Un appello vivo, forte a non lasciarsi mai vincere e sopraffare dalla paura, neppure nei momenti più oscuri e difficili, in cui ci sembra di annegare, avvolti dalle tenebre, dalle sofferenze, dalle avversità della vita. Perché Cristo non ci abbandona mai, è sempre al nostro fianco. E ci invita a non temere, ad avere fiducia in Lui, sempre, ad essere forti e coraggiosi.

È il messaggio di speranza e coraggio che papa Leone XIV lascia ai fedeli camerunesi, riuniti festosi, in un tripudio di colori, musica, danze, all’aeroporto di Yaoundé-Ville, dove il Pontefice celebra l’ultima messa poco prima di lasciare il Camerun alla volta dell’Angola, terza tappa del suo viaggio pastorale nel continente africano.

«La pace sia con voi. La pace di Cristo, la cui presenza illumina il nostro cammino, placa le tempeste della vita». Nell’omelia il Papa esordisce con il richiamo alla pace. E ringrazia di cuore i camerunesi per l’accoglienza ricevuta, «per i momenti gioia e di fede» vissuti insieme.

«La fede non ci risparmia tumulti e tribolazioni e in alcuni momenti può sembrare che la paura abbia la meglio», prosegue il Pontefice, commentando la pagina del capitolo 6 del Vangelo di Giovanni, nella quale l’apostolo racconta dei discepoli che, mentre sono in barca sul mare per raggiungere l’altra riva in direzione di Cafarnao, nel buio vengono sopraffatti dal vento e cadono in preda allo spavento, finché Gesù non li raggiunge e li esorta a non avere paura.

«Noi però sappiamo che anche in essi, come è successo ai discepoli sul mare di Galilea, Gesù non ci abbandona». Spiega il Papa: «Nella versione di San Giovanni il Salvatore camminando sulle acque si avvicina i discepoli e dice: “Sono io, non abbiate paura”. E l’evangelista sottolinea che ormai era buio. Nella tradizione ebraica le acque con la loro profondità e il loro mistero richiamano spesso il mondo degli inferi, il caos, il pericolo, la morte. Insieme alle tenebre evocano le forze del male, che l’uomo da solo non può dominare».

Allo stesso tempo però, nel libro dell’Esodo, «esse sono percepite come un luogo di passaggio, un guado attraverso il quale Dio con la sua potenza libera il suo popolo dalla schiavitù». Nel corso dei secoli la Chiesa ha sperimentato spesso «tempeste e venti contrari, e anche noi possiamo identificarci con i sentimenti di paura e di dubbio provati dai discepoli». Prosegue: «E’ ciò che proviamo nei momenti in cui ci sembra di affondare, sommersi da forze avverse, quando tutti appare oscuro e ci sentiamo soli e fragili. Ma non è così, Gesù è con noi, sempre, più forte di qualsiasi potenza del male. In ogni bufera ci raggiunge e ci ripete: "Io sono qui con te, non avere paura”. Per questo ci rialziamo da ogni caduta e non ci lasciamo fermare da nessuna tempesta. Andiamo avanti con coraggio e con fiducia, sempre».

Camerunesi che danzano alla messa presieduta dal Papa all'aeroporto di Yaoundé-Ville.
Camerunesi che danzano alla messa presieduta dal Papa all'aeroporto di Yaoundé-Ville.

Camerunesi che danzano alla messa presieduta dal Papa all'aeroporto di Yaoundé-Ville.

(REUTERS)

E un’esortazione alla solidarietà, alla fratellanza, al farsi prossimi e restare uniti: Gesù, dice il Papa, non placa immediatamente le tempeste, ovvero non fa sparire le situazioni problematiche nelle quali ci troviamo, ma ci aiuta ad affrontarle con fede, coraggio e spirito di unità e di fratellanza, «ci raggiunge in mezzo ai pericoli e invita anche noi, nelle gioie e nei dolori, a stare insieme, solidali, come i discepoli sulla stessa barca, a non guardare da lontano chi soffre, ma a farci prossimi, a stringersi gli uni agli altri. Nessuno deve essere lasciato solo ad affrontare le avversità della vita e ogni comunità ha il compito a tal fine di creare strutture di solidarietà e di aiuto reciproco», nelle quali tutti possano ricevere aiuto, «in base alle proprie capacità e secondo i propri bisogni».

Leone ricorda la dimensione sociale della Parola di Dio affermando che «in una società fondata sul rispetto della persona l’apporto di tutti è importante e ha un valore unico, indipendentemente dallo status o dalla posizione di ciascuno agli occhi del mondo».

E allora, sottolinea il Papa, l’appello evangelico a non avere paura assume la dimensione sociale e politica di impegno a non tirarsi indietro di fronte alle sfide, in particolare di fronte a quelle legate «alla povertà e alla giustizia».

«La fede non separa lo spirituale dal sociale», osserva il Papa, che richiama i fedeli all’impegno civico, al senso di responsabilità di ciascuno nei confronti del bene della collettività. «Per la salvezza di una comunità non bastano gli sforzi individuali e isolati dei singoli, serve una decisione comune che integri la dimensione spirituale ed etica del Vangelo nel cuore delle istituzioni e delle strutture, facendone strumenti per il bene comune e non luoghi di conflitto o di interesse o teatro di lotte sterili».

Richiamando la Prima Lettura, tratta dal capitolo 6 degli Atti degli Apostoli, Leone osserva: «A volte la vita di una famiglia e di una società richiede anche questo: il coraggio di cambiare abitudini e strutture, perché la dignità della persona resti sempre al centro e si superino disuguaglianze ed emarginazioni. Del resto, facendosi uomo Dio si è identificato con gli ultimi, e questo rende la cura preferenziale dei poveri un’opzione fondamentale per la nostra identità cristiana».

Rivolgendosi ai fedeli riuniti alla messa, il Papa esorta: «Teniamo vivo nel cuore il ricordo dei momenti belli che abbiamo vissuto insieme, anche in mezzo alle difficoltà continuiamo a fare spazio a Gesù». E un appello rivolto alla Chiesa camerunese, «viva, giovane, ricca di doni e di entusiasmo, vivace nella sua varietà e meravigliosa nella sua armonia». Il Papa la esorta a far diventare i venti contrari «occasioni di crescita nel servizio gioioso di Dio e dei fratelli, nella condivisione, nell’ascolto, nella preghiera e nel desiderio di crescere insieme».

Al termine della funzione il Papa rinnova la sua gratitudine alle autorità, a tutti coloro che hanno contribuito ad organizzare la sua visita pastorale, e in particolare «ai malati, alle persone anziane che hanno offerto le loro preghiere». E ancora un appello finale a tutto il popolo del Camerun: «Non abbiate paura, rimanete uniti».