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Come quella di Gesù anche la vita di molti oggi è minacciata dagli Erode «ossessionati dalla paura di essere spodestati». Papa Leone, nell’Angelus della domenica in cui si ricorda la Santa famiglia, spiega il Vangelo che «ci propone il racconto della “fuga in Egitto”. È un momento di prova per Gesù, Maria e Giuseppe. Sul quadro luminoso del Natale si proietta infatti, quasi improvvisamente, l’ombra inquietante di una minaccia mortale, che ha la sua origine nella vita tormentata di Erode, un uomo crudele e sanguinario, temuto per la sua efferatezza, ma proprio per questo profondamente solo». Un uomo che «sentendosi minacciato nel suo potere, decreta l’uccisione di tutti i bambini di età corrispondente a quella di Gesù. Nel suo regno Dio sta realizzando il miracolo più grande della storia, in cui trovano compimento tutte le antiche promesse di salvezza, ma questo lui non riesce a vederlo, accecato dal timore di perdere il trono, le sue ricchezze, i suoi privilegi». Non vede la luce, non vede la gioia. «Niente riesce a penetrare oltre le difese corazzate del palazzo reale, se non come eco distorta di una minaccia, da soffocare nella violenza cieca».
Leone, mentre loda «il valore della presenza e della missione della Santa Famiglia che, nel mondo dispotico e ingordo che il tiranno rappresenta, è nido e culla dell’unica possibile risposta di salvezza: quella di Dio che, in totale gratuità, si dona agli uomini senza riserve e senza pretese», guarda anche agli Erode di oggi ai «miti di successo ad ogni costo, di potere senza scrupoli, di benessere vuoto e superficiale». Miti che, però, hanno il prezzo della «solitudine, disperazione, divisioni e conflitti». Invita allora a non lasciare che «questi miraggi soffochino la fiamma dell’amore nelle famiglie cristiane. Al contrario, custodiamo in esse i valori del Vangelo: la preghiera, la frequenza ai sacramenti – specialmente la Confessione e la Comunione – gli affetti sani, il dialogo sincero, la fedeltà, la concretezza semplice e bella delle parole e dei gesti buoni di ogni giorno. Ciò le renderà luce di speranza per gli ambienti in cui viviamo, scuola d’amore e strumento di salvezza nelle mani di Dio», come diceva anche papa Francesco nell’omelia della messa per il X Incontro mondiale delle famiglie.
Al termine dell’Angelus, poi, chiede di continuare a pregare per la pace e, in particolare, affidandosi all’intercessione della Santa Famiglia di Nazareth, chiede di pregare per le «famiglie che soffrono a causa della guerra, per i bambini, gli anziani, le persone più fragili».




