stessi. Questa dimensione dell’essere umano è la ragione per la quale la libertà religiosa e di coscienza va tutelata».

Leone denuncia la «tentazione di guadagnare popolarità soffiando sul fuoco delle polarizzazioni sembra crescere, invece di diminuire; la dignità umana non cessa di essere violata. Allora abbiamo bisogno di cultura, di interiorità, di educazione libera e di qualità, di trascendenza. Eppure, da queste notti oscure, uomini e donne fedeli alla verità sono stati spinti ad avanzare di stanza in stanza fino al punto in cui, nella coscienza, giustizia e pace si abbracciano. È dalla loro libertà che impariamo a essere liberi».

La Chiesa cattolica, sostenuta dai suoi martiri e dai suoi santi, «è pronta oggi a mettersi al servizio del futuro di un popolo che cerca riconciliazione e pace». Da qui l’invito «per amore di verità, ad abbandonare le narrazioni divisive e polarizzanti della vostra realtà sociale e della sua storia, per passare dalle sterili semplificazioni all’apprezzamento fecondo della complessità. Vedo qui una specifica vocazione dell’Europa, di cui la Spagna è protagonista originale e fondamentale. È il dono che il Vecchio Continente può fare al mondo se vuole rimanere giovane, come giovane è chi sente di avere un futuro e una missione che interpellano ancora. Apprezzare la complessità e studiarla, imparare a non negarla e ad abitarla come benedizione, rifuggire quegli approcci identitari che sembrano rendere tutto chiaro, ma popolano il mondo di fantasmi e di nemici: ecco il compito di chi ha una grande storia alle spalle. Le nuove tecnologie sono divenute un ambiente artificiale in cui le nostre opzioni fondamentali sono messe alla prova: al suo interno i pregiudizi si esasperano, il pensiero critico si affievolisce, interessi prepotenti seminano pulsioni di morte. D’altra parte, il bene può resistere e comunicarsi».

Serve, «da parte di chi ha responsabilità economiche, politiche e istituzionali, un salto di qualità, un’inversione di rotta negli investimenti su scuola, università e ricerca, sulle comunità locali e sulla società civile come vivaio di partecipazione e di mediazione culturale. La sicurezza, che troppo spesso ci illudiamo venga dalle armi e dai muri, matura piuttosto nell’imparare a fare strada con l’altro, a crescere insieme, fianco a fianco. Lo testimonia la vostra stessa storia. La presenza dell’Islam nella Penisola iberica, ad esempio, costituì una realtà politica, culturale e religiosa di lunga durata. Durante quel periodo non vi fu soltanto confronto, si cercò di creare uno spazio di contatto, conversazione e dialogo sul senso della verità tra cristiani, musulmani ed ebrei».

Sottolinea come, «nella scuola di traduttori di Alfonso X il Saggio, esperti appartenenti alle tre religioni collaborarono alla traduzione del ricco patrimonio arabo, greco ed ebraico, contribuendo alla diffusione di testi come, tra gli altri, quelli dei filosofi Averroè (1126-1198) e Maimonide (1138-1204). In particolare, città come Cordoba e Toledo divennero luoghi di mediazione tra lingue, religioni e saperi. Ma questa è la verità che raccontano le città europee, la loro stratificazione storica, il tessuto di solidarietà che nei secoli ha composto le loro differenze, trasformando gli inevitabili conflitti in punti di ripartenza».

Infine un pensiero a Ignazio di Loyola che ha insegnato come «nelle prove e negli insuccessi è possibile ripensare tutto». Ignazio «ebbe questa audacia, dando credito alle tristezze e alle consolazioni del suo cuore, in un esercizio di discernimento e di immaginazione per cui alle armi preferì la pace, ai potenti i santi. Capì che non era utopia il bene da cui si sentiva attratto e allora la sua crisi si trasformò in grazia». Lo stesso può avvenire oggi per le Rerum novarum, le cose nuove, che «ci turbano e su cui le nostre sensibilità al momento si dividono». Senza alimentare paure sterili o entusiasmi ingenui ed evitando «parole che umiliano o contrappongono», bisogna aprire nuove vie. La Spagna può farlo favorendo anche «il processo di unione europea, non in contrapposizione ad altre potenze, ma come dono per l’intera famiglia umana».