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Cari amici lettori, un po’ a sorpresa il 29 dicembre scorso l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana Treccani ha nominato personaggio dell’anno papa Leone XIV. Una sorpresa perché il personaggio scelto per l’anno 2024, Sophia Loren, era di tutt’altro “ambiente”, mentre per il 2023 la scelta era caduta sul presidente Sergio Mattarella.
Fa certamente piacere che sia stato scelto un Papa, personalità come poche altre che rimanda a un preciso mondo religioso, quello cattolico, che per quanto grande non è di tutti. Ma evidentemente oggi il Papa è una delle poche voci autorevoli che propone una parola “alta” e controcorrente che trova ascolto anche un po’ fuori dai recinti ecclesiali.
Segno anche che un mondo spesso derubato della speranza e smarrito di fronte al groviglio di una storia spesso indecifrabile guarda e attende parole che diano un orizzonte alla speranza. Papa Leone è stato inserito nel Libro dell’anno Treccani 2025 perché, ha dichiarato il direttore Marcello Sorgi, «in anno difficile» e «un presente molto complesso», «abbiamo individuato proprio nella Chiesa di papa Leone XIV un nuovo importante protagonista della scena internazionale, da cui la scelta di nominarlo Personaggio dell’anno».
In un contesto geopolitico segnato dal ritorno del presidente americano Trump, da guerre a noi vicine e lontane, dal predominio degli autocrati e dal sogno di potenze che vogliono tornare a essere nuovamente “grandi”, il Pontefice appare come un riferimento per i molti modi in cui ha declinato e declina la parola “pace”: in un senso teologico e spirituale anzitutto, ma anche come pace sociale (ai sindaci dell’ANCI), come pace nei rapporti interpersonali, pace fra i popoli, come atteggiamento che richiede la responsabilità di ciascuno.
È impossibile farlo qui in poco spazio, ma è davvero interessante andare a vedere come la parola “pace” ricorra spesso in bocca a Leone, ogni volta con sottolineature nuove. Un vero magistero della pace, che oggi suona molto controcorrente, e che parla a tutti.
Altro tratto che la Treccani mostra di apprezzare di papa Leone è l’«aver improntato il pontificato a valori fondamentali dell’esperienza cristiana, come sobrietà, misura e ascolto, espressione ideale di una Chiesa povera per i poveri». In un ambiente culturale dell’ego ipertrofico, evidentemente queste caratteristiche colpiscono e fanno breccia.
Il Libro dell’anno Treccani 2025, poi, apprezza il Pontefice statunitense, «parsimonioso di presenza e di parole», perché «ha scelto di sfumare la propria figura, ridurne la rumorosità, bilanciare posizioni e udienze, sottraendosi con pazienza ai tentativi di collocarlo a destra o a sinistra, tanto sul piano politico quanto su quello teologico».
Insomma, in un mondo dove emerge chi “fa la voce grossa”, viene apprezzato chi sa mettere da parte se stesso per far apparire Qualcun Altro. Le parole di papa Leone – il primo Pontefice di epoca moderna con esperienza missionaria – risuonano vere perché radicate nel profondo, così come risulta convincente il suo stile, così poco “allineato” a tempi di oggi.
Anche così si può essere oggi, in modo inatteso, «segno di contraddizione» (Luca 2,34).
In collaborazione con Credere
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