C’è tutta l’attualità di questo drammatico scorcio d’inizio anno nelle parole di papa Leone XIV all’Angelus di questa prima domenica del 2026 in una Piazza San Pietro, grigia e bagnata dalla pioggia, ma gremita di fedeli.

«Con animo colmo di preoccupazione seguo gli sviluppi della situazione in Venezuela», è l’appello che ha rivolto al termine della preghiera mariana recitata dallo studio del Palazzo Apostolico. Il Pontefice ha richiamato con forza la necessità che «il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere sopra ogni altra considerazione», invitando tutte le parti a «superare la violenza e intraprendere cammini di giustizia e di pace, garantendo la sovranità del Paese, assicurando lo stato di diritto iscritto nella Costituzione».

Le parole del Papa giungono in un momento di drammatica incertezza per il Paese sudamericano. Nella notte tra venerdì e sabato, intorno alle 2 del mattino ora locale, Caracas è stata scossa da una serie di esplosioni avvertite in diversi quartieri della capitale. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che «gli Stati Uniti d’America hanno condotto con successo un attacco su larga scala contro il Venezuela» e che il presidente Nicolás Maduro «è stato catturato insieme alla moglie e trasferito fuori dal Paese».

Di fronte a uno scenario carico di tensione e timori, Leone XIV ha ribadito la centralità della persona umana e dei suoi diritti, chiedendo il rispetto dei «diritti umani e civili di ognuno e di tutti» e l’impegno a lavorare «per costruire insieme un futuro sereno di collaborazione, di stabilità e di concordia». La preoccupazione del Pontefice si è soffermata in particolare sui più poveri, che «da oltre dieci anni soffrono a causa della difficile situazione economica».

L’intercessione della Madonna di Coromoto e dei santi venezuelani

Al termine dell’appello, il Papa ha invitato i fedeli ad affidare il Venezuela alla preghiera e all’intercessione dei suoi patroni. «Vi invito a pregare, affidando la nostra preghiera all’intercessione della Madonna di Coromoto e dei Santi José Gregorio Hernández e Suor Carmen Rendiles», i primi due santi del Paese, canonizzati insieme il 19 ottobre scorso proprio da Leone.

Dopo i saluti ai pellegrini presenti in piazza San Pietro, il Papa ha rinnovato l’invito a una preghiera incessante per la pace e alla solidarietà concreta verso le popolazioni colpite dai conflitti. «Carissimi, continuiamo ad avere fede nel Dio della pace: preghiamo e siamo solidali con le popolazioni che soffrono a causa delle guerre».

A Venezuelan flag while Pope Leo XIV delivers a speech to pilgrims from the window of the apostolic palace overlooking Saint Peter's square during his Sunday Angelus prayer at the Vatican City, 04 January 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
A Venezuelan flag while Pope Leo XIV delivers a speech to pilgrims from the window of the apostolic palace overlooking Saint Peter's square during his Sunday Angelus prayer at the Vatican City, 04 January 2026. ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Fedeli con la bandiera del Venezuela in piazza San Pietro durante l'Angelus del Papa (ANSA)

Il dolore del Papa per l’incendio di Crans-Montana

Nelle parole del Pontefice non è mancato anche un pensiero alle vittime dell’incendio avvenuto nella notte di San Silvestro a Crans-Montana, in Svizzera. «Desidero esprimere nuovamente la mia vicinanza a quanti sono nel dolore a causa della tragedia avvenuta a Crans Montana in Svizzera. Assicuro la preghiera per i giovani defunti, per i feriti e per i loro familiari», ha detto al termine dell’Angelus.

Il rogo, divampato nel bar “Le Constellation” durante i festeggiamenti di Capodanno, ha causato almeno 40 morti e 119 feriti, molti dei quali in condizioni gravissime. Le autorità stanno ancora indagando sulle cause dell’incendio, che secondo le prime ricostruzioni potrebbe essere stato innescato da bengala o candele scintillanti posizionate troppo vicino al soffitto del locale.

