«Conto su di voi, perché mi aiutiate a discernere ciò che lo Spirito dice oggi alla Chiesa». Con queste parole papa Leone XIV ha aperto venerdì mattina in Vaticano i lavori del secondo Concistoro straordinario del suo pontificato, rivolgendosi ai circa 130 cardinali arrivati a Roma dai cinque continenti invitandoli a vivere il servizio alla Chiesa nella fraternità e nella corresponsabilità.

«Ho bisogno del vostro appoggio: forte, esplicito e pubblico. Ho bisogno di sentirmi sostenuto da voi come da fratelli», ha detto il Papa nell’Aula Paolo VI, dove si svolgeranno le sessioni di lavoro, «vi chiedo di accompagnarmi non soltanto in questi giorni di lavoro, ma anche nel servizio quotidiano alla comunione della Chiesa universale».

Leone XIV ha insistito sulla necessità di un confronto autentico, capace di unire libertà e comunione: «Ho bisogno della vostra libertà, della vostra franchezza e della vostra lealtà. Un consiglio sincero è sempre un atto di comunione». E ha aggiunto: «L’aiuto che potrete darmi, nell’esercizio del ministero petrino, trova in me chi chiede, non chi comanda», perché «l’autorità del primato è propria di chi ascolta e solo perciò guida, di chi apprende e solo perciò insegna, sempre alla sequela dell’unico Maestro».

Il saluto del cardinale decano Giovanni Battista Re: un tempo segnato da grandi sfide

Ad aprire l’incontro è stato il saluto del cardinale decano Giovanni Battista Re, che ha espresso, a nome dell’intero Collegio cardinalizio, la gioia di ritrovarsi insieme in un momento particolarmente delicato per l’umanità.

Il cardinale ha richiamato le contraddizioni del tempo presente: da una parte il grande sviluppo tecnologico, con la crescita dell’intelligenza artificiale, dall’altra l’aumento delle povertà, le tensioni sociali e quella che ha definito una certa crisi dei valori etici e morali.

Nel suo intervento ha inoltre ringraziato Leone XIV per l’enciclica Magnifica Humanitas, indicandola come una guida per il presente e come un richiamo al risveglio delle coscienze.

«La comunione non è mai un risultato acquisito una volta per tutte»

Nel suo discorso ai cardinali, papa Leone ha ricordato che il Concistoro nasce dal desiderio di imparare sempre più «a lavorare insieme nel servizio della Chiesa» e di proseguire un dialogo che possa aiutare il ministero petrino e la missione dell’intera comunità ecclesiale. «Continuo a pensare che questa sia una delle responsabilità più importanti affidate al Collegio Cardinalizio», ha affermato, «anche noi, come tutta la Chiesa, impariamo camminando».

Il Papa ha quindi indicato nella comunione uno stile quotidiano da costruire: «La comunione non è mai un risultato acquisito una volta per tutte: rimane una conversione quotidiana, che prende forma nella preghiera, e attraverso atteggiamenti concreti, relazioni di fiducia e disponibilità ad ascoltarci reciprocamente».

Per Leone XIV, i cardinali sono chiamati anzitutto a essere «costruttori della comunione di Cristo», dentro una Chiesa sinodale nella quale ciascuno contribuisce alla stessa missione secondo il proprio carisma e il proprio ministero.

Guardare il mondo con gli occhi della fede

Il primo tema affidato ai lavori del Concistoro riguarda lo sguardo sul mondo e il modo in cui la Chiesa è chiamata ad annunciare il Vangelo nelle diverse realtà. «Prima di domandarci che cosa fare, occorre sostare davanti alla realtà, guardandola con gli occhi della fede e lasciandoci interrogare dall’ascolto dei fratelli», ha spiegato il Papa.

Molti cardinali presenti, ha ricordato Leone XIV, provengono da «terre segnate dalla guerra, dalla violenza, dalla polarizzazione sociale o religiosa». Ma nessuno può sentirsi lontano dalle ferite del tempo presente: «Nessuno di noi è estraneo alle molte forme di conflitto, di sopraffazione e di frattura che attraversano oggi le nostre società».

Il discernimento della Chiesa, ha aggiunto, deve partire dalla capacità di leggere questi fenomeni alla luce del Vangelo e della missione ricevuta.

Pace, bene comune e la sfida della “civiltà dell’amore”

Tra i temi centrali del Concistoro ci sarà anche la pace. Leone XIV ha richiamato con forza il rifiuto della guerra e della logica della contrapposizione: «La guerra non è mai degna dell’uomo, e non è mai benedetta da Dio perché il Creatore ci ha dotati di intelligenza e volontà per risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi ipertecnologiche», ha affermato il Pontefice, ricordando che l’intelligenza e la volontà donate all’uomo devono essere strumenti per risolvere i conflitti e non per alimentare distruzione.

Il Papa ha invitato a riscoprire la prospettiva della «civiltà dell’amore», indicando una strada alternativa alle contrapposizioni ideologiche e alla ricerca del potere. «L’unità della famiglia umana precede i singoli popoli e Stati», ha sottolineato, auspicando un ordine sociale nel quale giustizia e carità possano intrecciarsi.

L’enciclica Magnifica Humanitas e la costruzione del bene comune

Una delle sessioni del Concistoro sarà dedicata all’enciclica Magnifica Humanitas, con particolare attenzione al contributo che la Chiesa può offrire alla costruzione del bene comune. «Un’enciclica continua il suo cammino quando viene accolta, interpretata e incarnata nella vita concreta delle Chiese», ha detto Leone XIV, chiedendo ai cardinali di condividere come il documento stia risuonando nelle loro comunità.

In un tempo nel quale «cresce la tentazione della frammentazione e prevalgono facilmente interessi particolari», il bene comune «non nasce spontaneamente», ma richiede responsabilità condivise.

Per questo, ha spiegato il Papa, sono necessarie trasparenza, valutazione e corresponsabilità nel modo in cui vengono prese le decisioni e vengono esercitate le responsabilità.

«La sinodalità non è una procedura, ma un atteggiamento»

L’ultima parte dei lavori sarà dedicata all’attuazione del cammino sinodale. Leone XIV ha ribadito che la sinodalità non può essere ridotta a un metodo organizzativo, ma rappresenta uno stile ecclesiale: «La sinodalità non è anzitutto un insieme di procedure; come ho avuto modo di dire più volte, la sinodalità è un atteggiamento, un’apertura, una disponibilità a comprendere».

Il Papa ha quindi respinto l’idea che la sinodalità possa rappresentare una diminuzione dell’autorità: «In realtà essa ci aiuta a comprendere più profondamente il significato dell’autorità stessa, che esiste per custodire la comunione, favorire la partecipazione di tutti e orientare il cammino comune della Chiesa».

Un Concistoro con una prospettiva missionaria

Leone XIV ha infine chiarito che l’obiettivo dell’incontro non è soltanto riflettere sulla vita interna della Chiesa, ma rispondere alla domanda fondamentale della missione: «Tutti i temi che affronteremo – lo sguardo sul mondo, la pace, il bene comune, la sinodalità – convergono in un’unica domanda: come possiamo aiutare oggi le nostre Chiese ad annunciare il Vangelo con maggiore fedeltà, libertà e credibilità?».

La missione, ha concluso il Pontefice, non è uno dei tanti compiti della Chiesa, ma «la sua ragione di esistere». Per questo ha invitato i cardinali a vivere il Concistoro come un vero esercizio di comunione: «Anche noi impariamo la sinodalità praticandola, impariamo insieme a crescere nella comunione».