Cari amici lettori, ieri 10 giugno papa Leone XIV ha inaugurato, nel suo viaggio in Spagna, la Torre di Gesù Cristo e celebrato la Messa alla Sagrada Familia di Barcellona, proprio nel giorno in cui moriva, cento anni prima, colui che l’ha ideata e costruita, Antoni Gaudí (1852-1926). Un edificio simbolo di Barcellona e, in generale, dell’architettura religiosa moderna. Ma anche il suo autore, «l’architetto di Dio» proclamato venerabile il 14 aprile 2025 da papa Francesco, è una figura che merita di essere conosciuta. Ne ripercorre la vita un volume uscito di recente per San Paolo, Antoni Gaudí. Vita e opera, di Armand Puig i Tàrrech.

Colpiscono alcuni aspetti della biografia dell’architetto, che pure esteriormente è piuttosto “povera” di eventi. Per un autore in cui la dimensione artistica e quella religiosa sono profondamente compenetrate, dopo la “svolta” spirituale del 1894, furono importanti l’amicizia e la sintonia con diversi uomini di Chiesa illuminati e colti, tra cui alcuni vescovi. Trovare la via della fede, in effetti, passa spesso attraverso l’incontro con figure significative. Da essi assorbì una profonda conoscenza e un amore sincero per la liturgia, che frequentava con fervore. Proprio pochi giorni fa, nell’udienza generale del 3 giugno, papa Leone ha parlato dei segni e dei simboli della liturgia: sensibilità che oggi è carente, ma di cui è ricchissima l’arte di Gaudí. Importante fu per l’artista anche un Catechismo in catalano, opera di un vescovo, da cui apprese quel mistero cristiano in cui credette profondamente e che innerva ogni pietra della Sagrada Familia. Chiara Curti, una esperta della Sagrada Familia, ha detto che vi si entra turisti e se ne esce pellegrini.

Il rapporto con Dio divenne per Gaudí un affare talmente profondo da avvolgere la sua intera vita (visse una sobrietà estrema, fino alla povertà degli ultimi anni), e una ragione di vita professionale: gli ultimi anni di lavoro furono completamente dedicati al progetto della Sagrada Familia, di cui sapeva di non poter vedere il compimento tanto era grandioso. Gaudí, che col tempo vive sempre più immerso in Dio, «vede ciò che è e ciò che non è; coglie, con la sua visione, l’immensità, la totalità» e la chiesa che costruisce «è il frutto di una visione che culmina nella visione di Dio» (Puig i Tarrech).

Però l’artista catalano non era un uomo fuori dal suo tempo. Sensibile alle questioni sociali (è il tempo della enciclica Rerum Novarum di Leone XIII), alla giustizia per gli operai (ma lontano da visioni rivoluzionarie), vive concretamente l’umiltà: è consapevole delle sue doti, ma sa valorizzare il contributo degli operai che lavorano con lui. Un suo biografo ha scritto che «l’ultimo degli operai si sente fratello del maestro». Si interessa della loro situazione economica, delle loro famiglie. Vive la santità nella concretezza della professione, nei rapporti quotidiani, nel nascondimento di un lavoro metodico.

Un intreccio di arte, bellezza, mistero cristiano creduto e vissuto, passione per l’umano e per la materia, che ancora oggi affascinano milioni di persone.