PHOTO
“Maestri credibili”. Così papa Leone ha esortato a essere i professori di religione che ha ricevuto in Udienza il 25 aprile scorso per il 3°Meeting Nazionale degli Insegnanti di Religione Cattolica, dal tema: “Il cuore parla al cuore”, promosso dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI).
Ringraziandoli per il prezioso servizio che svolgono nella scuola, “il vostro lavoro è impegnativo, spesso silenzioso e non appariscente, e nondimeno molto importante per la crescita di tanti bambini, ragazzi e giovani” ha ricordato quanto la dimensione religiosa sia “«un elemento costitutivo dell’esperienza umana e non può essere marginalizzato nel processo formativo delle nuove generazioni» (CEI, Nota past. L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo, 11 dicembre 2025)”.
Sant’Agostino, infatti, scriveva: «L’uomo, una particella del tuo creato, vuole lodarti [, o Dio]. Sei tu che lo stimoli a dilettarsi delle tue lodi, perché ci hai fatti per te, e il nostro cuore non ha posa finché non riposa in te […]. Che io ti cerchi, Signore, invocandoti, e t’invochi credendoti» (Confessiones, 1.1). “Lui” ha sottolineato Prevost “parlava di una ricerca interiore alla quale da sempre sono legate, nell’essere umano, le grandi domande del vivere, il rapporto con Dio, con il creato e con gli altri, per cui la sete di infinito, insita in ciascuna persona, può diventare energia per promuovere pace, per rinnovare la società e per colmarne le contraddizioni”.
Ecco perché “In tale contesto il vostro servizio, espressione della cura della Chiesa per le nuove generazioni, è come un trampolino di lancio da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore, e in questo costituisce un elemento indispensabile di quell’alleanza educativa di cui oggi c’è tanto bisogno”.
Non solo. “L’insegnamento della religione cattolica è una disciplina di grande valenza culturale, utile alla comprensione delle dinamiche storiche e sociali, nonché delle espressioni del pensiero, dell’ingegno e delle arti che hanno dato forma e continuano a plasmare il volto dell’Italia, dell’Europa e di tanti Paesi del mondo. Tutto ciò entra nelle vostre lezioni, alla luce dell’insegnamento sempre attuale della Chiesa, in dialogo con gli altri campi del sapere e della ricerca religiosa, e soprattutto nello studio delle pagine inesauribili della Bibbia, da cui conosciamo Cristo, Figlio di Dio fatto uomo, rivelazione del volto del Padre e modello perfetto di umanità. Così voi rendete accessibile alle nuove generazioni, nel pieno rispetto della libertà di ciascuno, ciò che altrimenti potrebbe restare incomprensibile e vago, mostrando come la vera laicità non escluda il fatto religioso, ma anzi ne sappia fare tesoro quale risorsa educativa. Questo è, del resto, parte di un atteggiamento più ampio, imprescindibile per ogni dialogo, nella scuola come nella società: conoscere e amare ciò che si è, per saper incontrare l’altro con rispetto e apertura”.
Alla luce, poi, del titolo scelto per il terzo Incontro nazionale Il cuore parla al cuore (Cor ad cor loquitur), Leone ha sottolineato come “Queste parole contengono la proposta di un cammino in cui la verità è la meta e la relazione personale la via per raggiungerla. Esse vi impegnano, attraverso l’insegnamento, ad aiutare i ragazzi a riconoscere una voce che in realtà già risuona in loro, a non seppellirla, né a confonderla con i rumori che li circondano. In un’epoca in cui viviamo costantemente assediati da stimoli di ogni genere, ridurre al silenzio quella voce è facilissimo. Perciò, educare a sentirla o a ritrovarla è uno dei doni più grandi che si possano fare alle nuove generazioni. L’uomo non può vivere senza verità e significati autentici, e i giovani, anche se a volte sembrano apatici, o insensibili, dietro una facciata di apparente indifferenza, in realtà spesso nascondono l’inquietudine e la sofferenza di chi “sente troppo” e in modo troppo intenso, senza riuscire a dare un nome a ciò che sperimenta”.
Fare scuola, perciò, “significa formare le persone all’ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico, secondo dinamiche in cui fede e ragione non si ignorano, né tanto meno si oppongono, ma sono compagne di viaggio nella ricerca umile e sincera della verità. Per questo, educare richiede la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, nel rispetto dei tempi di crescita della persona. E soprattutto – Newman insegna – richiede amore”.
E ha concluso: “Carissimi, la verità passa attraverso le persone, e per i vostri studenti tali persone siete anche voi, chiamati a farvi maestri credibili perché innamorati di Dio e di loro, a trasmettere valori, senza protagonismi né moralismi, a offrire sguardi che risollevano e ad essere testimoni di quella coerenza umile e vicina che rende cari e desiderabili anche i contenuti più impegnativi. I vostri alunni non hanno bisogno di risposte preconfezionate, ma di vicinanza e onestà da parte di adulti che li affianchino con autorevolezza e responsabilità, mentre affrontano le grandi domande della vita. Essi ricorderanno gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico, di chi li ha presi sul serio, di chi non ha avuto paura di condividere con loro un tratto di strada, mostrandosi a sua volta uomo e donna che cerca, pensa, vive e crede. Tutto ciò, naturalmente, senza nulla togliere alla necessità di una solida competenza, animata da passione per lo studio, rigore culturale e preparazione didattica, perché l’insegnamento della religione cattolica richiede anche aggiornamento, progettualità, ricorso a linguaggi adeguati.
La scuola oggi – in Italia, ma non solo – ha davanti a sé sfide drammatiche e al contempo esaltanti. Per questo la Chiesa, che cammina con voi, vi invia ad essa come «servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza» (Lett. ap. Disegnare nuove mappe di speranza, 11.3)”.




