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L'incontro tra papa Leone XIV e il giornalista britannico Gareth Gore lunedì 16 marzo
Un’udienza privata, voluta direttamente dal Papa, che potrebbe segnare un passaggio significativo nel rapporto tra la Chiesa e le accuse rivolte da anni all’Opus Dei. Lunedì mattina, infatti, Leone XIV ha ricevuto in Vaticano il giornalista investigativo inglese Gareth Gore, autore del libro-inchiesta sull’organizzazione fondata da San Josemaría Escrivá e pubblicato nel 2024 che s’intitola Opus: il culto del denaro oscuro, la tratta di esseri umani e le cospirazioni di destra all'interno della Chiesa cattolica.
La Sala Stampa vaticana ha segnalato l’incontro tra le udienze del giorno senza aggiungere null’altro. A raccontare l’incontro è stato lo stesso Gore su Substack, offrendo un resoconto dettagliato del colloquio e delle accuse che da anni documenta. Gore, ovviamente, non ha rivelato quello che gli ha detto il Papa: «Non entrerò nei dettagli di ciò che mi ha detto, ma posso raccontare ciò che ho condiviso. Credo che la trasparenza sia fondamentale: crea un precedente pubblico su ciò che ora il Vaticano sa», scrive Gore, «ho parlato delle testimonianze degli ex membri: di come l’Opus Dei attiri persone facendo leva sulla sua legittimità ecclesiale; di come, secondo accuse, recluti bambini anche di 10-11 anni senza informare i genitori. Ho fornito documenti e offerto contatti di testimoni. Ho descritto il controllo sulla vita dei membri. Ho definito il gruppo una realtà abusiva priva di rispetto per le vittime».


L’invito del Papa
Tutto è iniziato con un messaggio inatteso ricevuto mentre il giornalista si trovava negli Stati Uniti: «¿Podrías contactarme? Es importante». A scrivergli era Pedro Salinas, collega impegnato in inchieste su abusi ecclesiali e che ha indagato a sua volta sugli abusi avvenuti all’interno del Sodalizio di vita cristiana, potente organizzazione cattolica conservatrice che da cardinale Prevost, sotto la guida di papa Francesco, ha contribuito a dissolvere. «Pedro mi spiegò che il Papa era ben informato sul mio lavoro sull’Opus Dei e che desiderava incontrarmi in udienza privata, solo noi due. Sarei stato disponibile? Mi presi un momento per riprendermi, poi risposi: sì, certo», racconta Gore.
“Un lavoro rigoroso”
Il primo gesto del Pontefice è stato di apprezzamento: «Il Papa», scrive Gore, «dopo aver posato con me per alcune foto di rito si è congratulato per il mio libro, definendolo “un lavoro rigoroso”. Poi abbiamo iniziato parlare». Un riconoscimento non scontato, considerando il contenuto fortemente critico del volume, che denuncia presunti abusi spirituali, psicologici, fisici e finanziari all’interno dell’Opus Dei.
Nel colloquio, Gore ha esposto in modo diretto le conclusioni delle sue inchieste: «Ho parlato delle testimonianze degli ex membri», scrive Gore, «ho descritto il controllo sulla vita dei membri, le accuse di violazione del segreto confessionale e l’uso della fede per ottenere denaro, obbedienza e favori».
Particolarmente gravi anche i riferimenti a presunti abusi sistemici: «Ho condiviso racconti su una struttura psichiatrica nel nord della Spagna, chiamata “la quarta planta”», dove alcuni membri sarebbero stati inviati per le conseguenze psicologiche della vita nel gruppo.
Il giornalista ha inoltre ricordato la vicenda di alcune donne argentine che l’anno scorso hanno denunciato al quotidiano La Nacion di essere state sostanzialmente schiavizzate da ragazze, accuse che l’Opus Dei ha respinto: «Ho anche chiarito che non si tratta di un caso isolato», scrive Gore.
I Papi e l’Opus Dei
L’Opus Dei è stato fondato nel 1928 da Josemaría Escrivá, sacerdote spagnolo beatificato (nel 1992) e canonizzato (nel 2002) da Giovanni Paolo II, che, molto legato alla “obra”, le diede la forma canonica di una prelatura personale. Papa Francesco le ha imposto una prima riforma e papa Leone, che tra le prime udienze del pontificato ha ricevuto l’attuale Prelato dell’Opus Dei, ossia il superiore, monsignor Fernando Ocariz, poi lo ha ricevuto una seconda volta, e dieci mesi dopo non ha ancora approvato i nuovi statuti. Quand’era vescovo in Perù, Prevost aveva ereditato una diocesi dominata dall’Opus Dei e, senza andare allo scontro diretto, l’aveva profondamente riformata, aprendola in particolare alla partecipazione dei laici e alla dottrina sociale della Chiesa.
Critiche alla gestione ecclesiale
Non sono mancate parole dure nei confronti della risposta della Chiesa negli anni passati, in particolare durante il pontificato di papa Francesco. «Sono stato molto esplicito nel denunciare il fallimento della Chiesa nell’affrontare queste accuse», scrive Gore, «quando nel luglio 2022 ordinò all’Opus Dei di riscrivere i propri statuti, le vittime sperarono in un cambiamento. Ma col tempo quella riforma è sembrata più un’operazione di facciata. Il Vaticano non ha mai contattato gli ex membri, ignorando anche chi offriva documenti e testimonianze».
Le richieste al Papa
Durante l’udienza, il giornalista ha avanzato richieste precise: «Ho concluso chiedendo al Papa di agire: avviare un’indagine indipendente, coinvolgere esperti laici e religiosi, e valutare anche la soppressione dell’organizzazione se necessario».
Non solo. Gore, fa sapere, ha chiesto anche di «riaprire il processo di canonizzazione del fondatore San Josemaría Escrivá, alla luce di nuove informazioni». L’incontro ha lasciato nel giornalista un sentimento ambivalente, ma aperto alla possibilità di un cambiamento reale: «Ero arrivato a pensare che il Vaticano non volesse conoscere la verità. Temevo che un’indagine completa potesse risultare imbarazzante. Ma questo incontro mi ha costretto a rivedere le mie conclusioni. Forse il Papa vuole davvero capire. Forse vuole fare la cosa giusta». Parole che aprono uno scenario nuovo: «Uscendo, ho pensato alle vittime. Per anni si sono sentite ignorate. Forse qualcosa sta cambiando». Una cosa, scrive Gore, è certa: «Il pontificato di papa Leone sarà segnato anche da ciò che farà su questa vicenda».





