«Guai a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri interessi militari, economici e politici, trascinando ciò che è sacro nell'oscurità e nella sporcizia». Arrivano durissime le parole di papa Leone nel suo discorso a Bamenda, nel nord-ovest del Camerun, epicentro di un'insurrezione separatista che dura da quasi un decennio. Un incontro per la pace con la comunità anglofona del Paese che ha subito, secondo le stime Onu, la morte di almeno seimila persone. A loro il Pontefice ha ricordato che «i signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire. Fingono di non vedere che occorrono miliardi di dollari per uccidere e devastare, ma non si trovano le risorse necessarie a guarire, a educare, a risollevare. Chi rapina la vostra terra delle sue risorse, in genere investe in armi buona parte dei profitti, in una spirale di destabilizzazione e di morte senza fine». Questo, per Leone, «è un mondo a rovescio, uno stravolgimento della creazione di Dio che ogni coscienza onesta deve denunciare e ripudiare, scegliendo quell'inversione a U - la conversione - che conduce nella direzione opposta, sulla strada sostenibile e ricca della fraternità umana. Il mondo è distrutto da pochi dominatori ed è tenuto in piedi da una miriade di fratelli e sorelle solidali! Sono la discendenza di Abramo, incalcolabile come le stelle del cielo e i granelli di sabbia sulla spiaggia del mare». Ripete ancora, come già aveva fatto nel viaggio verso l’Algeria: «Beati gli operatori di pace!».

E loda le iniziative congiunte tra cristiani e musulmani per arrivare alla pace. Saluta le persone arrivate a piedi per ascoltarlo e sottolinea che sono «belli anche se impolverati da questa terra insanguinata, ma feconda, da questa terra oltraggiata, ma ricca di vegetazione e generosa di frutti. Sono i piedi che vi hanno portato fin qui e che, pur incontrando prove e ostacoli, vi hanno mantenuto sulle strade del bene». Ringrazia i presenti perché «è vero! Sono qui per annunciare la pace, ma subito trovo che voi la annunciate a me e al mondo intero. Infatti, come poco fa ha ricordato uno di voi, la crisi che ha sconvolto queste regioni del Camerun ha avvicinato più che mai le comunità cristiane e musulmane, tanto che i vostri leader religiosi si sono uniti e hanno fondato un Movimento per la Pace, attraverso il quale cercano di mediare tra le parti avverse».

Un esempio che anche altri dovrebbero seguire. E, dopo aver lodato il lavoro di quanti, in particolare le suore, si preoccupano di curare le persone traumatizzate dalla guerra e dalle violenze, riprende le parole dell’imam che aveva spiegato, durante il saluto, che, grazie a Dio, la crisi non è «degenerata in una guerra religiosa». Da questa unità si può ripartire andando avanti «senza stancarci, con coraggio, e soprattutto insieme, sempre insieme!».