Già venerdì scorso, in un telegramma a firma del cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin, papa Leone XIV aveva espresso la sua vicinanza alle famiglie delle vittime e ai feriti. Durante la Messa celebrata oggi a Crans-Montana, il vescovo di Sion, Jean-Marie Lovey, ha letto il messaggio del Pontefice, sottolineando come il Papa «si unisce al nostro dolore e desidera manifestare la sua compassione e sollecitudine alle famiglie delle vittime e sostenere il coraggio di coloro che soffrono».

A due giorni dalla conclusione del Giubileo della speranza, che si chiuderà con il rito della chiusura della Porta Santa della Basilica vaticana, prima dell’Angelus papa Leone XIV ha richiamato il cuore della fede cristiana indicando nell’incarnazione il «fondamento» autentico della speranza.

La speranza dei credenti, ha spiegato il Papa, non nasce «da previsioni ottimistiche o da calcoli umani», ma dalla scelta di Dio «di condividere il cammino degli uomini», per far sì che non siano «mai soli nella traversata della vita». In Gesù, Dio si è fatto uno di noi, ha scelto di stare con noi ed è diventato per sempre il Dio-con-noi: «una presenza che consola e, allo stesso tempo, responsabilizza».

Verso Dio e verso l’uomo

Proprio a partire da Gesù, Dio fattosi uomo, Leone XIV ha indicato un vero e proprio programma di vita cristiana, segnato da un duplice movimento: verso Dio e verso l’uomo. Verso Dio, innanzitutto, imparando a non considerarlo lontano o estraneo, ma a riconoscerlo nei volti delle persone, negli eventi della quotidianità, nella storia concreta. Questo sguardo nuovo conduce inevitabilmente all’impegno verso l’uomo. Il Papa ha richiamato la necessità di tradurre la fede in scelte concrete a favore della «fraternità», della «giustizia», della «pace» e della «cura dei più fragili», perché l’incontro con Dio incarnato diventi servizio reale ai fratelli.

Una fede incarnata

«Dio ha scelto la nostra umana fragilità come sua dimora», ha ricordato Leone XIV, invitando i credenti a ripensare il modo stesso di vivere e trasmettere la fede. Non a partire «da una dottrina astratta», ma «dalla carne di Gesù», dalla sua umanità condivisa fino in fondo. Da qui nasce l’esigenza di una continua verifica della propria spiritualità e delle forme con cui si esprime la fede, affinché siano davvero incarnate. Una fede capace di pensare, pregare e annunciare non un Dio distante, che abita un cielo perfetto sopra le nostre vite, ma un Dio vicino, che cammina sulla nostra fragile terra, si rende presente nel volto dei fratelli e si rivela nelle situazioni di ogni giorno.

Promuovere fraternità e comunione

Se Dio è «diventato uno di noi», allora, ha sottolineato il Papa, «ogni creatura umana è un suo riflesso», «porta in sé la sua immagine, custodisce una scintilla della sua luce». Da questa consapevolezza nasce l’impegno cristiano a «riconoscere in ogni persona la sua dignità inviolabile» e a esercitarsi «nell’amore vicendevole gli uni verso gli altri». L’incarnazione chiede così un coinvolgimento concreto nella promozione della fraternità e della comunione: perché la solidarietà diventi il criterio delle relazioni umane, perché crescano la giustizia e la pace, perché non vengano dimenticati i più fragili e siano difesi i deboli. «Dio si è fatto carne», ha ricordato Leone XIV, e per questo «non c’è culto autentico verso Dio senza la cura per la carne umana».

Nel tempo natalizio, la gioia che nasce dal mistero dell’incarnazione diventa allora un incoraggiamento a proseguire questo «cammino». Il Papa ha concluso affidando tutti alla Vergine Maria, invocata perché renda i credenti «sempre più pronti a servire Dio e il prossimo».