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Un appello a non ridurre l’essere umano a «un tornaconto, un consumo o un dato statistico» e a riscoprire il valore della «vita interiore» come antidoto alla crisi della salute mentale tra i giovani. Papa Leone si rivolge ai partecipanti al Convegno su «Educazione, salute mentale e tecnologie digitali», promosso dall’Organizzazione degli Stati Iberoamericani, dalla Pontificia Commissione per l’America Latina e dal Dicastero per la Cultura e l’Educazione. Il Pontefice paragona l’educazione all’arte della tessitura artigianale: «Nessun filo basta da solo a creare il disegno. Solo l’intreccio paziente genera bellezza e resistenza». Oggi, ha aggiunto, l’educazione non può essere «costruzione di individualismi isolati» né «semplice trasmissione di competenze», ma deve riscoprirsi come «arte di tessere comunione».
Leone denuncia il paradosso del nostro tempo: molti ragazzi possiedono strumenti tecnologici sempre più sofisticati, ma faticano a trovare un senso per vivere, sperare, amare e persino soffrire. «Dietro a tante difficoltà, solitudini e fragilità psicologiche si nasconde spesso una domanda silenziosa: “La mia vita ha un senso? Esiste una speranza affidabile per il futuro?”».
Richiamando la sua Lettera apostolica Disegnare nuove mappe di speranza, scritta in occasione del 60esimo anniversario della dichiarazione Conciliare Gravissimum Educationis, il Papa ha ribadito che «Siamo un desiderio, non un algoritmo». Quando la persona viene ridotta a prestazione, consumo o dato statistico, ha spiegato, «sorge inevitabilmente una profonda sofferenza interiore». I giovani di oggi vivono spesso «sotto la pressione delle aspettative e delle prestazioni», immersi in una competitività che genera ansia, paura di non essere all’altezza e disorientamento.
Per questo il Pontefice ha aggiunto, tra gli obiettivi del Patto Educativo Globale, anche quello di coltivare la vita interiore. Non basta connettere i giovani alle reti digitali se poi rimangono «disconnessi da se stessi, dagli altri e dal proprio io interiore». Aiutare le nuove generazioni a riscoprire il silenzio, la riflessione, la capacità di porsi domande è la vera sfida.
E, spiegando che «non possiamo affrontare la questione della salute mentale esclusivamente da un punto di vista clinico o tecnico», ma aiutando le persone «a superare tante fragilità interiori all'interno di un orizzonte di significato», ha sottolineato che «quando questo orizzonte si oscura, aumentano il vuoto interiore, l'isolamento e la disperazione. Quando, al contrario, una persona scopre che la propria vita ha valore, che è amata, attesa e chiamata a uno scopo nel mondo, allora nasce la speranza. E la speranza non è un'ingenua illusione: è una forza spirituale che sostiene la vita, anche nei momenti più difficili».
Per questo bisogna accompagnare i giovani «alla scoperta non solo di come vivere, ma anche del perché vivere». Una missione educativa nella quale «istituzioni pubbliche, scuole, università, famiglie, comunità religiose, il mondo della cultura e il mondo della comunicazione sono tutti chiamati a collaborare. Nessuno può affrontare da solo sfide così profonde e complesse». E ha concluso con un’immagine biblica: «Per ascoltare l’anima, è necessario acuire l’orecchio, perché la sua voce non è un grido, ma un sussurro». Solo così, ha detto, si potrà costruire un mondo più giusto e fraterno, ispirati da Maria, «modello di educatrice».




