«Non siamo un team di esperti, ma una comunità di fede». Papa Leone ricorda ai cardinali che ha convocato a Roma per il suo primo Concistoro straordinario, che «noi non siamo qui a promuovere “agende”- personali o di gruppo -, ma ad affidare i nostri progetti e le nostre ispirazioni al vaglio di un discernimento che ci supera “quanto il cielo sovrasta la terra” e che può venire solo dal Signore». Sveglia presto per i 170 porporati che sono a Roma per partecipare ai lavori. All’altare della cattedra la messa comincia alle 7.30. Nell’omelia il Pontefice sottolinea che questo è un «momento di grazia in cui si esprime il nostro essere uniti al servizio della Chiesa». E legge «la parola Concistoro, Consistorium, ''assemblea''» alla luce «della radice del verbo consistere, cioè ''fermarsi''. E in effetti tutti noi ci siamo ''fermati'' per essere qui: abbiamo sospeso per un certo tempo le nostre attività e rinunciato a impegni anche importanti, per ritrovarci insieme a discernere ciò che il Signore ci chiede per il bene del suo Popolo». Un gesto questo, già in sé «molto significativo, profetico, particolarmente nel contesto della società frenetica in cui viviamo. Ricorda infatti l'importanza, in ogni percorso di vita, di sostare, per pregare, ascoltare, riflettere e così tornare a focalizzare sempre meglio lo sguardo sulla meta, indirizzando ad essa ogni sforzo e risorsa, per non rischiare di correre alla cieca o di battere l'aria invano, come ammonisce l'apostolo Paolo».

Nel pomeriggio del 7, all’inizio dei lavori che continuano fino alla sera dell’8 gennaio, Leone ha spiegato di voler innanzitutto ascoltare. «Questa nostra giornata e mezza insieme sarà una prefigurazione del nostro cammino futuro. Non dobbiamo arrivare a un testo, ma portare avanti una conversazione che mi aiuti nel mio servizio per la missione della Chiesa tutta». Il Pontefice ha poi chiesto ai cardinali di scegliere i temi da trattare tra quattro proposti. Dopo brevi interventi di tre minuti ciascuno i porporati, divisi in 20 gruppi, hanno deciso di approfondire quelli della sinodalità e della missione (gli altri due erano liturgia e curia). Temi che, come ha suggerito lo stesso Pontefice, saranno trattati con una domanda guida: «Guardando al cammino dei prossimi uno o due anni, quali attenzioni e priorità potrebbero orientare l'azione del Santo Padre e della Curia sulla questione? Ascoltare la mente, il cuore e lo spirito di ciascuno; ascoltarsi l'un l'altro; esprimere solo il punto principale e in modo molto breve, così che tutti possano parlare: questo sarà il nostro modo di procedere». Unità, innanzitutto, e brevità. «I saggi antichi romani dicevano: “Non multa sed multum!”», ha sottolineato «E in futuro, questo stile di ascolto reciproco, cercando la guida dello Spirito Santo e camminando insieme, continuerà ad essere di grande aiuto per il ministero petrino che mi è stato affidato. Anche dal modo con cui impariamo a lavorare insieme, con fraternità e sincera amicizia, può iniziare qualcosa di nuovo, che mette in gioco presente e futuro».

Un Concistoro convocato in un momento difficile per il mondo intero. Lo ha ricordato anche il cardinale Timothy Radcliffe chiamo a tenere la prima meditazione di inizio assemblea. «Viviamo in tempi di tempeste terribili, segnati da una violenza crescente, dal crimine armato fino alla guerra», ha sottolineato. «Il divario tra ricchi e poveri si amplia sempre di più. L'ordine globale nato dopo l'ultima guerra mondiale si sta sgretolando. Non sappiamo ancora quali esiti produrrà l'Intelligenza Artificiale. Se non siamo già inquieti, dovremmo esserlo». E ancora: «La Chiesa stessa è scossa dalle proprie tempeste: abusi sessuali e divisioni ideologiche. Il Signore ci chiama a navigare in queste tempeste e ad affrontarle con verità e coraggio, senza restare timidamente ad attendere sulla riva. Se lo faremo in questo Concistoro, lo vedremo venire incontro a noi. Se invece rimarremo nascosti sulla riva, non lo incontreremo. Nel Concistoro, alcuni di noi saranno custodi della memoria, valorizzando e custodendo la tradizione. Altri sapranno gioire più intensamente della sorprendente novità di Dio. Memoria e novità, tuttavia, sono inseparabili nel dinamismo della vita cristiana. Le nostre discussioni prenderanno vita se sapremo essere insieme radicati nella memoria delle grandi opere compiute dal Signore ed aperti alla sua perenne e sempre nuova freschezza. Non c'è alcuna competizione tra le due».

E sull’unità nella diversità ha insistito anche papa Leone. «Dobbiamo essere uniti, la divisione disperde», ha detto invocando l’aiuto dei cardinali: «Ne ho bisogno». E poi, nell’omelia dell’8 gennaio ha aggiunto che occorre «lavorare insieme, nessuno cerchi i propri interessi». E anche se «non sempre riusciremo a trovare soluzioni immediate ai problemi che dobbiamo affrontare», «sempre, però, in ogni luogo e circostanza, potremo aiutarci reciprocamente - e in particolare aiutare il Papa - a trovare i ''cinque pani e due pesci'' che la Provvidenza non fa mai mancare là dove i suoi figli chiedono aiuto; e ad accoglierli, consegnarli, riceverli e distribuirli, arricchiti della benedizione di Dio e della fede e dell'amore di tutti, così che a nessuno manchi il necessario».