«Non c'è ostacolo più grande alla presenza dello Spirito in noi che la collera». Monsignor Erik Varden, cistercense trappista e prelato di Trondheim, in Norvegia, ha aperto, il 22 febbraio nella cappella Paolina, gli esercizi spirituali della curia romana che si concluderanno il 27 febbraio. Lo ha fatto ricordando le parole di san Giovanni Climaco. Parole che, dice il monaco, servono per «articolare la radicalità della pace cristiana, il suo radicamento nel giusto, coraggioso dono di sé».

«La pace cristiana non è una promessa di vita facile; è la condizione per una società trasformata», ha chiarito monsignor Varden. E ha spiegato che «la Chiesa “instilla” la pace nel nostro programma quaresimale». Si tratta di una pace «che il mondo non può dare», ma che «testimonia la presenza costante di Gesù in noi».

La Quaresima, ha aggiunto, ci porta poi a confrontarci con l’essenziale: «Ci porta in uno spazio materiale e simbolico liberato dal superfluo. Le cose che ci distraggono, anche quelle buone, vengono messe temporaneamente da parte». Ed è anche il momento di affrontare una «autentica lotta spirituale» che ci porta a «combattere i vizi e le passioni nocive». Il linguaggio della Chiesa, allora diventa « ‘Sì, sì’, ‘No, no’, non ‘ora questo’, ‘ora quello’». All’inizio di questa lotta quaresimale ci dona anche «una melodia che porta pace, come colonna sonora per questo tempo», Si tratta del «“tractus”, il canto solenne, che da oltre mille anni la liturgia romana della Prima Domenica di Quaresima usa prima del Vangelo della tentazione di Cristo nel deserto». Un canto che riporta quasi integralmente il Salmo 90, il “Qui habitas”, che non è una «reliquia di un'estetica obsoleta. Il tractus comunica un messaggio vitale» ha sottolineato monsignor Varden. Il cistercense ha poi invitato a scoprire i diciassette sermoni sullo stesso salmo che san Bernardo predicò ai suoi monaci nel 1139. Sermoni che sono «una guida per un discepolato pieno d'amore e lucido nel cammino quaresimale».

«L’insegnamento di Bernardo sulla conversione», ha ricordato monsignor Varden, «nasce da una cultura biblica senza pari e da nozioni teologiche ben ponderate. Nasce anche, e con il passare del tempo sempre più, dalla lotta personale, nell’imparare a non dare per scontato che la sua strada sia sempre quella giusta, istruito dall’esperienza, dalle ferite e dalle provocazioni a mettere in discussione la sua presunzione e a meravigliarsi davanti alla giustizia misericordiosa di Dio».

Ogni giorno sono previste due meditazioni per i cardinali residenti e i capi dicastero riuniti nella cappella alla presenza di papa Leone.