La basilica di San Pietro piena per la festa della presentazione di Gesù al Tempio, data in cui si celebra anche la XXX Giornata della vita consacrata. Papa Leone, nell’omelia spiega l’incontro con Simeone e Anna che riconoscono, nel Bambino, il Messia atteso da Israele. SI tratta di un incontro, dice il Pontefice«tra due movimenti d’amore: quello di Dio che viene a salvare l’uomo e quello dell’uomo che attende con fede vigile la sua venuta».

Infatti «da parte di Dio, l’essere Gesù presentato come figlio di una famiglia di poveri nel grande scenario gerosolimitano, ci mostra come Egli si offra a noi nel pieno rispetto della nostra libertà e nella piena condivisione della nostra povertà. Nel suo agire non c’è infatti nulla di costringente, ma solo la potenza disarmante della sua disarmata gratuità». Dall’altra parte, due anziani, Simeone e Anna, dicono l’attesa del popolo d’Israele, «che si snoda dal giardino dell’Eden ai cortili del Tempio; una storia segnata da luci e ombre, cadute e riprese, ma sempre percorsa da un unico vitale desiderio: ristabilire la piena comunione della creatura con il suo Creatore. Così, a pochi passi dal “Santo dei Santi”, la Fonte della luce si offre come lampada al mondo e l’Infinito si dona al finito, in un modo così umile da passare quasi inosservato».

A nun looks up on the day of a Mass celebrated by Pope Leo XIV marking the Catholic feast of the Presentation of Jesus in St. Peter's Basilica at the Vatican, February 2, 2026. REUTERS/Vincenzo Livieri
A nun looks up on the day of a Mass celebrated by Pope Leo XIV marking the Catholic feast of the Presentation of Jesus in St. Peter's Basilica at the Vatican, February 2, 2026. REUTERS/Vincenzo Livieri
Religiose partecipano alla Messa per XXX Giornata della Vita consacrata (REUTERS)

La XXX Giornata della Vita Consacrata si celebra proprio «nell’orizzonte di questa scena, riconoscendo in essa un’icona della missione dei religiosi e delle religiose nella Chiesa e nel mondo». Cita Papa Francesco e la sua lettera ai consacrati del 2014 , nella quale esortava: «“Svegliate il mondo”, perché la nota che caratterizza la vita consacrata è la profezia». E Leone aggiunge: «La Chiesa vi chiede di essere profeti: messaggeri e messaggere che annunciano la presenza del Signore e ne preparano la via». Invita a essere docili alla Parola di Dio, chiamati al sacrificio dell’esistenza, «radicati nella preghiera e pronti a consumarvi nella carità».

I modelli che i fondatori e le fondatrici hanno lasciato spiegano come vivere questo mandato. «In continua tensione fra terra e Cielo, essi con fede e coraggio si sono lasciati trasportare, partendo dalla Mensa Eucaristica, chi al silenzio dei chiostri, chi alle sfide dell’apostolato, chi all’insegnamento nelle scuole, chi alla miseria delle strade, chi alle fatiche della missione».

Si sono lanciati, «con la forza della grazia» anche in imprese rischiose, «facendosi presenza orante in ambienti ostili e indifferenti, mano generosa e spalla amica in contesti di degrado e di abbandono, testimonianza di pace e di riconciliazione in mezzo a scenari di guerra e di odio, pronti anche a subire le conseguenze di un agire controcorrente che li ha resi in Cristo “segno di contraddizione”, a volte fino al martirio».

Devozione e fede

Candelora, dai riti pagani a Cristo luce del mondo

Candelora, dai riti pagani a Cristo luce del mondo
Candelora, dai riti pagani a Cristo luce del mondo

Il Pontefice chiede di prendere il testimone da quanti ci hanno preceduti continuando a testimoniare, «con la professione dei consigli evangelici e con i molteplici servizi di carità che offrite» che Dio è presente nella storia, che è salvezza per tutti, anche «in una società dove fede e vita sembrano sempre più allontanarsi l’una dall’altra, in nome di una concezione falsa e riduttiva della persona».

Testimoniare che «il giovane, l’anziano, il povero, il malato, il carcerato, hanno prima di tutto il loro posto sacro sul suo Altare e nel suo Cuore, e che al tempo stesso ciascuno di loro è un santuario inviolabile della sua presenza, davanti al quale piegare le ginocchia per incontrarlo, adorarlo e glorificarlo».

Parla dei numerosi «“presìdi di Vangelo” che molte vostre comunità mantengono nei contesti più vari e impegnativi, anche in mezzo ai conflitti. Non se ne vanno; non scappano; rimangono, spoglie di tutto, per essere richiamo, più eloquente di mille parole, alla sacralità inviolabile della vita nella sua più nuda essenzialità, facendosi eco, con la loro presenza – anche là dove tuonano le armi e dove sembrano prevalere la prepotenza, l’interesse e la violenza – delle parole di Gesù: “Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché [...] i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre”».

Il Papa durante l'omelia
Il Papa durante l'omelia

Il Papa durante l'omelia

(REUTERS)

Fermandosi sulla preghiera del vecchio Simeone e sullo sguardo di Anna sottolinea quel «distacco sereno da tutto ciò che passa» con il quale la vita religiosa «insegna l’inseparabilità tra la cura più autentica per le realtà terrene e la speranza amorosa in quelle eterne, scelte già in questa vita come fine ultimo ed esclusivo, capace di illuminare tutto il resto. Simeone ha visto in Gesù la salvezza ed è libero davanti alla vita e alla morte. Uomo “giusto e pio”, assieme ad Anna, che “non si allontanava mai dal Tempio”, tiene fisso lo sguardo sui beni futuri».

Ce lo ricorda anche il Concilio quando dice che «la Chiesa [...] non avrà il suo compimento se non nella gloria celeste, quando verrà il tempo in cui [...] col genere umano anche tutto l’universo [...] troverà nel Cristo la sua definitiva perfezione».

Una profezia che è affidata ai consacrati e alle consacrate, persone impegnate, più di altri, «a seguirlo più da vicino, partecipando al suo “annientamento” per vivere nel suo Spirito», mostrando così al mondo, «nella libertà di chi ama e perdona senza misura, la via per superare i conflitti e seminare fraternità». Essendo così «fermento di pace e segno di speranza».